Ore 20.45, stadio Meazza: solo gli scaramantici e gli amanti della matematica pensano che la corsa scudetto sia ancora viva prima del derby di Milano che mette di fronte l’Inter prima della classe al Milan, secondo e attardato di dieci punti. Un gap notevole che si è creato nelle ultime settimane per via del percorso praticamente netto dei nerazzurri in contrapposizione al cammino accidentato del Diavolo, frenato dalle cosiddette piccole. Al fischio d’inizio di Daniele Doveri, però, tutto si azzera e la classifica non conta, anche perché Cristian Chivu arriva all’appuntamento dell’anno senza la ThuLa e con Hakan Calhanoglu e Denzel Dumfries dalla panchina. Di là, Max Allegri è costretto a rinunciare al suo vice-capitano, Matteo Gabbia, e a Ruben Loftus-Cheek, oltre a dover lanciare dal 1’ Pervis Estupinan per sostituire Davide Bartesaghi, non in perfette condizioni. E’ la stracittadina delle assenze, non solo in campo: nel secondo anello blu, infatti, non viene esposta la classica coreografia a colorare il settore più caldo del tifo rossonero, mentre i dirimpettai nerazzurri celebrano in anticipo di qualche ora il 118esimo anno dalla fondazione del club. La tradizione che si mischia alla strettissima attualità rappresentata dai fischi che scendono copiosi per Alessandro Bastoni, l’uomo più chiacchierato del momento nel calcio italiano. Questa non è una simulazione: Milan e Inter fanno sul serio, Rafael Leao prima della partita ha parlato addirittura di 'vita o morte'. Sicuramente, l'approccio del Milan è aggressivo e lo fa vedere dopo neanche 3': Yann Sommer sbaglia la costruzione dal basso favorendo Christian Pulisic, veloce a offrire a Luka Modric il cui tiro scoccato da fuori area soffia di pochissimo a lato. L'Inter prova a prendere in mano il filo del discorso abbassando i cugini, che non si trovano mai scomodi in blocco basso e con qualche pressione ricacciano indietro l'avversario. Ne esce un primo quarto d'ora molto tattico, dove lo spettacolo non domina. Prevedibile, vista la posta in gioco massima. Gli spazi sono pochi, allora Federico Dimarco ci prova da fuori fidandosi troppo del suo mancino vellutato: palla al primo anello. Per scardinare le strutture difensive, le due squadre hanno la stessa idea: mandare avanti i difensori. Può sembrare un paradosso, ma non nel calcio del 2026. Al 33', si apre un una voragine, abbastanza casualmente, nella retroguardia rossonera nella quale si infila Mkhitaryan al quale, dopo aver percorso in linea retta 40 metri senza ostacoli, non riesce il remake del gol dell'euroderby e calcia addosso a Maignan. Gol sbagliato, gol subito. Dall'uomo meno atteso di tutti: Pervis Estupinan. Che sfrutta una combinazione sulla destra tra Leao e Fofana e colpisce dal lato debole superando in slancio un Luis Henrique distratto prima di infilzare Sommer. L'Inter sente il contraccolpo e sbanda: Pulisic, dalla sinistra, punta e fa secco in velocità Bisseck, poi offre all'accorrente Saelemaekers che, anche per via del disturbo di Dimarco, calcia alto. Ci prova anche Tomori, sule ali dell'entusiasmo: tentativo trascurabile. Poi anche Fofana potrebbe fare meglio in area premiando l'inserimento De Winter, ma litiga col pallone e spreca tutto. Nel recupero è ancora il centrocampista francese a graziare l'Inter con due scelte incomprensibili negli ultimi metri. Il primo tempo si chiude con un tiraccio a lato di Barella. Un po' lo specchio dell'Inter dei primi 47'.
SECONDO TEMPO -
Il primo guizzo della ripresa è di Piotr Zielinski che prende la linea di fondo, su suggerimento di Barella, e la mette in mezzo trovando i guanti di Maignan e un corner dal quale l'Inter esce con un pugno di mosche. Al 49', il più classico dei contropiede promosso da Modric e portato in avanti da Pulisic viene cestinato da Leao che schiaccia il pallone col mancino. Poco più in là non fa meglio Fofana che calcia centralissimo tra le mani scivolose di Sommer, che si salva in due tempi. Al 53', su una riconquista palla feroce di Barella su Estupinan, arriva la migliore occasione dell'Inter: cross verso il secondo palo, dove c'è Mkhitaryan che accomoda per il mancino da pochi passi di Dimarco. Che, inspiegabilmente, alza la mira mandando sopra la traversa. Il Milan gioca di rimessa: da un'uscita in pressing sbagliata di Dimarco su Fofana si spalanca l'autostrada per Leao che, tallonato da Bisseck, fa partire un destro rivedibile. Poco prima dell'ora di gioco, Chivu si gioca i primi due cambi: dentro Denzel Dumfries e Petar Sucic per i pari ruolo in campo Luis Henrique e Mkhitaryan. Il momento positivo per l'Inter continua, anche senza mettere chissà quale brivido a Maignan che, al 63', osserva il colpo di testa di Bonny perdersi in fallo di fondo. Il copione ormai è delineato: l'Inter fa la partita, il Milan riparte veloce. Al 64' ci riesce con Rabiot prima che venga abbattuto da Bastoni poco prima di varcare la linea di metà campo in discreta libertà. Inevitabile il giallo al 95 interista che si fa pure male nell'impatto col francese e deve alzare bandiera bianca uscendo dal campo accompagnato dai fischi. Dentro Carlos Augusto con Davide Frattesi che prende il posto di Barella. Dopo le sostituzioni un altro ammonito nelle fila nerazzurre: Dumfries per trattenuta di maglia vistosa ai danni di Pavlovic. Al 73', anche Allegri attinge dalla panchina: Fofana e Leao fanno spazio a Samuele Ricci e Niclas Fullkrug. Il piano tattico non cambia, semmai si rinforza. Chivu, invece, tenta il tutto per tutto, per le risorse a disposizione, inserendo Andy Diouf per Bisseck. Contromossa rossonera: fuori uno sfiancato Pulisic per Christopher Nkunku. Il Milan non arretra neanche di un metro, anche perché più in basso di così... Difende in avanti Modric, andando a fare un fallo da mediano sul connazionale Sucic che gli costa un cartellino giallo. Un'ammonizione che va ad aggiungersi a quella precedente di Adrie Rabiot (salterà la Lazio, era diffidato). Nei minuti di recupero si accende qualche mischia da corner con l'Inter che mette la palla in porta. Ma Doveri ferma tutto con un fischio precedente alla battuta dalla bandierina. Non vale l'1-1, che arriva a gioco fermo. Cala il sipario con la polemica arbitrale sui titoli di coda. A San Siro sono le 22.42 e vige la regola del 7: il Milan si rifà sotto a -7 dall'Inter che manca la vittoria in un derby per la settima volta di fila. Il resto lo diranno le ultime dieci giornate di campionato.
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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