E così, anche stavolta, al Meazza tra Inter e Udinese termina sul risultato di 1-0 in favore dei padroni di casa. Già, ma a un anno (e più) di distanza dall'ultima vittoria inflitta dai nerazzurri ai danni della compagine friulana, il mondo in casa Beneamata è cambiato nel più radicale dei modi. Nel giorno in cui Mauro Icardi - nuovo idolo dei tifosi del Paris Saint-Germain - esordisce al Parco dei Principi (successo di misura contro il Racing Strasburgo), la formazione allenata da Antonio Conte procede a vele spiegate e si gode una serata in testa alla classifica, a punteggio pieno, con due lunghezze di vantaggio sulla Juventus e tre punti in più rispetto al Napoli. E quel cucchiaio che resterà negli almanacchi, risalente allo scorso 15 dicembre, rimane soltanto un lontano ricordo: era una delle tante partite decise dallo stravagante argentino; ma era, anche, la prima uscita ufficiale di Giuseppe Marotta con la dirigenza interista. Il prosieguo della storia, ormai, sarebbe ridondante andarlo a riepilogare.
La spavalda matricola bianconera si presenta sul prato di San Siro con il fine di fare densità nella propria metà campo e chiudere ai meneghini gli sbocchi in verticale. I soldati guidati da Igor Tudor, solidi e lesti a ripartire in contropiede, tentano quantomeno di onorare la propria presenza su un manto erboso così prestigioso, riuscendo nel proprio intento e rivelandosi fin da subito una brutta gatta da pelare per la squadra locale. Fino a quando, complice il più imprevedibile degli episodi, la gara si indirizza nel verso giusto in un battito di ciglia: Bonifacio VIII Candreva rimedia uno schiaffo dal furfante latino che veste la maglia numero 10 dell'Udinese, con i 58.000 presenti che festeggiano la sua uscita dal rettangolo di gioco a suon di "olé". Più tardi Stefano Sensi segna una rete sporca ma bella e la frittata, désormais, per Lasagna e compagni ha il colore del cuoio.
Nella ripresa gli ospiti abbozzano qualche giocata offensiva ma, oramai, alea iacta est: non vi sono più i margini per rimontare, specialmente se l'Internazionale in difesa ha una diga di baluardi. Diego Godin, al suo esordio dal primo minuto in nerazzurro, offre una prestazione ai limiti del trascendentale: interrompe bruscamente, con continui interventi in anticipo, i tentativi di avanzamento compiuti dagli avversari e, per giunta, conferma la sua fama di "stopper elegante" concedendosi il lusso di dispensare un assist da trequartista puro ad indirizzo dell'inzuccata vincente targata Sensi. Il ritorno alla Scala del Calcio di Aristide Guarneri.
Cosa dire, poi, di Stefan de Vrij? Chiamatelo Isco: a fine gara, la percentuale dei passaggi riusciti è del 100%. Intercetti efficaci, contrasti vincenti, pulizia palla al piede da manuale. Se non è all'altezza lui di portare la 6 sulle spalle... "Sono entusiasta di giocare al fianco di centrali fortissimi", ha riferito il placido olandese nel post-gara. Alla sinistra del tulipano, infatti, il solito Milan Skriniar si afferma come il miglior mastino arretrato del nostro campionato: difende sul rivale conducendolo verso il piede debole, svetta di testa e quando si propone in proiezione offensiva illumina il gioco con una finta da circo. Intorno alla mezz'ora del primo tempo si fa una diagonale di quaranta metri per andare a chiudere su Lasagna: God preaches among the angels.
Sugli spalti di San Siro (che qualcuno vuole buttar giù, ma difficilmente vi riusciranno) si respira un entusiasmo da Anni '60. Tanta passione, grande partecipazione. L'interismo è anche questo. Nella festa (pur sofferta) dei nerazzurri, nel finale c'è perfino spazio - ma non gloria - per Alexis Sanchez, che torna in Serie A sfidando per la prima volta la sua ex squadra: al cileno tutta garra e fantasia deve opporsi il portiere Juan Musso per impedire il raddoppio dei meneghini. Conte si sgola sino all'ultimo istante: "Le partite vanno chiuse prima, così arrivo a fine campionato", riferisce in zona mista servendosi della sua classica ironia con un sottile filo sarcastico. È capace di attaccare e difendere i suoi giocatori nello stesso momento: psicologia applicata al calcio nella maniera più efficace possibile.
Altri tre punti sono andati, ma il tempo per rifiatare non c'è: martedì l'Inter esordirà in Champions League e vincere, in questo caso, sarà un ordine. Come sempre. Ma fino a poco tempo fa, in casa nerazzurra, che la squadra ragionasse in questo modo non era affatto scontato.
Autore: Andrea Pontone / Twitter: @_AndreaPontone
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