La seconda puntata di quella che un tempo sui giornali si sarebbe chiamata Rubrica Grandi Firme porta, appunto, la firma prestigiosa di Rudi Ghedini, giornalista, scrittore, documentarista: il tutto condito con i colori nerazzurri. Colori che fanno da cornice al suo blog - rudi.splinder.com - dove tratta temi legati allo sport, alla cultura e alla politica. P.S. Intervista da leggere tutta d'un fiato: come un tè ghiacciato su una spiaggia d'agosto con il primo bar distante due chilometri.
Rudi, come ci si sente ad essere un tifoso nerazzurro?
"Vincere è meglio, è naturale, ma anche quando si perde l'Inter è divertente: mai noiosa, schizofrenica e tendente all'incostanza".
Qual è la partita che ti scatena dolci ricordi?
"Allo stadio, Inter-Juventus 4-0 dell'11 novembre 1984, doppietta di Rummenigge. In televisione, Inter-Barcellona 3-1 del 20 aprile 2010 mentre in radio Inter-Milan 2-0 del 7 marzo 1971, gol di Corso e Mazzola".
Quale partita vorresti poter cancellare?
"Juventus-Inter 1-0, arbitro Ceccarini".
Quale partita avresti voluto giocare?
"Sono un nonviolento, ma mi sarebbe piaciuto essere al "Mestalla" di Valencia, nella rissa finale per inseguire Marchena".
Il giocatore a cui sei più legato?
"Fare un solo nome è impossibile: se costretto, direi Mazzola. Però, non posso fare a meno di aggiungere Facchetti, Boninsegna, Rummenigge, Zenga, Berti e Ronaldo. Fra chi gioca oggi, Cambiasso".
Hai mai incontrato il presidente Moratti?
"Due volte, anni fa: in entrambi i casi alla "Comuna Baires" di Milano. L'unico, breve, scambio di battute è stato mentre mangiavamo - in piedi - qualche trancio di pizza per chiedermi se anch'io pensavo che Recoba fosse maturato...".
Dai, non scherzare!
"Sembra una storiella, ma è davvero andata così: aggiungo di avergli risposto di sì, un po' per l'emozione, un po' per fargli piacere...".
Una parola per definire gli ultimi 6 allenatori nerazzurri: Mancini.
"Trascinatore".
Mourinho.
"Inarrivabile".
Benitez.
"Cartesiano".
Leonardo.
"Empatico".
Gasperini.
"Rigido".
Ranieri.
"Esperto".
In cosa, la società, ha sbagliato nell'ultimo anno e mezzo?
"Di errori ne sono stati commessi molti. Ma attenzione: io non considero la riconoscenza un errore. Ma non capire che il centrocampo aveva un disperato bisogno di forze fresche, mi sembra un clamoroso errore di valutazione. Forse discende dalla risposta errata a una domanda...".
Quale domanda?
"Come si fa a migliorare la squadra del Triplete?".
Appunto: come si fa?
"Migliorarla era impossibile, si poteva gestire meglio l'invecchiamento dei campioni, inserendo giovani in ogni reparto e riducendo il minutaggio dei più spremuti".
Avresti ceduto Eto'o?
"Mai...".
Perché?
"Cedere un fenomeno come Eto'o vuol dire precipitare nella scala della reputazione. E se proprio sei costretto a cederlo, lo fai a giugno, in tempo per sostituirlo con qualcuno di alto livello".
Pensi che sia giusto sposare totalmente il fair play finanziario?
"Ho l'impressione che il FPF sia un'ottima scusa per evitare di continuare a staccare assegni da 40-50-60 milioni ogni anno. L'Inter costa troppo e il peso degli ingaggi è esorbitante, soprattutto ora che la passione di Moratti è stata un po' placata dal triplete".
L'Inter dovrebbe restituire lo scudetto del 2006?
"È lo scudetto a cui sono più affezionato. Faccio parte di quella generazione che per anni si è sentita urlare "Non vincete mai", da chi ha fatto festa barando: non si può nemmeno dire che non lo sapessero, chiudevano volentieri gli occhi. Chi mi conosce sa che un'eventuale revoca del XIVesimo scudetto, mi spingerebbe a non seguire più il calcio".
Recentemente, Moratti, a proposito di Calciopoli e della figura di Giacinto Facchetti tirata in ballo dall'accusa di un PM, ha detto che non leggerà più la "Gazzetta dello Sport", che si sarebbe schierata con una politica calcolata dalla direzione del giornale.
"Ogni giornale scrive quel che gli pare, ogni lettore è altrettanto libero di scegliere a chi credere e chi finanziare. Le accuse di Palazzi a Facchetti sono imperdonabili, perché un'elementare civiltà giuridica impone di non coinvolgere chi non si può difendere. Ma aggiungo una cosa...".
Prego.
"Non mi è piaciuta la strategia difensiva che l'Inter ha scelto di fronte a tanti attacchi, perché la reputazione andava difesa con ben maggiore energia. Proprio perché l'etica non va in prescrizione, l'Inter - la società più danneggiata da Calciopoli - doveva attaccare, non difendersi. Quanto alla politica e al potere economico, siamo il paese con il più gigantesco conflitto di interessi mai visto in una democrazia evoluta, impossibile che il calcio ne sia al riparo".
Negli ultimi anni, sull'Inter, sono stati scritti un bel po' di libri, tra cui il tuo "Confessioni di un interista ottimista". Ci puoi fare un elenco di quelli che ti sono piaciuti di più?
"Non c'è confronto, nessuna squadra è altrettanto romanzesca. Perciò, almeno una dozzina di titoli devi lasciarmeli dire...".
Va bene.
"Partiamo dal Brera di "Herrera e Moratti" al Dalla Chiesa di "Capitano mio capitano", il primo "Interismi" di Severgnini, la raccolta "Basta perdere" edita da Limina, poi Garlando "Ora sei una stella", Bartolozzi "La mas digna", Roberto Torti "Settore 4C Fila 72 posto 35", Luigi Cavallaro e il suo "Interismo leninismo", Tommaso Pellizzari "Inter, la dinastia", il "Manuale di prostituzione intellectuale" del Collettivo Bauscia, Interisti.org e il primo "Inter abbiamo un problema... o no?", e stavo per dimenticare Sandro Modeo "L'alieno Mourinho". Infine quello che sto finendo di leggere, "Se no che gente saremmo" di Gianfelice Facchetti"".
Appunto, che gente saremmo a non citarlo.
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