Nemmeno il tempo di apprendere quale sarebbe stata l'intestazione ufficiale del nuovo San Siro ("Generali Stadium") che a chi scrive è venuto subito in mente, per 'analogia', un monologo sempreverde di Totò, principe De Curtis: "Siamo uomini o caporali!?" Totò alludeva alle 2 categorie in cui si dividerebbe l'umanità: ossia tra coloro che "sudano" (gli uomini) e quelli che invece "fanno sudare" (i caporali).

Ma l'accezione anche militare di quest'ultima categoria si presta ad un'articolata riflessione sul progettato impianto milanese. Ebbene, il nuovo Meazza nascerà direttamente 'generale', anzi, declinato subito al plurale visto che saranno deputati i 2 club meneghini - seppure con 'stellette' diverse... - a diventarne gli "utilizzatori finali". Ogni riferimento od allusione allo scomparso Niccolò Ghedini, avvocato berlusconiano, è puramente casuale.

Ora, con quel nome attribuito al nuovo stadio meneghino, chissà quanto staranno tripudiando il Ministro della Difesa e più di qualche parlamentare sinistrorso - dichiarati paladini di uno (stolto) 'bellicismo de noantri' a differenza, per paradosso elettorale(?), di un ex militare di quello stesso grado - per tutta questa pubblicità gratuita ed occulta piovuta loro addosso.

Un'omonimia militaresca ("Generali") che non dovrebbe comunque portare beneficio a nessuno. Se non, ovviamente, a quella stessa Compagnia che è pur riuscita ad assicurare - per ironia della sorte - anche un doppio obiettivo parallelo. Ben lontano, però, dai propri traguardi aziendali primari:

1) Perpetuare l'onta per l'offesa arrecata alla memoria di Sandro Mazzola, di nuovo dimenticato dopo la già oltraggiosa amnesia in sede di premiazione del Pallone d'oro;

2) Mollare idealmente uno schiaffo sonoro alle grottesche rivendicazioni - da vivo e non solo nell'ottica di una sua candidatura alla presidenza della FIGC - di un ex tesserato rossonero per via del proprio ego smisurato (eufemismo!). Non occorre nemmeno citare l'identità di tale soggetto.

Ma in questi stessi giorni è successo anche dell'altro. Tipo che Luigi Garlando - esattamente nell'edizione di venerdi 30 ottobre della sua rubrica "La sveglia", sulla rosea - se ne sia uscito con un corsivo che includeva anche questo significativo e condivisibile passaggio: "San Siro era il ragazzino che diede a Gesù i pani e i pesci da moltiplicare: lo stadio non ha mai tradito la vocazione al prodigio".

Ed invece ora - mero parere di chi scrive - ci penserebbe il nuovo impianto a tradire quella vocazione ricevuta idealmente in eredità, col prodigio che assumerà purtroppo connotati del tutto sconosciuti alle sacre scritture. E quali dunque potrebbero essere se non quelli ottenuti attraverso la moltiplicazione dei box in affitto e privati e delle zone executive, ossia con una proliferazione elitaria di postazioni VIP idonee 'solo' ad incrementare e diversificare i ricavi aziendali dei club.

Ma soprattutto con la disponibilità di quei posti esclusivi che dovrebbe esondare dall'attuale migliaio, circa, del vecchio San Siro ai preventivati 12-13mila dello Stadium. Tutto a discapito della residua capienza del nuovo impianto che, nel totale, sarà di appena 71.500 posti rispetto - per dire - ai circa 85.000 del vecchio San Siro dopo gli aggiornamenti di Italia '90. Poi, negli anni 2000, la capienza dello stadio era stata oggetto di altre riduzioni, pari a quasi 10mila unità, "per l'aggiunta di zone hospitality, box privati ed adeguamenti normativi" (cit.). Fino alle ultime restrizioni del 2019 - per altri 2.350 posti - dovute alle vibrazioni in 3 settori del 3o anello di ciascuna delle 2 curve. Salvo riacquisire inaspettatamente la piena disponibilità di quegli stessi posti con la semplice rimozione dei cosiddetti 'teloni di sicurezza' avvenuta proprio in occasione dell'ultimo derby. Dunque ci son voluti 'appena' 7 anni per togliere quelle che - evocando "Il codice Da Vinci" - Jean Reno non avrebbe esitato a bollare come "2 cicatrici sul volto di San Siro".

Quanto appena argomentato non vuole certo essere la solita facile considerazione demagogica e populista a difesa degli "uomini" tifosi, solo la presa d'atto del progressivo RIGOR mortis (ma senza bisogno di appellarsi alla VAR...) a cui andrà incontro la passione sportiva, sempre più sopraffatta dal business. E per rendere ancora più esplicito il punto di vista dello scrivente, si riporta qui volentieri la chiosa di un post apparso lo stesso precitato 30 ottobre sulla pagina FB del Sig. Luca Paladini, noto consigliere regionale lombardo di fede nerazzurra: "Il Generali Stadium è il nome perfetto per quello che vogliono farci definitivamente diventare. Non più tifosi, ma clienti". Se poi, in coda alle elezioni di Midterm americane - è arrivato, a latere, pure un commento altrettanto pregno di significato del famoso economista Jeffrey Sachs, mica si può trascurarlo: "Vince chi fa la pace, non i bellicisti".

Come avrebbero forse aggiunto quelli della Bovisa di una volta: "Stadium avvisato, mezzo salvato".

Sipario!

Orlando Pan

Sezione: Calci & Parole / Data: Ven 06 novembre 2026 alle 16:48
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
vedi letture