Diciamocelo chiaro: Rafa Benitez non aveva tutti i torti. In fondo, lo stesso Marco Branca ha ammesso la bontà delle obiezioni del tecnico spagnolo, aggiungendo, però, una nota da non sottovalutare. E cioè quella del “tempo e modo sbagliato”. Scherzando, durante la presentazione di Leonardo, Massimo Moratti aveva detto: “E ora che è andato via Benitez ne compro 5...”. Beh, ci è andato vicino: Pazzini + Ranocchia + Kharja = tre arrivi di prim'ordine. E se a loro si aggiungono Knassmuellner e Spendlhofer ecco che si arriva alla quota presidenziale.

Il mercato di gennaio ha, di fatto, dato ragione a chi chiedeva un refresh per la rosa nerazzurra. E anche gli infortuni, che, per inciso, non abbandonano Appiano Gentile, fanno meno paura. Il clima è cambiato, e anche una sconfitta cocente e avvelenata (Morganti che ne pensi?) come quella di Udine viene superata con una prova orgogliosa e convincente (finché lo schema ha avuto una logica con Stankovic in campo) come quella di Napoli in Coppa Italia.



E ora sotto con il campionato. Ad attendere i nerazzurri ci sarà un Palermo in grande salute, che in campo esterno sa far male a chiunque. Un Palermo al gran completo, con i vari Pastore, Ilicic e Miccoli al seguito. Ma Leonardo potrà contare sui ritorni di Milito e Julio Cesar (altrimenti perché convocarlo se poi non va in campo?). E, soprattutto, Leo potrà usufruire dell'innesto di Giampaolo Pazzini. Il suo arrivo ha avuto un duplice beneficio, spirituale e tecnico. Pazzini alla Pinetina, con la sua vitalità, ha fatto riaffiorare la voglia di tornare a primeggiare e ha concesso a Leonardo la possibilità di scelta. Milito, ora, non dovrà più essere spremuto; Eto'o potrà contare su un partner offensivo necessario; Pandev non dovrà sacrificarsi in un ruolo non suo.

Ed è in questo contesto sereno che giungono alle orecchie di società e tifosi le parole di Andrea Agnelli: “Moratti mi annoia”, riferendosi alla 'truffa' Calciopoli, come l'aveva giustamente definita il numero uno interista. Francamente, ci siamo rotti le scatole di questi continui attacchi frontali da parte della società Juventus. Invece di ripudiare per sempre un passato che poco aveva a che fare con la gloriosa storia bianconera, l'attuale dirigenza juventina prosegue nel tentativo maldestro di revisionismo storico. Bisognerebbe ricordare a questi 'giovin signori' che furono proprio quegli stessi dirigenti, che ora difendono a spada tratta, a spedirli in Serie B. Persone che si commentano da sole, visto come riescono ad attaccare senza il minimo ritegno una figura come Giacinto Facchetti. FcInterNews.it è da sempre sinonimo di eleganza e obiettività, ma, onestamente, non posso rimanere a bocca chiusa quando costoro si permettono di sparlare e infangare il nome di Facchetti, con insulti diretti e indiretti. E mi dà tremendamente fastidio pensare che tutti questi allori sarebbero potuti arrivare molto tempo prima, se solo Moggi e la sua banda fossero rimasti lontani dal calcio. Il nostro Giacinto avrebbe meritato di godere delle vittorie della Tripletta e del Mondiale. Avrebbe meritato di alzare al cielo coppe e scudetti, e non di doversi invischiare con persone di bassissimo profilo morale. Però mi piace pensare che quest'Inter vincente sia nata proprio come conseguenza delle immani ingiustizie subite negli anni. Ma davvero c'è ancora chi crede che occorrano relazioni, intercettazioni e deposizioni per capire ciò che si celava dietro l'apparenza del calcio italiano? In fondo, bastava vedere le partite. Oppure, bastava ascoltare una canzone degli Elio e le Storie Tese: 'Ti amo campionato'. Anzi: ti amo Giacinto.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 30 gennaio 2011 alle 00:10
Autore: Alessandro Cavasinni
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