Estate 2017: l’Inter acquista dalla Sampdoria per 34 milioni, compreso il cartellino di Caprari, valutato 15 milioni (fonte transfermarkt.it) un giovane slovacco di belle speranze. Si tratta di un difensore che i blucerchiati hanno prelevato, per “pochi spiccioli”, nel gennaio del 2016, dallo Zilina. Un panchinaro di lusso si dice. Un giocatore che “chi lo sa se davvero potrà essere da Inter”.
Effettivamente Skriniar, durante la partita contro il Milan, ha “regalato un gol a Bacca”, sostengono i bene informati. Quelli che, è presumibile pensare, avranno visto e rivisto tutte le partite della squadra genovese nelle stagioni in questione. “Pagato uno sproposito”, aggiungono molti esperti. “Serve il titolare”, la loro chiosa.
Ebbene il buon Milan ad oggi è forse il miglior difensore del mondo. O almeno sicuramente entra nella top 5. Dipende dai gusti. Ma nell’uno contro uno è davvero un muro invalicabile. Uno che sa anche giocare con i piedi, tant’è che con la sua Nazionale più volte è stato schierato al centro del campo. L’erede di Sandro Nesta, per stessa ammissione del campione italiano, diretto interessato. Eppure Skriniar era arrivato tra lo scetticismo generale. Bollato come acquisto di secondo (o forse terzo ordine) ancora prima di scendere in campo.
Purtroppo o per fortuna Spalletti ha ragione: Barcellona e Real Madrid dovrebbero presentarsi con un’offerta superiore ai 100 milioni per acquisirne le prestazioni. Temo per i tifosi dell’Inter che potrebbe succedere. Ma intanto al ragazzo vanno solo fatti i complimenti. Bravo, anzi bravissimo. E se qualcuno gli chiedesse scusa per quanto dichiarato prima del suo approdo in nerazzurro ci farebbe solo bella figura.
Un discorso simile vale anche per Brozovic. Capisco che in precedenza non avesse quella continuità necessaria per farlo brillare come uno dei migliori centrocampisti a livello europeo, ma almeno per me, le sue qualità non sono mai state in discussione. Serviva qualcuno che lo capisse e lo inserisse nel ruolo più congeniale alle sue abilità. Con un pizzico di fiducia e la possibilità di scendere in campo non assordato dai fischi. E non con la nomea di uno “scarso”, o dell’ennesimo (?) bidone prelevato dalla Beneamata.
Grazie al mister e grazie ovviamente anche a prestazioni di livello, adesso parliamo di clausola di 60 milioni bassa per Marcelo. Eh già. Però mi sembra anche troppo comodo lodarlo ora, dopo averlo irriso nei mesi che furono. Un brocco non si trasforma dall’oggi al domani in un perno di una squadra di caratura internazionale.
E che dire di capitan Icardi? Quello che fino ad agosto “aveva meno presenze in Champions League di quel gatto che aveva fatto invasione durante un match della competizione”. Quello che “non gioca per la squadra”. “Pensa solo ai soldi”. E vabbè sì, “segna contro le piccole del campionato italiano, ma figurati se in Europa può ripetersi”. Ragazzi, non so voi, ma io queste frasi le ho sentite per davvero. Mauro ha timbrato il cartellino contro Tottenham, Psv e Barcellona. Si prende gli elogi di colleghi internazionali. Ma pure lui non era stato risparmiato nelle poche volte nelle quali non era riuscito a gonfiare la rete.
Tre esempi di grandi giocatori che però, per un motivo o per l’altro, a dire di qualcuno, non erano da Inter. Il titolo dell’editoriale, se non lo aveste capito, è quindi chiaramente provocatorio. E che serva da monito. I vari Joao Mario, Dalbert e Lautaro Martinez non sono assolutamente calciatori da sottovalutare. Il primo, dopo aver insegnato calcio contro il Genoa e l’aver fatto nuovamente rivedere a Roma quelle qualità di uno dei migliori giocatori dell’Europeo del 2016 in cui i lusitani si erano laureati campioni, potrà tornare utilissimo. Come il laterale brasiliano. O il Toro argentino. Perché quando le cose vanno male, a meno che non sei Messi, è praticamente impossibile vincere da solo le partite. E soprattutto quando tutti (o la maggior parte delle persone) ti marchiano in modo negativo, è difficile poi venirne fuori.
A sparar sentenze come “Skriniar sopravvalutato, Brozovic scarso e Icardi non gioca per la squadra” sono capaci tutti. Magari anche perché è diventata una moda dirlo. O meglio perché “se tutti sostengono la stessa cosa, sarà vera”. Meno male che mia mamma mi ha insegnato a ragionare sempre con la mia testa. Altrimenti, se mi fossi accodato a questi pensieri, oggi mi prenderei in giro da solo.
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Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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