Perché nell’inchiesta sulle interferenze sull’allora designatore arbitrale di serie A Gianluca Rocchi la Procura di Milano non ha mai sequestrato (come invece accade quasi sempre) i telefoni alla ricerca di messaggi tra gli interlocutori a tratti intercettati? La risposta si legge nella richiesta di archivizione da parte dei PM Paolo Ielo e Maurizio Ascione e riportata dal Corriere della Sera: non è successo perché, dopo non averlo fatto "per scelta investigativa" prima dell’invito a comparire a Gianluca Rocchi in aprile, "massimamente dopo la diffusione mediatica dell’esistenza delle indagini (dipesa in realtà appunto dall’invito a comparire), il clamore mediatico impedisce l’utile utilizzazione di mezzi di ricerca della prova non ancora sperimentati".

Estremamente probabili i contatti tra Rocchi ed esponenti Inter

RIl tenore delle intercettazioni, si legge, "induce a ritenere estremamente probabile che Rocchi riferisca il contenuto di conversazioni intrattenute direttamente con esponenti dell’Inter. Ma resta ipotesi priva di riscontro probatorio e mera illazioni che le indicazioni, provenienti dall’ambiente Inter, fossero volte a turbare la regolarità delle gare. E siccome ci vogliono entrambi gli elementi per il reato di frode sportiva, l’assenza non ha consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari". E un "vuoto probatorio" mina l’"ipotesi di frode generica di natura paraconcussiva", da leggere come la suggestione "che l’accettazione da parte di Rocchi delle interferenze sia stata determinata da una sorta di metus (timore), indotto da Gravina forte dei suoi buoni rapporti con la dirigenza dell’Inter, di poter subire danni nello sviluppo di carriera". 

Sezione: News / Data: Mer 22 luglio 2026 alle 13:08
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.