A vent'anni dal trionfo al Mondiale 2006, Beppe Bergomi racconta la sua esperienza da commentatore del grande evento, in un'intervista a Tuttosport.

Quando capì che la squadra non avrebbe risentito di Calciopoli? 
«Quando capitano queste cose scatta qualcosa dentro e uno trova motivazioni in più. Poi c’è sempre un momento di svolta: l’Italia parte per giocare 4-3-1-2, poi a un certo punto passa a un 4-1-4-1. Capivi che i segnali erano giusti e nel cambiamento hanno trovato la soluzione. Lo stesso Materazzi che entra al posto di Nesta infortunato, che come valore assoluto era superiore, e poi si rivela decisivo. In più un ambiente compatto e giocatori davvero forti».

Ricorrono oggi anche cento giorni dal ko con la Bosnia a Zenica, costato all’Italia il terzo Mondiale di fila. Come si riparte? 
«Noi questi tre Mondiali li abbiamo saltati anche se eravamo più forti sia della Svezia, sia della Macedonia, sia della Bosnia. Però siamo rimasti un po’ schiacciati sotto il peso della responsabilità di affrontare quelle partite. Poi è vero anche che il talento del 2006 non lo abbiamo. Però io ogni tanto parlo con Viscidi (il responsabile delle Nazionali giovanili, ndr) e mi dice che nei settori giovanili c’è talento. Ci manca quel gradino che una volta era l’Under 21, che vinceva con calciatori che giocavano in Serie A. Dobbiamo avere il coraggio di far giocare i giovani: cambiare criteri di selezione e non disperdere il talento. Ci vorrà del tempo, ma penso possa essere la ricetta giusta». 

Chi possono essere i punti fermi a livello di giocatori? E può aiutare che, Palestra l’ultimo, cresca il numero di quelli in Premier? 
«A livello di giocatori serve una visione. Mancini ha vinto l’Europeo del 2021 perché l’ha avuta, sotto l’aspetto del gioco e convocando un certo tipo di giocatori. Talenti poi ci sono: davanti un 2005 come Pio Esposito potrà sicuramente avere più spazio. Si deve sicuramente ripartire da Tonali, quando giochi in Premier vuol dire che il livello è alto, da Donnarumma. Poi abbiamo sicuramente qualità in Barella e in altri del gruppo. Quanto alla Premier, certo che farà bene alla Nazionale. Quando la Francia ha vinto il Mondiale del 1998 i suoi calciatori giocavano quasi tutti in Serie A, che all’epoca era il campionato top come la Premier oggi. Noi siamo preparati tatticamente, in Premier si può migliorare su ritmo, fisicità, tecnica. Quando torneranno potranno dare di più all’Italia». 

Sezione: Focus / Data: Gio 09 luglio 2026 alle 10:54
Autore: Antonio Di Chiara
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