"Ho sentito un tac al ginocchio". Il labiale di Nicolò Barella percepito lo scorso sabato sera sotto la pioggia dello stadio Olimpico - Grande Torino ha portato subito grande preoccupazione. Riavvolgiamo il nastro di qualche ora: dopo il classico e generoso inserimento concluso con un destro respinto a lato dal conterraneo Sirigu, il trottolino sardo si defila e prova un elegante colpo di tacco volante che porta poi, nei passi immediatamente successivi al gesto tecnico, ad un movimento scomposto dell'arto inferiore. Barella si fa male da solo, stramazza al suolo, alza le mani in segno di aiuto e prova a rimettersi in piedi. Da lì in poi, però, entrano in scena solo smorfie, grida di dolore, gesti che fanno pensare al peggio. E quel "tac al ginocchio" che lascia in eredità una buona dose di angoscia nonostante l'andamento più che positivo della sfida contro i granata di Walter Mazzarri.
In serata si parla generalmente di "distorsione", ma i dettagli che contano arrivano nel day after del match di Torino, quando gli esami clinici e strumentali a cui si sottopone l'ex Cagliari all’Istituto Humanitas di Rozzano evidenziano un distacco di un frammento cartilagineo della rotula che obbliga il classe '97 a intervento di asportazione del frammento in artroscopia. Tradotto, Antonio Conte e l'Inter dovranno rinunciare a Nick per circa un mese. Fino al 2020, quindi, dopo la sosta di Natale. Barella potrebbe tornare in campo nel big match contro il Napoli di inizio anno, saltando però le sfide di campionato e Champions League contro Slavia Praga, Spal, Roma, Barcellona, Fiorentina e Genoa. Sei partite in cui il Biscione si giocherà una buona fetta di stagione, ma senza il "guerriero" Barella, così come definito da Conte nell'immediato post Torino-Inter ai microfoni di SkySport: "È uscito per infortunio. Per noi è importante, è cresciuto tantissimo e speriamo non sia niente di grave. È un guerriero e come tale deve essere pronto alla prossima battaglia" ha detto, speranzoso, il tecnico salentino.
La prossima battaglia di Barella si chiama "recupero". Quello che dovrà portare avanti nelle settimane che verranno per tornare il prima possibile a disposizione della squadra che ha sempre voluto sposare: "Ne hanno dette tante dopo che sono andato via da Cagliari. Avevo un bel rapporto con loro. Tuttora ce l'ho con alcuni di loro. Magari qualcuno ci è rimasto male perché non mi sono esposto però questo è il calcio, questo è il mercato. Le cose si fanno sempre con società e procuratori di mezzo. Ho rifiutato proposte con cui avrei guadagnato di più, questo magari la gente non lo sa - aveva evidenziato lo stesso Barella a poche ore dall'infortunio a Dazn -. Io so come sono fatto e perché sono venuto all'Inter. Perché volevo crescere, è una società importante. C'è un allenatore tra i più forti al mondo, dei campioni con cui vogliamo costruire qualcosa di importante. Ora non è il momento di guardare la classifica, dobbiamo continuare il nostro ruolino di marcia e fare ancora meglio. Vedremo a fine anno come sarà la graduatoria".
Dopo un periodo di ambientamento nel primo top club in carriera, Nick mette da parte le polemiche di chi di calcio capisce poco (e condanna precocemente il suo investimento) e fa parlare il campo con prestazioni di intensità crescente. La prima rete assoluta in nerazzurro arriva nel prestigioso palcoscenico della Champions League con la volée che permette all'Inter di agganciare lo Slavia Praga (tra l'altro avversario di Handanovic e compagni domani sera), mentre per la prima gioia in campionato con la maglia del Biscione bisogna tornare indietro al match contro l'Hellas Verona, giocato e vinto prima della sosta (dove ha inoltre confermato il buon momento personale andando a segno anche nella leggendaria goleada azzurra all'Armenia) grazie ad una splendida pennellata dalla distanza del talento isolano. Nel mezzo anche tante presenze (17 complessive, 13 in campionato e quattro in Champions), tre assist e, soprattutto, le costanti prestazioni di sostanza, quantità e qualità che nelle prossime settimane mancheranno come l'aria alla mediana contiana.
Barella ha fatto crack proprio nel momento dello "step di crescita" tanto caro a Conte, proprio nel momento in cui iniziava seriamente a far ricredere gli scettici. Ma al centrocampista forgiato a Casteddu, proprio come il popolo che abita la sua terra, non mancano di certo la determinazione e la decisione. "La scivolata mi resterà nel cuore - ha precisato, sempre nell'intervista pre-Torino concessa a Dazn -. Se dovessi fare un tutorial direi che come prima cosa devi sempre avere il braccio pronto quando scivoli, per rialzarti". Ora, dopo il primo infortunio serio in carriera, è giunto il momento di fare del tackle una lezione di vita, di usare quel braccio e di rialzarsi di nuovo. Anche fuori dal campo. In bocca al lupo, Nick. E buona guarigione.
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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