editoriale

Adesso lasciate Lautaro lì dov’è

Adesso lasciate Lautaro lì dov’è

Quanto vale l'amore per l'Inter? Può essere realmente quantificato in soldoni? Evidentemente sì, al di là di ogni retorica. Almeno questa è l'idea di base da cui nasce Interspac, che da oggi...

Fabio Costantino

Quanto vale l'amore per l'Inter? Può essere realmente quantificato in soldoni? Evidentemente sì, al di là di ogni retorica. Almeno questa è l'idea di base da cui nasce Interspac, che da oggi chiederà ai tifosi interisti cosa pensano del progetto e se sarebbero disposti a investire di tasca propria per tirare fuori dalle secche finanziarie il club del loro cuore. Idea nobile, il classico azionariato popolare trasferito al sentimentalismo calcistico. Perché se è vero che nella vita si può cambiare orientamento politico, moglie e addirittura nome ma non la propria fede calcistica, è anche vero che il portafoglio è altrettanto sacro, soprattutto di questi tempi. Eppure tifosi che vorrebbero aiutare l'Inter in questa fase critica, evitandole di cedere campioni per recuperare denaro perso negli ultimi mesi (per Hakimi ormai è troppo tardi...), abbondano. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo la voglia/possibilità di procedere concretamente.

Magari dall'esito del sondaggio capiremo meglio se questa nobile intenzione potrà essere realmente attuata, sempre che Suning sia aperta a una soluzione che spalanchi le porte del club al popolo. Nel pieno rispetto della filosofia cinese, meglio conosciuta Repubblica Popolare (per quanto la gente in loco non è che goda di totale libertà, a onor del vero). In bocca al lupo, ogni soluzione che possa rinforzare il patrimonio dell'Inter permettendole di non disperdere quanto costruito negli ultimi anni è ben accetta. E se servisse, personalmente sarei disponibile per quanto non abbia bisogno di una quota infinitesimale per sentire mio questo club.

A un livello inferiore nel termometro dei sentimenti, ha dimostrato affetto per i colori nerazzurri anche Hakan Calhanoglu. Accettare di saltare sull'altra sponda del Naviglio, ignorando la proposta della società che ti ha ospitato per 4 anni 'tradendola' con i rivali cittadini è stata una mossa molto coraggiosa dal punto di vista personale. Il turco, cifre alla mano, non andrà a guadagnare molto di più in nerazzurro rispetto a quanto offertogli da Paolo Maldini per restare. Ergo, non è solo una questione di soldi. Evidentemente, o qualcosa tra lui e il Milan si è spezzato in questi mesi, oppure Calha ha fatto una scelta professionale, considerando l'Inter uno scatto verso l'alto. Motivazione che inorgoglisce, ci mancherebbe, e che giustificherebbe l'astio riservatogli dalla sua ex tifoseria. Anche dalle parole rilasciate a InterTV il centrocampista ha mostrato grande serenità e convinzione, come se fosse di casa e avesse già ben chiaro cosa significa vestire la maglia nerazzurra. Vincere lo Scudetto e fare bene in Champions, obiettivi condivisi e alla portata, nonostante il mercato debba ancora emettere il proprio verdetto.

Calhanoglu stesso, però, è la risposta più rumorosa dell'Inter a chi, concentrandosi solo sull'affare Hakimi, ne stia già paventando il crollo delle ambizioni. Il turco arriva per tamponare un'emorragia tecnica dopo il dramma fortunatamente a lieto fine che ha colpito Christian Eriksen. E arriva con il benestare di Simone Inzaghi, colui che a sua volta è arrivato a tamponare un'altra emorragia, stavolta nella leadership, nata con l'addio di Antonio Conte. Reattività allo stato puro da parte della dirigenza, che è intervenuta subito per rimediare alla perdita, per ragioni diametralmente diverse, di due pezzi da novanta della squadra campione d'Italia, Colmando nel modo migliore possibile, e nel rispetto dei diktat finanziari, il vuoto da essi lasciato. Poi, nel profondo, la speranza di rivedere Christian con la numero 24 nerazzurra a disegnare calcio al Meazza c'è ancora. Ma non è il momento di illudersi, non ancora.

Per un Calhanoglu che arriva, c'è un Hakimi che sta per andarsene. Lo sapevamo che sarebbe successo, qualcuno sperava che potesse arrivare un colpo di scena ma in questo caso non c'è lieto fine se non per i tifosi del Paris, già carichi a mille dopo gli arrivi di Donnarumma, Wijnaldum e quello prossimo di Sergio Ramos (l'augurio è di perdere Mbappé a zero, per una sorta di equilibrio cosmico). Saranno 70 milioni circa, pochi in tempi normali per un talento come il marocchino, giusti in questa fase di spending review generale. Certo, meglio che perdere due titolari senza intascare un euro, ma è una magrissima consolazione. Attendiamo consapevolmente l'annuncio del trasferimento e auspichiamo che sia l'unico sacrificio in questa sessione di mercato.

Abbiamo una dirigenza affidabile, con contratti lunghi e quindi sempre più Inter addicted. Sapranno di certo muoversi bene per sopperire alla partenza di Hakimi, così come fatto con le mosse Inzaghi e Calhanoglu. E senza l'assillo di dover soddisfare il fabbisogno di liquidità della società. Bisogna avere fiducia, si farà il possibile per mantenere la squadra competitiva. Però un augurio, personale, a questo punto è lecito: lasciate Lautaro al suo posto, accanto a Lukaku. Separarli sarebbe un sacrilegio e certi scempi la dea Eupalla non li perdona.