In questo momento, con un turno infrasettimanale alle porte ed un maggio di fuoco da affrontare, l’Inter si trova al quarto posto in classifica in campionato (a pari punti con Milan e Roma), in finale di Coppa Italia e in semifinale di Champions League. Con una Supercoppa Italiana già messa in bacheca ad inizio 2023. Insomma, corsa scudetto a parte in cui si sono registrate solo delusioni, il Biscione è in piena corsa in tutte le competizioni, con la lotta al quarto posto che coinvolge sei squadre racchiuse in appena sei punti: dai 61 della Lazio, seconda dietro il Napoli che viaggia spedito verso il terzo scudetto della sua storia, fino ai 55 dell’Atalanta, settima in classifica. In mezzo la Juventus, terza a quota 60, e il tridente Inter-Milan-Roma appaiato a 57. Da questa sera fino all’ultima giornata può succedere letteralmente di tutto, eccezion fatta per il tricolore che con tutta probabilità inizierà a sventolare ufficialmente per le strade di Napoli da metà settimana.
La squadra di Spalletti ha strameritato la conquista dello scudetto, questo è fuori discussione. Per completare il discorso, però, va anche detto che le rivali si son tirate fuori dalla contesa in netto anticipo, con tanti alti e bassi che ne hanno rallentato il cammino. Gli scivoloni, anche se con tempistiche e modalità differenti, sono toccati più o meno a tutti: al Milan campione d’Italia in carica, che appunto per questo ‘dettaglio’ doveva essere considerato dai media come la favorita ad honorem - come successo alla prima Inter di Inzaghi post Conte, nonostante una rosa oggettivamente indebolita dagli addii di Hakimi, Eriksen e Lukaku, ricordate? -, ma anche alla Juventus di Allegri (che per qualche giornale ad inizio anno partiva in ‘pole’ nella griglia scudetto) fino ad arrivare all’Inter di Simone Inzaghi, allenatore finito spesso e volentieri nel mirino della critica. E più volte rispetto ai colleghi della panchina come Stefano Pioli e Massimiliano Allegri.
Partiamo da un dato oggettivo: undici sconfitte in campionato, di cui alcune arrivate con le cosiddette ‘piccole’ o con le neopromosse (vedi Empoli, Spezia o Monza), sono troppe per una squadra come l’Inter, ad inizio anno tra le principali candidate allo scudetto ma con il dichiarato obiettivo di centrare un quarto posto vitale per le casse e per il progetto del club. Qualsiasi allenatore, in un’altra situazione, sarebbe stato probabilmente esonerato e ‘defenestrato’. Non Inzaghi, che ha sempre fatto capire di sapere “da dove arrivano le critiche” mentre in parallelo si dimostrava un allenatore da coppe e da partite secche. Il passaggio del ‘girone della morte’ in Champions e l’inaspettato miracolo di condurre l’Inter in semifinale raccogliendo gli scalpi di Barcellona, Porto e Benfica ha di fatto salvato la panchina del piacentino, bravo a confermarsi anche in Coppa Italia (alzata al cielo l’anno scorso e in ballo in finale anche quest’anno, con buona pace dell’universo bianconero) e in Supercoppa Italiana, vinta due volte su due contro Juventus e Milan. I cui allenatori, pagine di giornale alla mano, sono stati criticati meno di Inzaghi, anche se nelle ultime settimane ci si sta svegliando almeno sul fronte Max, capace di salutare in anticipo Champions e Coppa Italia ma di portare la Signora al momentaneo terzo posto in classifica (sentenze permettendo…) e in semifinale di Europa League. Diverso il discorso Pioli, campione d’Italia in carica ma con il Milan fuori - praticamente da sempre - dalla lotta scudetto, a braccetto con la ‘disastrosa’ Inter in campionato ed in semifinale di Champions, eliminato dal Torino in Coppa Italia e ‘picchiato’ - sportivamente parlando, s’intende - da Lautaro e soci nella Supercoppa Italiana giocata a Riyadh. Eppure di esoneri, crisi, successori, casting - e chi più ne ha più ne metta - se n’è parlato soprattutto sulla sponda nerazzurra del Naviglio, con Inzaghi sempre sulla graticola e pronto a saltare da un momento all’altro.
Inzaghi e l’Inter hanno deluso in campionato? Sì. Inzaghi e l’Inter hanno impressionato in Champions e nelle coppe? Sì. Colpe e meriti ci sono in ogni dove, ma la verità è che, almeno nei giudizi, ci vorrebbe più equilibrio.
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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