Appena ho sentito la sua voce, a sorpresa, salutare i telespettatori all’inizio del collegamento de La7 con lo stadio di Spalato, confesso di aver provato una imprevista emozione. Un tuffo al cuore, anzi, senza ritegno. Forte, calda, vibrante, affettuosa, la voce di Bruno Pizzul ha creato un vero effetto tridimensionale alla partita dell’Inter, altro che trucchi dello schermo. Il tempo si è fermato per magia, e le sue stentoree frasi, con qualche errore divertente (un irresistibile “Nagamoto”, tanto per dire…), mi hanno riportato alla leggenda del piccolo schermo, quando la Rai dominava le telecronache, ma le affidava a professionisti incredibili, capaci di trovare la misura giusta tra un ragionevole tifo e una obiettività rispettosa degli avversari e del pubblico. Una telecronaca che ieri sera ha accompagnato e accarezzato le manovre dell’Inter, senza costruire inutili ansie, senza cimentarsi in giudizi improvvisati, che poi vengono smentiti clamorosamente dall’azione successiva.

E’ stata una operazione nostalgia di grande efficacia, e non a caso nei social network è stato un tripudio di apprezzamenti, anche ironici, per il vecchio Pizzul. Per me, a due giorni dal compimento dei 60 anni, è stato un ulteriore ritorno alla giovinezza, ma per tanti giovani interisti la voce di Pizzul ha rappresentato addirittura un tuffo nell’infanzia o nell’adolescenza, il ricordo delle prime partite dell’Inter, in quella coppa Uefa vinta a Parigi, tanto tempo fa.

Ma c’è sicuramente una riflessione tecnica da fare, che riguarda l’oggi, il modo indecente con il quale spesso vengono realizzate le telecronache faziose dei principali competitor televisivi, più o meno a pagamento. Lo spessore tecnico, la padronanza del fraseggio, l’essenzialità del commento, la qualità delle osservazioni sui singoli e sulle fasi di gioco, le notazioni di colore sugli spalti e sul tifo entusiasta dei nostri avversari, persino il timbro potente e chiaro della voce, sono stati una lezione impressionante. Lo stesso divario tecnico che ieri sera separava l’Inter dall’Hajduk si materializzava anche nella telecronaca, impietosa sintesi di uno dei nostri malesseri oscuri, quella sensazione di essere sempre “figli di un dio minore”, costretti a cambiare audio e cercare il conforto della voce di  Roberto Scarpini (sicuramente di parte, ma capace sempre di mettere in luce anche i difetti, gli errori dei nostri, il valore degli avversari), perché altrimenti l’ansia di un commento affidato a telecronisti ostili e a ex calciatori con il dente avvelenato (ma perché?) rende preferibile azzerare l’audio e ascoltare solo il rumore di fondo dello stadio.

Ieri sera, caro Pizzul, ci hai regalato un sogno. Una perla di buon auspicio, per una stagione che è iniziata nel migliore dei modi. Ma questa è un’altra storia…

Sezione: CALCI E PAROLE / Data: Ven 03 agosto 2012 alle 14:18
Autore: Franco Bomprezzi
vedi letture
Print