Tantissimi, nella storia del derby, sono i giocatori che hanno vissuto la sfida tra Milan e Inter da ambedue le sponde. Uno di questi è Francesco Coco, che di stracittadine ne ha giocate cinque senza riuscire mai a vincerne una. Coco, ai microfoni della Gazzetta dello Sport, racconta in primo luogo come nacque il suo passaggio in nerazzurro: "Al Milan arriva Fatih Terim, con cui fin da subito non instauro un buon rapporto. Anzi, pessimo. Così a fine agosto saluto, nonostante la società mi avesse inserito nel gruppo degli incedibili, e vado al Barcellona.. Alla fine di una buona stagione a livello personale, il Barça dice di tenermi. Però io da un paio di mesi avevo strizzato l'occhio all'Inter perché il mio obiettivo era tornare in Italia. Poi ricevo una telefonata da Carlo Ancelotti che mi chiede di tornare al Milan, parliamo al telefono due ore, ma gli dico di no. La cosa peggiore che avrei potuto fare, nessuno direbbe no ad Ancelotti. Per lui sarei tornato da Barcellona a Milano a piedi ma c'erano in ballo questioni personali, con il Milan si era rotto qualcosa. E non resto neanche blaugrana. L'Inter mi voleva e mi avrebbe acquistato comunque, inserendo Clarence Seedorf o meno. Il modo tramite cui sono arrivati all'accordo non mi riguardava: erano questioni societarie. Quando venni a sapere dell'inserimento di Seedorf fui il primo a scherzare: 'Ma come, un difensore per un centrocampista?'. Però io conoscevo le mie qualità, sapevo chi ero, e il paragone con Seedorf non mi ha mai riguardato. Cose loro".
Più complicato passare dal Milan all'Inter?
"I primi mesi sono stati un po' particolari, perché anche gli interisti mi vedevano come un milanista vero, simile ad Albertini, Baresi, Maldini. Quelli cresciuti in rossonero e arrivati in prima squadra dopo tutte le giovanili. A San Siro puoi davvero ascoltare ogni singola parola, e dopo ogni mio errore li sentivo: 'Milanista di mer...!'. Non è stato facile. Poi la stagione andò meglio, mi ambientai e accettai la situazione. Ma quando senti i tuoi tifosi da un lato tirare fuori il passato e dall'altro darti del 'traditore' non è bello...".
Crede che all'Inter avrebbe potuto fare di più?
"Purtroppo lego ai colori nerazzurri l'operazione alla schiena che andò male. L'intervento venne fissato per dicembre: avrei dovuto rientrare in un mese e mezzo, ma sbagliarono qualcosa e ne uscii distrutto. Due anni fermo. La gente diceva che non avessi voglia, tirarono fuori persino storie di cocaina. Mi fanno ridere ancora adesso. Semplicemente, dopo l'operazione mi si atrofizzò il muscolo. Ed è rimasto così oggi. Non potevo più tornare quello di prima. Il rapporto con l'Inter si incrinò un po' proprio a causa di tutto questo. Avevo paura. E alla fine quello che è rimasto fregato sono stato io. Prima di quell'intervento ero fra i 3 terzini più forti al mondo. Non lo dico io, ma Roberto Carlos. Lo dichiarò in un'intervista a Marca quando andai via da Barcellona: 'Loro stanno crescendo e puntano a raggiungere il Real, ma si sono lasciati scappare uno dei terzini più forti al mondo'. Mi fece piacere, ma ne ero consapevole. E pensa che anni dopo sfiorai proprio il Real. Dal Livorno..."
Torniamo al derby: giocati cinque, vinti zero. Un rimpianto?
"Si dice sempre che il derby non si gioca, ma si vince. Per me non vale... Però mi sarebbe piaciuto soprattutto segnare: quella in realtà è la cosa a cui ripenso più spesso e soprattutto più mi manca, perché me lo sono immaginato tantissime volte ma non ho mai neanche tirato in porta né contro l'Inter né contro il Milan. Ai miei tempi secondo me si sentiva di più l'atmosfera da derby soprattutto in campo, perché sugli spalti resta la stessa. Ma una cosa resta uguale: l'imprevedibilità. Può sempre vincere chi sulla carta parte sfavorito, conta solo come si interpreta emotivamente".
Chi vince domenica?
"In questo momento l'Inter sicuramente è più squadra. Gioca insieme da più tempo, è più forte tecnicamente, ha giocatori bravi soprattutto davanti. Non sarà però un dettaglio l'assenza di Lautaro Martinez, perché è uno di quelli che rispecchia il giocatore da derby. Lo sente, ci mette quel qualcosa in più di cattiveria, agonismo, grinta. Ma stabilire chi vince è impossibile".
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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