"Era l’estate del 1997, Simoni aveva già firmato per l’Inter, sarebbe diventato il mio allenatore. Io ero in vacanza all’Isola di Cavallo, in Corsica. Un giorno, con la mia fidanzata e gli amici, prendiamo una barca e andiamo al largo. Ad un certo punto incrociamo un’altra barca, c’è uno che si sbraccia e saluta, io guardo, ma c’è il riflesso del sole, faccio ciao e finisce lì. Quello continua, fa cenno di avvicinarsi, a un certo punto un mio amico mi fa: Luca, ma quello a me sembra Gigi Simoni. Così ci avviciniamo, salgo nella sua barca, era lì con la famiglia e alcuni amici, mi ricordo che c’era anche suo figlio, il povero Adriano. Erano in vacanza in Sardegna e proprio quel giorno, pensa te, avevano deciso di fare una gita in barca. Parlammo un’ora, io e lui. Tieni conto che ci conoscevamo solo da avversari. Quando tornai sulla mia barca e ci salutammo pensai: sono fortunato, ad allenarmi sarà un uomo speciale". Inizia così il racconto di Gianluca Pagliuca, intervistato dal Corriere dello Sport all'indomani della scomparsa del suo ex allenatore, con il quale vinse una Coppa Uefa e sfiorò lo scudetto.

Quando l’ha visto l’ultima volta? 
"Più o meno tre anni fa, alla presentazione del suo libro. Non stava benissimo già allora. In questi mesi sono stato in contatto con la moglie, Monica. Le mandavo foto e video, dove salutavo il Mister. Monica mi diceva che non riusciva più a parlare, ma mi riconosceva…". 

La voce si incrina, un sospiro interrompe la nostra comunicazione al telefono.  
"…Sai, è giusto ricordarlo come una persona perbene, perché era esattamente quello. Ma è stato anche un grande allenatore, sapeva di calcio, eccome. All’Inter giocavamo con più moduli, non aveva paura a schierare contemporaneamente Ronaldo, Djorkaeff, Zamorano, Moriero, poi l’anno dopo Recoba, Baggio, Ventola. Era un maestro nel convincerci a dare il massimo". 
 
È vera la frase del «Date la palla a Ronaldo e poi corretegli incontro per abbracciarlo dopo il gol»? 
"Mah, credo di no, io non l’ho mai sentita. A noi disse che Ronaldo era speciale, questo sì. Per lui aveva un occhio di riguardo. Ma lo cazziava, anche. Gli diceva: Ronie, tu a vent’anni puoi permetterti di fare una certa vita e allenarti così, ma a trenta te ne accorgerai". 
 
Pagliuca, parliamo di «quella cosa là». Juventus-Inter, aprile 1998, spareggio scudetto, la spallata di Iuliano a Ronaldo, il rigore negato, i tappi che saltano. Lei e Simoni eravate i più agitati. 
"Eh sì, io ero il capitano, ero fuori di testa. Anche lui, però. Mi vien male solo a pensarci, lo meritava quello scudetto. Anche nei turni precedenti erano successe cose strane a favore della Juve, va beh, lasciamo perdere. Mi ricordo che Simoni era inviperito, povero. Visse quella giornata come un’ingiustizia". 
 
Che momento intenso ricorda tra voi due? 
"È un momento doloroso, di un dolore indicibile. Capitò quando andai al funerale di suo figlio Adriano, che aveva avuto un incidente. Io giocavo nel Bologna, lui allenava il Piacenza. Mi venne incontro, mi abbracciò e cominciammo a piangere. Non avevo il coraggio di guardarlo, quanto dolore...". 

VIDEO - QUANDO MORATTI SCHERZAVA CON SIMONI: "LA FORMAZIONE? SOLO PER UN GIOCATORE..."

Sezione: Rassegna / Data: Sab 23 maggio 2020 alle 09:48 / Fonte: Corriere dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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