La Gazzetta dello Sport ha intervistato anche Massimo Ambrosini, storico centrocampista del Milan e oggi opinionista per Dazn e Prime. "Il mio primo derby fu il 10 marzo 1996, entrai dalla panchina e perdemmo 1-0: ho l’immagine del gol di Branca in testa e sento ancora la tensione", racconta.

Ha avuto poi il tempo di rifarsi con gli interessi: il derby a cui è più legato?
"I due di Champions nel 2003. Ma in generale, tutti i derby sono stati un’esperienza incredibile: le due curve, il rumore dello stadio, l’adrenalina...".

Leao ne ha fatto una questione di vita o di morte.
"Sportivamente parlando lo è, almeno per il Milan che insegue. Vincere vorrebbe dire tornare a -7 dalla vetta e mettere un po’ di pressione all’Inter".

Nel caso, il campionato sarebbe riaperto?
"Dico di no, anche se nel calcio non è mai vietato sognare. Il mio Milan recuperò 7 punti alla Lazio in 7 giornate nel 1999. Ma se mi avessero chiesto allora quanto credevo nella rimonta, probabilmente avrei risposto come adesso (ride ndr)".

Chivu parla di un’Inter a cui non si riconoscono i giusti meriti.
"Cristian ha cambiato registro di recente, scegliendo una linea comunicativa più protettiva rispetto all’inizio. Il suo lavoro è stato eccezionale e non era scontato. L’unico neo è l’eliminazione col Bodo".

Dove si decide il derby?
"A centrocampo. Non mi aspetto una partita apertissima, ma una battaglia soprattutto in mezzo. Magari decisa da un uomo a sorpresa e penso a Fofana".

Dall’altra parte sarà probabilmente il primo derby da titolare per Pio Esposito.
"Ragazzo serio e forte. Credo sia apprezzato da tutti perché trasmette la voglia di migliorare. Mi piace".

Sezione: Rassegna / Data: Ven 06 marzo 2026 alle 09:10 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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