Marotta League? A parlarne è il diretto interessato, il protagonista, ovvero il presidente dell'Inter, Giuseppe Marotta che nella lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, col sorriso, dice: "Grazie per questa domanda. Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore".

Dove porta i suoi sogni, qual è il prossimo traguardo? 
"Sarebbe fin troppo facile dire la Champions. Certo che voglio vincerla con l’Inter. Le mie squadre hanno giocato 4 finali e le hanno perse… Ma c’è qualcosa di più. Voglio dare finalmente il via alla fase tre della mia vita quella del 'serve', inteso come restituire. C’è una regola di vita della miglior tradizione filantropica anglosassone che divide la vita in tre fasi: 'learn', impara, poi 'earn', metti a frutto, e infine 'serve' restituisci, cerca di ridare indietro la fortuna che hai avuto. È diventato il mio mantra. Per questo sto scrivendo un libro che vuol essere una sorta di manifesto per lo sport come lo intendo io, dal punto di vista della mia esperienza. Lo sport come scuola di vita. Un libro che possa servire a tutti, dai ragazzini, ai presidenti, ai ministri...".

Il nuovo stadio di San Siro si farà mai? 
"Va fatto! Perché lo stadio è il contenitore delle grandi emozioni e la casa del club. Il nuovo impianto dovrà essere moderno, accogliente e sicuro, oltre che un simbolo di appartenenza. Da parte nostra, così come da parte del Milan, c’è una volontà forte e determinata. Il paradosso è che le due proprietà, Oaktree e RedBird, sono pronte a investire quasi 2 miliardi, eppure continuano a presentarsi ostacoli che rallentano e frenano il percorso. Lo stadio a Milano dovrebbe essere considerata una grande opera di rilevanza pubblica e finire sotto il cappello del Ministero delle Infrastrutture. Snellire la burocrazia è una priorità".

Mou ha detto a Sportweek che nessuno di questa squadra di Chivu giocherebbe nella sua Inter... 
"È un suo pensiero. Io credo che i ragazzi che hanno vinto Scudetto e Coppa Italia siano grandi atleti e siano tutti campioni. Per me non è giusto come non è giusto confrontare atleti di epoche diverse come Maradona e Pelé. Il calcio è cambiato, continuerà a cambiare".

L’Inter del prossimo anno farà molta… Palestra? 
"Palestra piace a tutti. Certo piace anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter, che ha un palmares ricco di vittorie. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solamente uno zoccolo duro di italiani la garantisce. Comunque, ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato”. 

Per il prossimo anno l’obiettivo degli obiettivi sarà la Champions? 
"Ero a San Siro quando l’Inter, nel 1965, vinse la seconda Coppa dei Campioni contro il Benfica, con il gol di Jair. Ecco, se vincessimo la Champions potrei anche andare in pensione...".

Sezione: In Primo Piano / Data: Sab 06 giugno 2026 alle 08:15
Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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Egle Patanè
autore
Simpatizzante Colchonera, alma argentina, sangue catanese e corredo genetico interista. Figlia dell’Etna, ma nipote di Peppino Prisco, parlo e scrivo di Inter dal 10 agosto 1993. Nata lo stesso giorno di capitan Zanetti ma 20 anni dopo, giusto il tempo di non ereditarne calma e saggezza. Vivo nel segno del 23: con la diplomazia di Materazzi