L’Inter si scrolla di dosso i fantasmi della stagione passata con una prestazione sontuosa a San Siro. Compattezza, verticalità e una forma fisica invidiabile sono stati gli ingredienti per cucinare un 5-0 senza storia contro un Torino tramortito e inerme. Su tutti spiccano le prestazioni di spessore internazionale del solito capitan Lautaro e del ventunenne Petar Sucic, che con le sue geometrie e la sua garra si eleva a giocatore generazionale in una San Siro estasiata dai suoi movimenti in mezzo al campo.
Il 3-5-2 di inzaghiana memoria messo in campo da Chivu ha in realtà ben poco a che fare con quello che fu. Meno palleggio e più verticalità. Meno interscambio di posizioni, quasi nullo, e più compattezza e un blocco unico. Meno gioco sul portiere per stanare l’avversario e più velocità per andare subito a liberare spazi sulla tre quarti e cercare di riversarsi in area di rigore avversaria. I nerazzurri giocano bene, con la difesa alta e aggressiva. Si allungano poi in fase di possesso palla. Si ricercano meno della passata stagione le ali Dimarco e Dumfries e si preferisce fare più densità centralmente giocando veloci ad un tocco. Sucic volteggia sul centrodestra e si va a cercare lo spazio giusto per ricevere palla tra le linee. Si inserisce per liberare l’uomo al portatore di palla, e quando la sfera ce l’ha lui tra i piedi succede sempre qualcosa di buono: un tiro, un assist, un cambio gioco a liberare l’uomo. Ma il bosniaco naturalizzato croato è anche il primo a schermare le iniziative del Torino e a rincorrere gli avversari rubando palla.
Sulla tre quarti la fa da padrone Lautaro Martinez. Domina gioco e avversari con la fisicità di un Toro e la tecnica di un grande numero dieci. Protegge palla per far salire la squadra e riesce sempre a liberare un centrocampista che sale o Thuram. L’affinità con il suo gemello del gol è mostruosa, tornata ai livelli di Inter-Milan 5-1. Il Capitano è anche il primo a riversarsi in area e occuparla con presenza fisica. È il pericolo pubblico numero uno per la linea a 4 del Torino che non riesce mai a prendere le misure ai due attaccanti nerazzurri. Non li raddoppia e perde quasi tutti i duelli, accettando la netta inferiorità e man mano abbassandosi sempre di più durante il corso della partita. Barella da regista muove la squadra con tempi e personalità. Fa girare palla e uomini e protegge la difesa a 3 raddoppiando l’uomo quando il Torino sfoga il gioco sulle fasce. L’Inter sale col passare dei minuti, sicura dei suoi mezzi e del suo gioco, proponendo un calcio verticale semplice e senza fronzoli e lasciando nel cassetto il giro palla talvolta lento e compassato. Complice di questo gioco scoppiettante una forma fisica di prima da campionato invidiabile. Il Torino prova a rendersi pericoloso solo a destra con Ngonge, unico sufficiente dei granata, che con la sua rapidità e imprevedibilità mette in apprensione un paio di volte gli avversari con cavalcate in area di rigore. Per il resto la pressione alta preparata da Baroni per aggredire l’Inter e togliergli le idee e il respiro si trasforma in una scampagnata. Centrocampo a 3 inesistente totalmente surclassato dagli uomini di Chivu. Il Torino non gira, l’Inter sì. Buonissima la prima.
Riccardo Despali
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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