L'indagine avanzata dalla Procura di Milano che viene distrutta dalla Procura stessa. Nella richiesta di archiviazione per l'inchiesta sugli arbitri si parla addirittura di "vuoto probatorio". "A buttare giù, pezzo dopo pezzo, il castello accusatorio sono stati gli stessi inquirenti che lo avevano eretto, spazzando via la prospettiva di una frode sportiva, pur generica e non specifica", si legge sul Corriere dello Sport.

"L’operato del designatore è stato corretto e l’Inter ha sempre e solo agito tramite il suo rappresentante Giorgio Schenone, l’addetto agli arbitri, il quale non avrebbe mai interloquito direttamente con Rocchi se non in una circostanza a San Siro, quindi in presenza anche di altre persone - si legge ancora -.   Al telefono in tanti (forse troppi) commentavano le sue scelte, l’uomo che però ogni domenica indicava gli arbitri per le partite del campionato è sempre andato dritto per la propria strada. Elementi per affermare che abbia agevolato l’Inter, insomma, non ve ne sono; in nessuna delle due direzioni che i pm inizialmente prospettavano. In generale, restano «discutibili manifestazioni di sgradimento pervenute al designatore per influenzarne le decisioni». Ma arrivavano da tutti i club, chi più chi meno. In generale, le persone che prendevano decisioni nell’Aia, mentre l’associazione veniva messa sottosopra da scandali e indagini di altro tenore (vedi Zappi, fermato dalla giustizia sportiva), sono state a lungo dei raccoglitori di lamentele".

Sezione: Rassegna / Data: Mer 22 luglio 2026 alle 08:30
Autore: Antonio Di Chiara
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