"Quello che i politici non hanno capito è che la gente non si lamenta per capriccio. Si lamenta perché non ci sono i soldi. Io vengo da una famiglia poverissima, per questo capisco il mio popolo. Nella crisi, sta emergendo tutta l’arroganza del capitalismo. E vale anche per altri stati del Sudamerica". Durissimo l'attacco al governo del suo Cile quello di David Pizarro, intervistato dal Corriere dello Sport
 
Sta pensando di entrare in politica? 
"Per carità. Da noi non c’è destra o sinistra, tutti siedono allo stesso tavolo. La nostra è una democrazia depotenziata. Il potere reale è in mano a sei-sette famiglie, che controllano l’economia e la comunicazione. Pensa, il governo ha regalato un mare a una di queste famiglie. Regalato. Un mare. Come se io possedessi la Costa Smeralda e tu la Riviera Romagnola". 
 
Sembra di sentire le canzoni degli Inti Illimani. 
"Bravo. Il cantante è un mio amico. Bei versi: “El pueblo unido jamas serà vencido”. Qui mi etichettano come un comunista solo perché sto con la gente, perché vivo tra la gente. Ma a me importa poco se sei di destra o di sinistra. Vorrei solo più dignità. Non dico giustizia, dignità. È brutto dirlo, eh, perché io amo il mio Paese. Però non vorrei che si tornasse a perdere la libertà". 
 
E da lontano che le sembra della Roma? 
"Non la capisco. A volte è straordinaria, a volte si perde nelle sciocchezze. Di sicuro la situazione societaria non aiuta. Non si capisce chi comandi: Londra, Trigoria, Stati Uniti. E ora questa trattativa, boh". 
 
Perché si è legato così tanto alla Roma? Ha giocato anche con Udinese, Inter, Fiorentina. 
"Semplice. Rimasi stregato la prima volta, entrando all’Olimpico. Era l’anno dello scudetto. Io andai in panchina e vidi Totti segnare quel gol al volo contro noi dell’Udinese. Te lo ricordi?". 
 
Lo ricordo bene. Lo applaudì anche Pelè, quella sera. 
"Beh, da quel momento ho fatto il giro largo, solo per una scelta di Pozzo. Siccome Spalletti andò via da Udine litigando con tutti, il patron mi disse che non mi avrebbe mai venduto a una squadra di Luciano. Così feci un anno all’Inter e poi chiesi di andare alla Roma". 
 
Un solo grande rimpianto? 
"Lo scudetto del 2010. I pianeti non si allinearono in quel campionato. E pensare che avevamo costruito un miracolo con 12-13 giocatori". 
 
L’Inter, quando ha dovuto fare il salto di qualità, ha puntato su Conte liberandosi di Spalletti. 
"Un’operazione mediatica. Spalletti aveva fatto pienamente il suo dovere. E anche ora che si sta riposando, sono certo stia preparando il ritorno in un club di vertice".

Dove allenerà? 
"Non sarei sorpreso se in futuro ci fosse uno Spalletti-ter alla Roma". 

Sezione: Focus / Data: Dom 05 aprile 2020 alle 11:02 / Fonte: Corriere dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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