Si chiama 'Sulle orme del Drago' lo speciale realizzato da Sky Sport con Aleksandar Stankovic, figlio di Deki. Un'intervista nella quale il centrocampista del Bruges, che l'Inter salvo sorprese riporterà a casa entro l'estate del 2027, parla della sua carriera illuminata dai consigli e dall'esempio del padre, leggenda nerazzurra e della nazionale serba: "Sin da quando sono bambino mi porto dentro una cosa che mi ha detto mio padre, ovvero che devo mettere lo stemma davanti al cognome - le sue parole -. Spero un giorno di vincere la metà di ciò che ha vinto lui. Diciamo che vorrei fare la 'parte 2'".
In seguito, passa un video di Deki dedicato ad Aleksandar: "Complimenti, ora devi continuare così. Ciò che hai fatto è storia, c'è ancora tanto da fare. Ti voglio bene, ciao bestione". Parole che commuovono Stankovic junior: "Mamma mia, che bel video. Emozionante. Papà, grazie mille del messaggio. Finalmente i complimenti, forse me ne hai fatti anche troppi. Ti mando un grandissimo abbraccio. Spero di vederti presto".
Si parla, quindi, del suo legame profondo con i colori nerazzurri: "Ho cominciato a giocare a calcio a quattro anni con la maglia dell'Inter addosso. Vivevo a cento metri da San Siro, rimane un sogno giocare per l'Inter come per tanti bambini interisti. Non era facile con un cognome come Stankovic, ma la vedo come una cosa positiva perché hai qualcuno che ha passato quello che hai passato tu molto prima di te. Tornare all'Inter è un sogno che ho ancora nel cassetto, magari un giorno si avvererà, non si sa quando. Per ora il mio sogno attuale è fare molto bene al Bruges. Ovunque sarà il mio futuro voglio viverlo da protagonista come sto facendo quest'anno".
Stankovic vuole pensare solo alla sua carriera, senza fare paragoni con quella del padre: "Io faccio il mio percorso, lui ha fatto il suo, quindi ora è il mio momento di andare avanti per la mia strada. La vita a Bruges devo dire che è molto tranquilla, abito vicino al centro sportivo, qui c'è tutto il tempo per dedicarsi al lavoro. Sto veramente bene qua. Ho avuto il coraggio di prendere una decisione difficile perché ho lasciato casa, lasciato Milano, amici, famiglia e soprattutto l'Inter, la cosa più dura. Ho avuto un anno fantastico a Lucerna, è stato uno step fondamentale. Poi ho scelto di venire qui a Bruges, un club enorme. Le strutture che abbiamo qui ti invitano a fare sempre meglio e non accontentarti di niente. C'è tutto il tempo del mondo per dedicarti a questo club e a questi tifosi. Credo nei miei compagni, credo nel lavoro del mister, abbiamo una buona idea di gioco e non abbiamo paura di nessuno. Per me possiamo arrivare lontano. Quando indossi questa maglia devi dare tutto, nel centro sportivo c'è scritto "Senza sudore niente gloria", una mentalità che senti solo quando sei dentro. Il momento più bello che ho vissuto qui è stato contro il Marsiglia quando ho fatto due assist e un gol e siamo riusciti a qualificarci ai play-off di Champions League. Un'emozione unica, una cosa che sogni da bambino".
Il peso del cognome e le parole di Chivu.
"Sono consapevole di avere un cognome importante soprattutto quando ero nelle giovanili dell'Inter. Non era facile. Ma come diceva il mio ex allenatore nella Primavera, Cristian Chivu, nessuno nel calcio guarda la carta d'identità. Il mio rapporto con lui è speciale, non posso nasconderlo, ha giocato tanti anni con mio papà. Per me l'Inter è speciale, parlarne a volte mi viene anche difficile: ce l'hai dentro o non ce l'hai, non servono tante parole. È un amore unico, una cosa che non potrò mai nascondere. Mi fa sempre piacere sapere che l'Inter mi segue perché sono cresciuto a Milano e sono interista. Ma io sono un calciatore del Bruges e ho tutto il mio rispetto per i tifosi, per il mister, il club, i miei compagni di squadra. Ora come ora la mia testa è totalmente qui in Belgio e come dico sempre il futuro lo sa solo Dio".
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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