Lunga chiacchierata della Gazzetta dello Sport con la leggenda Zico, che parla anche di Gabriel Barbosa.

Lei per 20 anni è stato pure allenatore: oggi chi le piace?
"Molto Guardiola e Klopp, ma anche Mourinho, Sarri, Simeone... Ce ne sono tanti forti in Europa. Poi bisogna vedere che giocatori hanno, che qualità".

Pur con l’incognita ripresa, quali club vede favoriti per l’Europa?
"Un mese fa avrei detto il Liverpool... Ma è calato di colpo ed è stato eliminato. E ora l’Atletico di Simeone si candida: quando batti la favorita, e campione in carica, puoi arrivare fino in fondo, acquisti forza e consapevolezza. Poi credo che il City e Guardiola siano i numeri uno".

E le italiane?
"Dico Atalanta, che sta esprimendo un gioco bellissimo, un collettivo molto forte... La vedo anche in finale. Sì, perché batterla in casa a Bergamo (in realtà a Milano, ndr) è difficilissimo e il City se n’è accorto".

Segue sempre la Serie A?
"Certo. Ha avuto un po’ di difficoltà negli ultimi anni a esprimere talenti, specie in attacco, ma è sempre l’Italia. Sta migliorando, ha perso i grandi nomi, finiti in Inghilterra, Spagna e anche in Germania. Così i giovani non imparano, non hanno esempi. Quando c’eravamo noi, io, Platini, Maradona, sono cresciuti Del Piero, Baggio o Totti".

A proposito di Flamengo, è di nuovo campione di Libertadores dopo 38 anni; c’era un certo Zico, capocannoniere, 11 gol.
"E pratica pure un bel calcio, offensivo, Gabigol è in un momento fatato. Il club dal 2012 al 2017 ha sofferto, ma ha saputo creare una bella struttura, oggi ha uno standard da big europea. Così è stato più facile rinforzarsi con gente di esperienza europea come Rafinha, Diego Alves, Filipe Luis, Gerson. Poi il tecnico portoghese Jesus ha dato un’altra filosofia, e con gli “europei” è stato più facile spiegare la sua mentalità. Ha uomini in campo ai posti giusti, la rosa è uno spettacolo, sarà difficile batterlo".

Gabigol non ha funzionato all’Inter: era troppo giovane?
"Sì, prima noi arrivavamo più maturi. Per le punte giocare in Italia è dura. E se un club ti chiama da giovane, ti deve conoscere bene. L’Inter non si è data il tempo di capire Gabriel, che tipo di gioco predilige, come usarlo meglio. D’altronde di Ronaldo il Fenomeno, bomber a 18 anni, ce n’è uno e uno solo!".

Sezione: Rassegna / Data: Dom 05 aprile 2020 alle 10:25 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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