Sembra passata una vita dal derby d'Italia d'andata, il primo sulla panchina dell'Inter di Cristian Chivu. Che, ovviamente, domani, a San Siro, spera in un epilogo opposto al pirotecnico 4-3 che maturò a Torino lo scorso 13 settembre. A cinque mesi esatti da quella serata storta per la sua squadra, il tecnico romeno si presenta in conferenza stampa per presentare il match di cartello della 25esima giornata di Serie A. Ecco le sue parole:
Sarà una Juve diversa rispetto all'andata, ma anche l'Inter è cambiata molto.
"E' una squadra migliorata con l'arrivo di Luciano (Spalletti, ndr) che gli ha dato un'identità in poco tempo. Sono riusciti a far vedere le idee dell'allenatore. Individualmente i giocatori sono migliorati, è una squadra che mette in difficoltà chiunque. Noi continuiamo a sperare che le prestazioni saranno di buon livello, dovremo avere la stessa determinazione degli ultimi due mesi".
C'è rivalità storica con la Juve, il gruppo ha particolare voglia di fare bene?
"C'è qualche stimolo in più sul piano della motivazione, la sfida è trovare la motivazione anche contro squadre inferiori. E' una gara importante a livello globale per ciò che rappresentano le due società nella storia".
La Juve non farà parlare Spalletti ma Locatelli, gli allenatori parlano troppo in questo periodo?
"Io ho detto a Gigi (Crippa, ndr) di mandare Lautaro, ma non hanno voluto, così avremmo pareggiato la scelta della Juve. E' vero che quando ci sono tante competizioni per un allenatore parlare ogni tre giorni diventa difficile perché non cambiano i concetti da una gara all'altra. La scelta della Juve la condivido".
Le condizioni fisiche di Calhanoglu e Barella.
"Si allenano da lunedì, oggi è venerdì. Non hanno avuto problemi e sono a disposizione".
Ti preoccupa l'aggressività della Juve?
"E' importante l'approccio, soprattutto contro una squadra che vuole essere dominante. La Juve è ibrida, ha mobilità. Hanno più modi per fare male e lo stanno facendo vedere nelle ultime partite. Noi dobbiamo essere pronti, accettare il fatto che a volte il dominio del gioco passa da una squadra all'altra. La Juve ha un alto livello".
Tutti gli allenatori parlano di riforma per gli arbitri: devono diventare professionisti?
"E' una storia che dura da anni, parliamo sempre delle stesse cose: succedeva prima del VAR e succede ora col VAR. Voglio vedere un allenatore dire 'scusate, l'arbitro mi ha favorito'... Ci si lamenta sempre quando sbaglia contro la propria squadra. Gli errori sono umani, il problema del calcio italiano non sono gli arbitri. Faccio un esempio: se l'Italia non va da 11 anni al Mondiale, la colpa non è degli arbitri. Dobbiamo migliorare in tante cose, ma non sul piano arbitrale. Posto che possono migliorare loro come tutti".
Tu non parli di arbitri, temi umanamente che un direttore di gara possa essere condizionato da una società che si lamenta?
"No, io non temo. Non vedo i fantasmi, mi occupo di vedere ciò che fanno i miei giocatori. Sono stato scelto per trovare soluzioni, non per lamentarmi".
Da allenatore come vivi la vigilia di queste partite?
"Io ho un grande rispetto per le squadre che ho affrontato. Quando ero a Roma c'era la Lazio; nell'Inter il derby e la Juve. Per me è sempre stata una partita normale, non ho mai sentito il peso di un derby o di una gara con la Juve. Ho sempre cercato di essere la miglior versione di me stesso anche contro l'Ascoli, con tutto il rispetto. Questo è il segreto, non bisogna crearsi pressioni da soli. La gara è importante, lo capiamo da quanto vale per i tifosi e per le ambizioni della società".
Come giudichi lo Spalletti di adesso rispetto a quello che ti ha allenato?
"Per me è migliorato molto, è uno di quelli che era già bravo all'epoca. Sta facendo giocare bene le sue squadre, ha un'identità di gioco precisa. Ho visto qualche partita con lui, ci siamo sentiti al al telefono quando non allenavo. E' un allenatore che ha tanto da dire e da fare nel calcio, bisogna prenderlo come esempio e modello da seguire per migliorarsi".
Avresti pensato di trovarti a questo punto della stagione dopo il 4-3 di Torino?
"Nell'Inter non c'è tempo di pensare a niente, se non alla gara successiva. Cerchi sempre di fare del tuo meglio. Dopo il 4-3 dovevamo andare ad Amsterdam, per noi si trattava di cominciare a fare una striscia di risultati positiva, consapevoli del fatto che venivamo da due ko di fila. Bisogna vivere le cose di partita in partita, è sempre così. E' merito di questi ragazzi se siamo qui, hanno tirato fuori l'orgoglio e siamo cresciuti".
Federica Brignone a dieci mesi dall'infortunio ha vinto un oro olimpico, è un esempio utile per voi sportivi?
"Non solo per i giovani giocatori, in generale per i bambini che devono avere dei modelli. Sono storie che commuovono, noi del calcio abbiamo da imparare da queste cose. Spesso si giudica un allenatore in base ai risultati, questa è una cosa giusta fino a un certo punto. Il calcio è uno sport, ma non è tutto. La storia di Brignone è bella, nessuno ci credeva se non lei dopo i sacrifici che ha fatto. Mi sarebbe piaciuto che la Vonn, con un crociato rotto, facesse una grande prova, purtroppo è finita come è finita. Le auguriamo il meglio, che si riprenda il prima possibile".
Questa partita non va caricata troppo?
"Tratto tutte le gare allo stesso modo, lo dice la mia esperienza. Non a caso abbiamo fatto una buona metà di stagione. Abbiamo perso poco, anche se 4 ko sono tanti ma due sono arrivati all'inizio. Abbiamo dato continuità a livello di prestazioni, con un approccio così l'abitudine è la parola chiave. Non deve subentrare la presunzione ma non bisogna neanche essere troppo carichi quando la gara è più importante. L'equilibrio è importante nel calcio, bisogna domare le emozioni. Se tutti i giorni ti comporti con ambizione, tutto diventa più facile anche nei momenti complicati".
Dirà qualcosa di particolare a Marcus Thuram?
"Che deve ridere col fratellino perché lo ama. Ovvio che poi ci sia la rivalità, ma non puoi pretendere di far finta di niente, sono sempre fratelli. Marcus è un ragazzo solare, io lo preferisco così. Magari deve aggiungere qualcosa sotto porta, gli chiedo di essere più egoista e più cattivo. Essendo un buono pensa agli altri, è un altruista con la 'a maiuscola'. E' fatto così, la loro famiglia è bella. Io mi metto nei panni del padre e della madre che vedono due figli che sono uno nell'Inter e uno nella Juve. E' una storia bella da raccontare perché ci sono dei valori dietro, ci sono due bimbi che hanno cercato di seguire il modello del padre. Lilian ha vinto un Mondiale, scudetti, è stato uno dei difensori più forti al mondo. Auguro a entrambi di continuare a sognare e di raggiungere ciò che ha raggiunto il padre".
Nell'anno dello scudetto della seconda stella fu proprio un Inter-Juve a dare il la ai nerazzurri verso la vittoria finale. Potete dare la mazzata definitiva alle avversarie domani?
"Noi entriamo in campo sempre per vincere, consapevoli del fatto che il campionato è ancora lungo. In questo momento qualsiasi risultato non fa tanto la differenza, se non a livello morale. Per me il campionato è ancora lungo".
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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