Per quanto si è visto ieri nel nuovo stadio del Tottenham, torniamo a ribadire un concetto: ad Antonio Conte non va rotto questo giocattolo, perché questo giocattolo promette di far divertire non poco. La prestazione offerta ieri dalla squadra nerazzurra nell’impianto erede del White Hart Lane legittima ancora una volta la qualità del lavoro compiuto dal neo tecnico nerazzurro che, nonostante tutte le vicissitudini alle quali sta facendo fronte, sta plasmando una creatura già ben definita nella sua immagine e somiglianza. L’Inter che ha sconfitto il Tottenham di Mauricio Pochettino, anche se ai calci di rigore, è stata una squadra davvero bella da vedere, capace di rialzarsi dopo qualche minuto di smarrimento dovuto al gol subito a freddo da Lucas Moura e di arrivare a imporre il proprio gioco agli Spurs più avanti nella preparazione, e chissà cosa sarebbe successo con davanti due punte bene allenate e pronte per la battaglia (ma che palla ha regalato a Stefano Sensi il baby d’oro Sebastiano Esposito?). Ma insomma, gli elementi per sorridere ci sono in vista del campionato.
Esaurita nel miglior modo possibile la parentesi ICC, di questo torneo diventato ormai il classico dell’estate pallonara con il successo finale a favore del Benfica, che così dà perlomeno un calcettino alla famigerata maledizione di Bela Guttman, l’Inter può ora preparare la lunga volata, con parentesi a Valencia, che porta al debutto in campionato, previsto nell’insolita cornice del Monday night in casa contro il Lecce neopromosso in Serie A. Ma è una volata che Conte sta lanciando con un trenino ancora ben lontano dall’essere quello corrispondente alle sue idee per l’inizio della stagione. La situazione è ben nota e, a poche settimane dalla chiusura della campagna acquisti, generatrice di livelli d’ansia oltre la soglia di tolleranza: l’Inter fatica a sbloccare le tante situazioni in ghiaccio, in entrata come in uscita.
Dando anche adito ad alcune situazioni quasi grottesche, su tutte quella legata a Romelu Lukaku, obiettivo dichiarato e conclamato per settimane. Intorno al giocatore belga, poi, si sta sviluppando una delle trame di mercato più assurde e contorte mai viste nella storia recente: dal muro del Manchester United che ha giudicato quasi miserevole la proposta nerazzurra, all’inserimento della Juve che prima sembra prossima all’acquisto poi deve ripensare i propri piani perché Paulo Dybala punta i piedi (anche lui) ma nel frattempo piazza la cessione di Mario Mandzukic, all’Inter che magari coltiva il desiderio di togliere lei il dente che duole alla Juve puntando sulla Joya, addirittura fino all’eventuale mossa a sorpresa del Napoli che però gli ultimi eventi sembrano far evaporare. Un crogiuolo di voci, spifferi, speranze, che però tutto regalano fuorché chiarezza, quella di cui invece ci sarebbe disperatamente bisogno visto che ormai il tempo stringe.
Ma come detto, a creare apprensione non sono soltanto le entrate che non arrivano, ma anche e soprattutto le uscite che stentano a concretizzarsi degli elementi in esubero che ingolfano ulteriormente il traffico intorno alla Pinetina. Pensava fosse più facile, Beppe Marotta, riuscire a mettere ordine in questa situazione così paradossale, magari provando anche a tagliare a colpi di sciabola nella carne ancora viva. Ma Marotta, forse, ha sottovalutato il peso dei tanti, troppi errori commessi sul mercato in passato e che ancora incidono pesantemente sul presente e ai quali nemmeno un dirigente navigato come lui riesce a trovare rimedio adeguato. Cercare di vendere elementi a loro tempo strapagati e i cui ingaggi diventano un ostacolo insormontabile per i più, se non altro perché inevitabilmente i diretti interessati si sono creati nell’Inter una sorta di ‘best place to be’ dalla quale uscire, per vari motivi, risulta molto, molto difficile.
