L'Inter è passata dal mettere nel mirino la Lazio a leccarsi le ferite e guardarsi dall'Atalanta per difendere il terzo posto. Una partita assurda, ma non troppo quella contro il Bologna, che ha evidenziato ancora una volta le consuete pecche della squadra nerazzurra.

Nel post-gara si è parlato molto dei singoli. Degli errori sotto porta di Young e Sanchez, del rigore fallito da Lautaro, dell'involuzione dei centrocampisti col passare dei minuti, delle non perfette letture della difesa. Tutto vero. Ma forse non si è parlato abbastanza della gestione tattica di Antonio Conte. Perché il mercato va bene e le assenze pesano, perché il caldo di luglio si fa sentire e perché alla fin fine i 64 punti sono parecchi. Però è anche corretto analizzare gli errori della panchina, senza false ipocrisie e senza luoghi comuni. Tanto per essere chiari: Conte fin qui ha svolto un ottimo lavoro, proseguendo e migliorando il percorso introdotto da Luciano Spalletti. La fase di crescita dei nerazzurri è evidente a 360 gradi e il futuro appare in ogni caso roseo. Questo, però, non può farci chiudere gli occhi dinanzi a quelli che riteniamo essere difetti da correggere.

Se analizziamo i punti pesanti persi in campionato, ci accorgiamo che sono quasi tutti logica conseguenza di prestazioni contro avversari simili a margine di gare simili. Il 2-2 col Parma, l'1-1 col Cagliari, il 3-3 col Sassuolo e, infine, l'1-2 col Bologna. Partite dominate per larga parte, nelle quali si è sperperato troppo davanti la porta nel periodo migliore, per poi subire fatalmente nei momenti di down. A questa lista potremmo aggiungere pure i successi sofferti con Sassuolo (3-4), Verona (2-1), Spal (2-1) e Samp (2-1), quasi sempre a San Siro. Sembra quasi che si legga un solo spartito: o si va a tutta o si va in apnea. E i problemi vengono a galla quando, nel momento di maggior spinta, non si capitalizza al massimo. Contro il Bologna, per esempio, prima dell'1-1, la partita ragionevolmente poteva essere comodamente sul 3-0 o 4-0. Senza esagerazioni. Poi è bastata qualche sortita offensiva dei rossoblu per mandare in crisi tutta l'impalcatura. Non è ammissibile. Manca una lettura adeguata delle fasi diverse dei match, perché da che mondo è mondo c'è un tempo per attaccare e uno per difendersi. E non si può sempre giocare a chi picchia più forte.

Conte, da sempre un allenatore molto oculato, sta mancando in questi dettagli e non solo dal post-lockdown, come si evince dal calendario citato. Possibile che non si possa tarare la squadra in base ai diversi momenti di un match? Possibile che non si possa essere capaci di “soffrire”? Davvero le assenze pesano così tanto? Si può ricordare il derby d'andata quando, verso la mezzora della ripresa, col punteggio di 1-0, Conte inserì Politano passando a una sorta di 5-4-1 e andando a chiudere di rimessa la partita col gol di Lukaku. Perché adesso non è più possibile? E manca anche reattività sui cambi: magari Borja Valero e Vecino non saranno gli elementi perfetti per il gioco che ha in mente l'allenatore salentino, però contro il Bologna era evidente la stanchezza di Gagliardini e Brozovic ben prima dell'88' quando poi sono stati tolti dal terreno di gioco.

Il mercato migliorerà la rosa, la squadra crescerà in autostima e consapevolezza, Suning ha da tempo ben chiaro l'obiettivo di tornare a primeggiare in Italia e in Europa. Però Conte fa benissimo a pretendere il massimo da tutti, soprattutto da sé stesso: anche lui ha le sue colpe.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 07 luglio 2020 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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