Un corteggiamento mai realmente decollato, una decisione maturata prima ancora dell'incontro e un legame che affonda le radici in oltre vent'anni di storia. Alla vigilia di Inter-Como, Paolo Condò torna sulle colonne del Corriere della Sera sulla scelta di Cesc Fabregas di rifiutare la panchina nerazzurra nell'estate 2025, dopo l'addio di Simone Inzaghi. Secondo la ricostruzione del giornalista, la dirigenza interista aveva individuato fin da subito in Cristian Chivu il successore ideale. Marotta e Ausilio conoscevano bene il tecnico rumeno e ne avevano apprezzato il lavoro nel settore giovanile. La decisione, dunque, era stata sostanzialmente presa. A cambiare temporaneamente lo scenario fu Oaktree, che chiese di valutare anche altre candidature, suggerendo proprio il nome di Fabregas.

"Il management può andare con un nome secco da un singolo proprietario, non da un fondo: quello di regola pretende una rosa di candidati, e a volte ne suggerisce uno. Oaktree propose di sentire Fabregas e Ausilio partì allora per Londra", racconta Condò.

Fabregas, il no all'Inter non sorprese Ausilio: il Como al centro del suo progetto

Il viaggio del dirigente nerazzurro in Inghilterra, tuttavia, non produsse l'esito sperato. Ausilio conosceva Fabregas da molti anni e sapeva quanto fosse complicato convincerlo ad abbandonare il progetto lariano. "La sua conoscenza di Cesc veniva da lontano, e proprio per questo sapeva che le chance di convincerlo erano minime: infatti il loro colloquio, per quanto molto amichevole, volse subito al negativo". Dietro il rifiuto non c'era soltanto il legame con il Como, ma una precisa strategia professionale. "Fabregas ha un piano preciso in mente per la propria carriera, e in questa fase per svilupparlo non c'è situazione paragonabile al Como, dove ha i mezzi per prendere il meglio e il tempo per lavorarlo come dice lui", sottolinea Condò.

Ausilio aveva già provato a prendere Fabregas quando giocava nell'Arsenal

Il legame tra Fabregas e l'Inter, però, risale a molto prima della sua carriera da allenatore. Condò ricorda infatti come Pierluigi Casiraghi, osservatore nerazzurro, fosse rimasto particolarmente colpito dal talento del giovane Cesc durante il Mondiale Under 17 disputato in Finlandia. Su sua indicazione, Ausilio, allora responsabile del settore giovanile insieme a Beppe Baresi, provò ad avviare i contatti con Darren Dein, agente del giocatore. L'operazione non andò in porto, anche perché Dein era figlio di David, figura di riferimento dell'Arsenal, club che riuscì ad assicurarsi il talento spagnolo. E proprio l'inizio dell'avventura londinese di Fabregas si intrecciò curiosamente con la storia nerazzurra.

Sezione: Rassegna / Data: Sab 07 novembre 2026 alle 11:34
Autore: Ludovica Ferrante
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