Ivan Zamorano, ex attaccante dell'Inter, ha rilasciato un'intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport per parlare del suo passato in nerazzurro e dell'Inter attuale. Non si può non partire dalla storica maglia 1+8 indossata a Milano.

"L'idea fu di Mazzola. Era giusto che il 9 andasse a Ronaldo, un fenomeno e un amico. Veniva dal Mondiale del '98 e dalla finale persa con la Francia, oltre che dai vari problemi di salute. Non era di ottimo umore, quindi Sandro mi chiamò e mi chiese di cedergli la nove. 'Per me va bene, ma io con che maglia gioco?', domandai. Così scegliemmo la via dell'unicità: scendere in campo con la numero 18 col segno '+'. Ci volle un po' per ottenere i permessi, ma alla quinta o sesta partita riuscii a indossarla. Ancora oggi un simbolo? Ne sono orgoglioso. All'inizio appiccicavo il '+' con l'adesivo, poi ci diedero le maglie giuste. Penso sia stata una delle più vendute in Italia. Ancora oggi, quando giro per Milano, la gente si ricorda".

Sul momento più bello vissuto con l'Inter, Zamorano non ha dubbi. "La Coppa Uefa del 1998: 3-0 alla Lazio. Segnai il primo gol, poi dopo ci pensarono Zanetti e Ronaldo, col famoso e iconico doppio passo a Marchegiani. Quell'anno lì eravamo fortissimi, più di tutti. Con Simoni si era creata un'alchimia unica. Ci mancò soltanto lo scudetto", ricorda. Momenti belli e brutti, come il contatto tra Ronaldo-luliano in Juve-Inter: "Ormai è andata, ma era rigore".

Zamorano e l'Inter di Chivu


Zamorano elogia il lavoro di Chivu al suo primo anno sulla panchina nerazzurra. "Un fenomeno: numero uno totale. Del resto, Zanetti me l'aveva detto a inizio stagione. 'Ivan, Cristian è bravo e farà bene'. Marotta, Ausilio e tutti quelli che sono li hanno fatto un lavoro eccezionale con l'Inter. Abbiamo vinto lo scudetto dominando. Uso ancora il plurale? .Certo. L'Inter è stata casa, famiglia, amici. Il presidente Moratti mi corteggiò come nessuno. Mi volevano Juve e Bayern, ma quando l'Inter mi presentò il progetto non ci pensai un secondo. Cinque anni favolosi"

"Spero che l'Inter possa vincere la Champions e vendicare la mazzata di Monaco. La squadra cresce stagione dopo stagione, bisogna puntare ancora più in alto e alzare l'asticella, puntando alla grande coppa. Il giocatore che mi piace di più? Impossibile non dire Lautaro, di nuovo capocannoniere. È un guerriero come me. E occhio a Pio Esposito, lui è il futuro della Nazionale ma deve giocare. All'Inter è la terza punta. Uno così non puoi tenerlo in panchina. Pensi a come sono cambiati i tempi: oggi l'attaccante titolare degli azzurri non gioca nel suo club..."

Sezione: Rassegna / Data: Dom 28 giugno 2026 alle 09:58
Raffaele Caruso / Twitter: @raffaelecaru
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Raffaele Caruso
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Giornalista pubblicista e social media. L'Inter è la mia passione, ma anche il mio lavoro. Scrivo e mi occupo dei social, dal lunedì al venerdì su YouTube e nel Salotto di FcInterNews.