Pari amaro quello dell'Inter all'Olimpico contro una Roma messa sotto per larga parte dell'incontro. Alla vigilia sembrava dovesse essere un'esecuzione, con i giallorossi di Fonseca boia designati dei malcapitati nerazzurri. E invece, in campo, gli uomini di Conte hanno risposto con serietà e concretezza a critiche eccessive e previsioni nefaste, mettendo in mostra anche un gioco più che discreto, addirittura dirompente nella prima metà del secondo tempo. Due punti persi, come con Atalanta e Lazio, perché il rammarico c'è ed è grande per quell'ultimissima fetta di gara.

Gli occhi di molti erano puntati su Arturo Vidal, bistrattato dopo il Crotone e in campo negli ultimi minuti con la Samp. Ebbene, il cileno è stato tra i migliori, trascinante e puntuale. Bravo nell'uscita palla e nell'accompagnare la manovra offensiva. È mancato il gol, fallito in due occasioni (clamorosa la seconda sul 2-1), ma per il resto una performance davvero convincente. E non è l'unica. A differenza di quanto si pensa e si dica, non è affatto vero che Vidal stia deludendo. Negli occhi restano i rigori causati con Borussia e Crotone oppure il rosso con il Real, ma se andiamo ad analizzare tutte le altre prestazioni risulta essere sempre tra i migliori o quasi.

Ma quella di Vidal bidone è solo una delle tante leggende metropolitane che circondano l'Inter. L'altra riguarda il presunto tallone d'Achille riguardante gli scontri diretti. Se prendiamo in esame le prime 8 in classifica, i nerazzurri hanno perso solo con il Milan (derby peraltro condizionato pesantemente da un arbitraggio insufficiente, basti ricordare il mancato rosso per Kessie al 56'), battuto Napoli e Sassuolo e pareggiato – sempre fuori casa – con Lazio, Atalanta e Roma. Analizzando le partite e andando oltre il risultato, la squadra di Conte ha subito il ritorno del Napoli e quello della Roma nei finali di match, ma per il resto ha pagato incertezze soprattutto individuali che nulla possono togliere al giudizio globale sui 90 minuti. Davvero troppo poco per parlare di sindrome.

E poi c'è la leggenda che vede nell'uscita dalle coppe europee un grande vantaggio rispetto alle altre concorrenti per il tricolore. Un vantaggio talmente ampio da “obbligare” (cit.) l'Inter a vincere lo scudetto. Senza voler fare i gufi, è alquanto prematuro ragionare in questi termini visto che a oggi nessuno conosce l'effettivo cammino che faranno le reduci italiane nelle coppe (Juventus, Milan, Napoli, Roma, Atalanta e Lazio). Magari si tratterà di appena due gare in più, vedremo. Certamente poter preparare una sola partita a settimana favorisce il lavoro di un tecnico meticoloso come Conte, ma per ora si parla del nulla. E, sopratutto per le big, non è così scontato che l'uscita dalle coppe sia un bene: gente come Mourinho assicura che più si gioca e meglio è per chi ha rose ampie. Al contrario, il rischio di creare scontenti è molto grande. Il solito discorso del rovescio della medaglia: il taglio che si vuole dare a una notizia fa sempre la differenza. Anche se si parla di leggende metropolitane.

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Sezione: Editoriale / Data: Mar 12 gennaio 2021 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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