L'ultima volta che accadde, parecchi di voi probabilmente nemmeno erano nati: fu nel mondiale tedesco del 1974, dell'Italia di Valcareggi che arrivava dalla splendida performance nella kermesse messicana e che invece si squagliò come neve al sole al cospetto di Polonia e Argentina. Fu l’anno del gol del ‘carneade’ Sanon nella gara contro Haiti, che però gli azzurri riuscirono poi a rimontare vincendo la partita, di Chinaglia che mandò a quel paese il ct, del pari strappato ai sudamericani e della sconfitta che ci condannò definitivamente all’eliminazione.
Ecco, se vogliamo l’Italia andata in scena in queste tre partite del Mondiale sudafricano, per poi uscire da campione del Mondo, è stata addirittura peggiore di quella del ’74. Un’Italia incapace di reagire alle difficoltà, mai in grado di portarsi avanti nel punteggio in nessuno dei tre incontri giocati, andata in crisi al cospetto di nazioni come Nuova Zelanda e Slovacchia delle quali, con tutto il rispetto, una Nazionale campione del mondo avrebbe dovuto fare un solo boccone. E invece, usciamo, andiamo a casa, ultimi nel girone, e vediamo la Slovacchia festeggiare la qualificazione agli ottavi ottenuta proprio ai nostri danni.
Le lacrime a fine gara di Quagliarella, che ha avuto solo 45 minuti di spazio ma che in questo ritaglio di tempo ha salvato il salvabile più di quanto abbiano fatto altri giocatori che hanno avuto più spazio, regalandoci anche un gol dei suoi, bello ma inutile alla fin fine, hanno rappresentato il momento più toccante di una giornata da dimenticare. Ma alla delusione, è inutile negarlo, nello spazio di breve tempo è subentrata la rabbia. Rabbia per un Mondiale che andava onorato in maniera migliore se non altro per quello scudettino sulla maglietta che ci rappresentava come campioni del Mondo; rabbia, soprattutto, per un Mondiale che poteva essere giocato con altri uomini che a questa Italia potevano dare molto, ma molto di più.
Caro Marcello Lippi, è facile dire “Non ci sono fenomeni a casa”; così come è facile dire che le lamentele per gli assenti sono inutili perché ora bisogna concentrarsi su quelli che in Sudafrica sono andati. Ma purtroppo, dire ciò, alla fine del circo, è stato negare l’evidenza: la logica di puntare sul gruppo collaudato, magari operando per alcune scelte definite ‘di riconoscenza’ come quelle di Cannavaro, protagonista di un’annata nera con la Juventus, non ha pagato. E lungi da noi fare discorsi ironici o denigratori magari parlando di ‘ItalJuve’, così come è stata definita da molti detrattori; solo, basta guardare il risultato ottenuto per capire che le scelte dei 23 da portare in Sud Africa potevano essere fatte con maggiore criterio.
E adesso, inevitabilmente, per il dimissionario Marcello Lippi si apre l’ora dei processi: non solo per gli ‘assenti’, ma anche per i presenti che sono stati colpevolmente lasciati nel dimenticatoio. Oltre a dover rispondere delle assenze di Cassano e Balotelli, ma anche di gente che a questa Nazionale poteva senz’altro dare un contributo importante (senza fare ulteriori nomi, per carità), adesso dovrà spiegare perché gente come Quagliarella, Pazzini, soprattutto Bonucci che sembrava in formissima, non sono stati impiegati per dare spazio a elementi che hanno dato pochissimo in proporzione, come Iaquinta, Marchisio e Gilardino.
Si possono usare tanti alibi per giustificare questa magra figura, tranne, però, uno: dire che questa era la migliore Nazionale possibile. No, non è assolutamente vero, perché a guardare il Mondiale in tv c’era gente che invece poteva essere protagonista sul campo. Lippi ha pescato così e ha sbagliato in tutto e per tutto, uscendo di scena anche con una figura ‘alla Domenech’, non avendo salutato il ct avversario Weiss fiondandosi negli spogliatoi.
Alla fine, qualcuno se ne verrà fuori dicendo che è colpa del calcio italiano, della scarsa qualità del football nostrano, magari anche dell’Inter che domina con una formazione fatta per la stragrande maggioranza da stranieri. Bene, a questi ricordiamo solo una cosa: è grazie a quella squadra che tanto denigrate per questo, che alla fine, il calcio italiano ha potuto poco più di un mese fa issare la propria bandiera sul pennone più alto dell’Europa calcistica. Se questa può essere più o meno una consolazione, fate voi: di certo c’è che l’Italia che quest’anno ha vinto all’azzurro ha aggiunto il nero…
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