Il compromesso storico di Villa Bellini è stato siglato da Steven Zhang, Antonio Conte, Beppe Marotta, Alessandro Antonello, Piero Ausilio in data 25 agosto 2020, giorno zero del nuovo corso interista. Quello che è successo nelle oltre tre ore di summit resta all'interno dei cancelli della dimora sita in provincia di Varese, neanche fosse Las Vegas. L'unico spiffero disponibile al mondo esterno uscito dalle segrete stanze è una nota ufficiale di due righe e mezzo scarse pubblicata sul sito ufficiale nerazzurro attorno alle 18.35, in cui ogni parola ha un peso specifico non indifferente: "L'incontro di oggi tra il Club e Antonio Conte è stato costruttivo, nel segno della continuità e della condivisione della strategia. Con esso sono state stabilite le basi per proseguire insieme nel progetto", il testo stringato partorito dal reparto comunicazione.

Oltre a citare Antonio Conte come interlocutore del club, suffragando la tesi che le perplessità sul futuro fossero unicamente del tecnico, gli spunti chiave sono nei vocaboli 'continuità', 'condivisione', 'strategia' e 'progetto', tutti termini che appartengono alla stessa regione semantica che rimanda al concetto di 'vittoria'. Di fatto, il secondo matrimonio ha riportato indietro le lancette dell'orologio al 31 maggio 2019, quando King Antonio ritenne che i presupposti costruiti da Suning per ritornare al vertice fossero adatti alla sua fame di trionfi. All'epoca, nella conferenza di presentazione di fronte a una platea di giornalisti selezionata, il diretto interessato parlò di 1% di possibilità di riuscita negli obiettivi prefissati come conditio sine qua non per accettare un progetto sportivo. Evidentemente, dopo una stagione interminabile condizionata fatalmente dalla pandemia che ha messo in ginocchio il mondo, il faccia a faccia con proprietà e dirigenza si è reso necessario per stabilire una visione oggettiva circa le chance scudetto della Beneamata nella prossima stagione. Con conseguente divisione di onori e onori, tra mercato, campo e peso politico in Lega. Argomenti messi sul tavolo da chi in questi 15 mesi si è sentito troppo solo, poco protetto anche nelle questioni che non attengono unicamente alla sfera calcistica. Tanto da arrivare a tirare in ballo nella scala dei valori personali anche la famiglia: "Non c’è nessun rancore nei confronti di niente e nessuno, non penso che qualcuno nella dirigenza abbia rancore nei miei confronti né io nei loro. È questione di punti di vista e di alcune situazioni che comunque quest’anno ho affrontato e non mi sono piaciute. Io ho anche una famiglia, devo capire se la priorità diventa il calcio oppure la famiglia. Se alcune situazioni devono influire anche sul discorso della famiglia allora non va più bene. A tutto c’è un limite, devo capire dove arriva il mio e in base a determinate situazioni chiariremo, senza alcun rancore", le parole di Conte dopo la cocente delusione di una finale di Europa League persa contro il Siviglia.

Riflessioni profonde difficili da giudicare o interpretare, così intime che avevano fatto credere a molti a un clamoroso passo indietro dell'ex ct della Nazionale, con conseguente tradimento di quei valori che lo animano da quando è giocatore e che lo hanno seguito fedelmente anche in panchina. Conte se n'è sempre andato sbattendo la porta, è vero, ma mai senza aver riaperto la bacheca per metterci dentro un trofeo. Questo tarlo ha lavorato bene nella sua testa, quando nei giorni dopo l'amara notte di Colonia forse ha sfogliato il libro della storia dell'Inter arrivando alla pagina del 22 maggio 2010, quella del Triplete lasciato in eredità da un José Mourinho che ha salutato l'ambiente, non senza polemica per le tempistiche della separazione, da leggenda vivente. A dieci anni di distanza, la pietra di paragone – o meglio il macigno di paragone - rimane il vate di Setubal, un passato troppo pesante che può essere sopportato solo da chi lo ha già sconfitto guardandolo dritto negli occhi come il mostro nell'ultimo livello di un videogioco. Conte, appunto, il cui ultimo riconoscimento da allenatore resta la FA Cup vinta alla guida il Chelsea proprio ai danni del Manchester United di Mou. Un cerchio ancora aperto per colpa di una stagione da zeru tituli, il rosicamento massimo per un uomo che non digerisce nemmeno un ko in amichevole. "La sconfitta è come una morte apparente, anche se bisogna accettarla, quando si è dato tutto", aveva detto Conte nel 2015.

Ecco, in questa frase si può probabilmente trovare l'origine di tutti i suoi mali calcistici, esplosi all'atto dei tre verdetti che hanno mostrato in maniera plastica che all'Inter manca ancora qualcosa per ritornare al top. Conte non è bastato all'Inter, l'Inter non è bastata a Conte per declinare di nuovo il verbo 'vincere'. Un epilogo sicuramente non scontato ma che non sorprende più di tanto, al netto degli appunti fatti dalla critica che - come al solito - crea aspettative superiori alla realtà. Tirare le somme per capire a che punto sia la crescita dopo un anno insieme è lecito, praticamente doveroso; sono fuori luogo, invece, le ansie di chi è pagato lautamente per svolgere il ruolo di potenziatore della rosa (obiettivo raggiunto) e non per dare consigli non richiesti ai suoi superiori. Come sempre, la componente 'tempo' sarà la discriminante per valutare il rapporto futuro tra le parti: dei tre anni per amarsi che si sono dati Conte e Suning ne è passato solo uno, c'è ampio margine per ridurre il gap prima in Italia e magari – in un secondo tempo - anche in Europa. Il problema, semmai, è un altro: il 'tutto e subito' contiano è pericoloso per natura, anche perché in questi mesi ha avuto ripercussioni interne le cui conseguenze non sono ancora venute a galla nella loro totalità. Senza possibilità di smentita, la prossima stagione sarà quella della raccolta: non convincono le veline giornalistiche passate da non si sa chi, secondo cui la vittoria non sarebbe un obbligo nell'immediato. Il metodo Conte, lo dice la storia, ha una data di scadenza che difficilmente va oltre il secondo anno dalla firma (alla Juve l'eccezione che conferma la regola). Su questo assioma si valuterà la vera consistenza del patto di Somma Lombardo.

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Sezione: Editoriale / Data: Gio 27 agosto 2020 alle 00:00
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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