Il Presidente della Figc, Gabriele Gravina ai microfoni de Il Romanista, ha parlato ampiamente di quanto accaduto durante gli scorsi mesi e delle varie difficoltà che ha attraversato il calcio italiano negli scorsi mesi durante la pandemia.
Lei ha portato avanti questa croce per motivi per così dire di massima rappresentanza. Ha mai avuto incertezze?
"Forse quando la Francia ha annunciato lo stop del campionato. Rappresentavo un movimento, dovevo tutelare gli interessi di un mondo che vedevo compromesso, che vedevo attaccato da chi voleva che staccassimo la spina. Ma questo andava combinato con la necessità di tutela della salute. È stato difficile, ma ho rispettato tutti i ruoli. Forse mi aspettavo maggior sostegno da chi si identifica nei valori dello sport. E invece sentivo parlare di confusione, che invece era generata soprattutto da chi ne parlava".
Dentro di lei non ha vissuto un conflitto interiore, magari nei momenti in cui il virus aveva drammaticamente invaso gli ospedali italiani?
"Assolutamente sì. Ma in quel momento bisognava capire se dovevamo oltretutto compromettere il nostro movimento in maniera definitiva. Sarebbe stato facile. Non stiamo parlando solo di un gioco, ma di una dimensione economica che richiede un senso di responsabilità enorme. E tutelando quegli interessi si alimenta anche la passione di tanti italiani. Il calcio a porte chiuse è una tristezza unica, ma è una tappa di avvicinamento per riconsegnare il calcio al vero titolare: il tifoso".
A un certo punto è sembrato davvero che si ripartisse solo per motivi finanziari.
"Non è così, il calcio riparte perché è una speranza per tutto il paese. I tifosi hanno ragione e li capisco. Io sono il primo tifoso del calcio. Ma come si può pensare che nel momento in cui riparte tutto il paese il calcio debba restare fermo? Come si può pensare che se non parte adesso possa ripartire ad agosto o a settembre? Se non riesce a ripartire oggi convivendo in qualche modo con il virus poi c'è il rischio che la contagiosità possa aumentare di nuovo a settembre e allora che si fa? Si aspetta il vaccino? E quando arriva? E nel frattempo le 100.000 persone che lavorano nel settore? E i dodici settori merceologici li abbandoniamo? A livello internazionale stanno ripartendo tutti, io non volevo prendermi il titolo dell'Equipe, 'Come degli scemi', noi non ce lo facciamo dire. E faremo anche qualcosa per onorare chi ha lavorato duramente, chi non c'è più, chi soffre per i lutti".
I presidenti forse non hanno capito il Piano C, quello dell'algoritmo della classifica ponderata. E sono fortemente contrari al piano B, quello del playoff.
"Forse non sono stato bravo a farlo capire, eppure sono cose elementari: l'algoritmo è il meccanismo che porta alla classifica ponderata, per l'appunto. Gli inglesi arrivano a farlo dopo di noi e ora tutti dicono che è il modello inglese. Ma chi può pensare che in caso di stop si cristallizzi una classifica non tenendo conto che magari qualcuno abbia giocato una o due partite in più? Non ci sarà alcun elemento di discrezionalità. Quanto al playoff, la Uefa lo ha suggerito, ma è logico che sia praticabile solo se non dovessimo per qualche motivo ripartire. Se si parte e si va avanti non sarebbe praticabile. Per me in ogni caso restano soluzioni giuste e sportive. Molto più di dire "'quella è la classifica, punto e basta'".
Il Consiglio Federale e l'impegno preso col ministro Spadafora le consentiranno anche di imporre Piano B e Piano C.
"Io ho già una precisa delibera del Consiglio Federale del 20 maggio, quindi è già votato. Ci sono tre soluzioni, vedremo di dare tutti i contenuti l'8 giugno. Io proprio stamattina ho mandato ai presidenti delle Leghe una richiesta di contributo di idee su questi temi. Il 4 giugno riunirò tutti i presidenti delle componenti e ascolterò il parere di ognuno per arrivare nelle ideali condizioni di dare il giusto riconoscimento al merito sportivo".
Ora si dibatte anche di un altro tema della ripartenza: il rischio che qualche presidente furbetto nasconda o mostri un contagiato a seconda della convenienza del momento.
"Su queste cose non si può scherzare. Ci sarà un pool della procura che vigila e vigilerà costantemente".
Poi il Governo dovrà fare la sua parte, ad esempio per consentire al calcio di autofinanziarsi.
"Nel decreto Rilancio abbiamo già ottenuto molte cose che avevamo proposto. Al Governo abbiamo chiesto di accelerare il processo di riforma dello sport italiano. Con gli strumenti giusti della legge delega prima dell'estate si può riformare davvero lo sport e il calcio".
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