A volte penso davvero che la gente abbia le fette di prosciutto sugli occhi. Ci sia chi non capisca e chi non voglia capire. E chi colga qualsiasi tipo di occasione per polemizzare sull’Inter, perché tanto questo fa click, dibattere, leggere pezzi che altrimenti mai e poi mai riceverebbero certi consensi.

Non credo serva una laurea in storia contemporanea per capire che il mondo è in continua evoluzione. È già cambiato e ricambierà ancora. E quello del calcio non è di certo esente da tali mutamenti.
28 anni fa venne introdotta la regola secondo cui il portiere non può più prendere la palla con le mani se la sfera proviene da un passaggio con i piedi di uno dei propri compagni. Questa piccola-grande modifica nel regolamento ha di fatto cambiato il ruolo del portiere. Non basta più uno bravo tra i pali, serve anche gente che la sappia cavare a livello tecnico. 

Dopo la recente introduzione del VAR – altro elemento sconosciuto solo qualche anno fa – oggi ci sono due condizioni relativamente nuove che però vengono quasi ignorate. O meglio, si fa quasi finta che non esistano.

La prima è quella di giocare senza pubblico. Mille tifosi di certo non hanno lo stesso impatto di un San Siro pieno. Io resto sempre dell’idea del “prima la salute”. Non arretro di un centimetro. Ma mi sembra evidente che tale presupposto – e faccio un discorso generale, neanche specifico – favorisca certe personalità e ne danneggi delle altre. È ovvio che qualsiasi compagine di bassa classifica che ha nel proprio stadio e nei tifosi locali il 12 esimo uomo in campo sia penalizzata da questa situazione. O chi invece al contrario soffre un grande stadio, e quei rimbrotti appena sbagli due passaggi di fila, possa quantomeno giocare con più tranquillità. È un dato di fatto. Non è colpa di nessuno. Ma si deve sottolineare come oggettività presente. Per fortuna si tornerà alla normalità, “speriamo più prima che poi” come direbbe qualche saggio popolare, ma intanto nel dare le valutazioni teniamo conto del tutto.

Stesso discorso per le 5 sostituzioni. Signore e signori: ancora forse non si è tanto capito, o il concetto non è arrivato con estrema forza. Ma poter cambiare (quasi) la metà dei giocatori a disposizione in un incontro, può davvero far iniziare una nuova partita nella partita.
Non mi sembra così complicato arrivarci. E allora basta con i riferimenti agli 11 titolari e alle riserve. Oggi davvero servono 15-18 giocatori intercambiabili tra di loro se vuoi competere ad alti livelli. Non siamo più negli Sessanta dove venivano schierati sempre gli stessi e potevi imparare a memoria una formazione. Certo che alcuni partiranno favoriti rispetto ad altri. Ma c’è poi lo stato di forma. Gli avversari. Il voler dimostrare al mister di meritare maggiore minutaggio. Le squalifiche. 

Con questo non voglio dire che l’Inter non debba sfoltire la rosa. È evidente che qualche esubero ci sia, però tra questi non inserirei mai Skriniar. A tre magari non è così determinante come a 2. Ma che provi quindi a migliorarsi. Per il suo bene e per quello dei nerazzurri. Resto dell’idea che sostituire uno come lui non sia semplice, anzi. E devi pure pagarlo profumatamente, in cartellino e ingaggio. Di fatto in futuro ci si potrebbe pure pentire eventualmente della scelta compiuta. Poi in un mondo di professionisti, che anche giustamente vanno da chi offre il salario migliore, avere un vero interista in squadra, come l’ex Sampdoria, è un plus non da poco. Io vedo in Milan – e sembra quasi un ossimoro – un potenziale futuro Capitano della Beneamata. Non so se questa mia visione venga condivisa o meno…

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Sezione: Editoriale / Data: Ven 25 settembre 2020 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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