E allora, per cercare di fare spazio, sembrano non rimanere che le soluzioni estreme, terapie d’urto, colpi di palla da demolizione. Così si vorrebbe fare con Mauro Icardi, da tempo in cima alla lista degli indesiderati ma che da Milano non sembra intenzionato a spostarsi, ma alla cocciutaggine dell’ex capitano corrisponde puntualmente la linea dura di una società che vuole chiaramente mettersi alle spalle le gestioni romantiche e agire come impone la logica aziendale moderna, da applicarsi anche al mondo dello sport. Così si è fatto, per esempio, con Joao Miranda, che ha visto chiudersi la sua esperienza nerazzurra con un atterraggio un po’ accidentato ma comunque senza troppi danni. Perché è vero, si poteva pensare ancora di poter ottenere qualche milioncino dall’eventuale cessione del brasiliano, ma considerando che tra club della stessa proprietà le regole vietano giochi di plusvalenze e visto anche che l’eventuale somma massima percepibile non garantiva gli stessi effetti benefici sul bilancio del risparmio generato dalla cessione del contratto, allora ecco mettere sul tavolo una risoluzione contrattuale che comunque lascia sereni tutti, con Miranda che intanto ha già debuttato con la nuova maglia dello Jiangsu Suning.
E allo stesso modo l’Inter ha proceduto nei confronti di Radja Nainggolan, in quella che rimane ancora adesso la situazione più paradossale dell’intera estate. Il Ninja, l’uomo che, volenti o nolenti, ha messo la firma sulla qualificazione in Champions all’ultimo respiro della scorsa stagione, si è ritrovato respinto all’uscio senza troppi complimenti dalla dirigenza nerazzurra, con Antonio Conte che altro non ha fatto che allinearsi all’imprimatur societario senza che nessuno riuscirà mai a chiedergli se e in che misura questa decisione abbia causato in lui dei rimpianti, anche considerati gli sviluppi futuri. Perché d’accordo, è cosa ben nota che Radja non sarà certo l’archetipo del ‘giocatore-educanda’ e non avrà il calcio come primo pensiero quando si sveglia la mattina, come ha sottolineato un altro belga che fortuna all’Inter non ne ha avuta molta come Vincenzino Scifo. Ma sulle qualità del giocatore poco si può effettivamente da dire, e più volte qui abbiamo sottolineato come un Radja anche solo al 60-70% abbia comunque garantito quel quid di qualità in più alla formazione all’epoca di Luciano Spalletti. Ma niente, alla fine l’ha fatta da padrone la voglia di imporsi e quasi la frenesia di volersi liberare del giocatore, al punto tale anche da accettare la soluzione della cessione in prestito gratuito, senza curarsi di ottenere denaro dalla sua partenza.
Un trattamento francamente inconcepibile, quasi da untore, con Nainggolan che ha avuto come unica facoltà quella di scegliere la meta del suo ‘esilio forzato’, optando, viste anche le contingenze che lo stanno coinvolgendo, per l’anticipo del suo ritorno a Cagliari, quella che è la sua patria adottiva, lì dove i tifosi lo hanno eletto a suo tempo come paladino di una città e lo hanno riaccolto come un eroe sabato pomeriggio al momento del suo sbarco a Elmas. Ma si sa, Radja non è certo tipo che le manda a dire o è avvezzo a strozzare nel silenzio le sue considerazioni. E quindi, prima di lasciare Milano, eccolo mandare in ben due circostanze determinati messaggi, rilasciando dichiarazioni dove dice, non dice, ma nella sostanza fa capire molto: fa capire che questa partenza è dettata da logiche di chi sta più in alto di lui, magari spinta anche da quelle che lui vorrebbe dire siano antipatie personali ma il Ninja, si sa, non è tipo da vocabolario oxfordiano.
E fa capire, soprattutto, che lui è ben lontano dal pensare ancora che la sua storia con i nerazzurri sia finita, e non soltanto perché ha un contratto ancora in essere fino al 2022. Parole che, al di là della spiegazione del suo status, suonano come una sfida verso chi in maniera troppo precipitosa gli ha detto ‘sei fuori’ pensando di porre fine senza colpo ferire a questa sua esperienza. Rincarando la dose una volta giunto in Sardegna, quando ha esaltato la figura di Tommaso Giulini, presidente rossoblu, perché “ha mantenuto le promesse che aveva fatto”, con altri sibili potentissimi nelle orecchie di chi lavora all’interno del Corner di Viale della Liberazione.
Nainggolan emblema di una gestione del mercato che si sta sviluppando in maniera contorta fin quasi ad intorcigliarsi su se stesso, tra chiacchiere, giochini sottobanco, intrecci da serie televisiva, con tutto il contorno di strane occasioni e circostanze che possano portare a svolte più o meno clamorose, in senso positivo o negativo. Antonio Conte osserva. lavora e attende, forse medita, probabilmente freme, di sicuro vorrebbe capire perché la situazione si è ingarbugliata in maniera così astrusa. E non è l’unico.
VIDEO - TOTTENHAM-INTER, NERAZZURRI TORNATI IN ITALIA: SELFIE E FOTO CON I TIFOSI
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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