Matteo Spinaccé è soltanto l'ultimo dei nomi dei giovani nerazzurri balzati alle cronache di mercato, ma per essere di fatto entrato anche lui ufficialmente nel 'circo dei grandi', il giovane attaccante di Stefano Vecchi si è imposto come uno dei profili più interessanti prodotti dal settore giovanile dell'Inter negli ultimi anni. Nato nel 2006 a Pordenone, dove ha mosso i primi passi da calciatore, è arrivato in nerazzurro nel 2020, entrando nella cantera nerazzurra a 14 anni e ha costruito il suo percorso seguendo tutte le tappe del vivaio nerazzurro. Ha compiuto tutta la trafila dall'Under 17 all'Under 23, passando per Under 18 e Primavera con la quale ha vinto lo scudetto di categoria lo scorso anno. È diventato progressivamente uno dei riferimenti offensivi delle varie squadre giovanili interiste nelle quali ha militato e si è distinto per intelligenza calcistica, spirito di sacrificio e capacità di interpretare il ruolo di centravanti in maniera moderna.
Spina, come lo chiamano i compagni, non è il classico numero nove, il rapace d'area che vive di sola finalizzazione. Al contrario, la caratteristica che più lo ha reso fondamentale per la squadra è la spiccata capacità di partecipare alla costruzione del gioco: va incontro ai compagni, riceve palla spalle alla porta, è bravo nelle sponde, fa da raccordo tra centrocampo e attacco e riesce spesso ad avere buona protezione di palla, offendo ai compagni tempo e spazi d'inserimento, facilitando lo sviluppo della manovra offensiva. Spesso funge da boa, tirandosi addosso i difensori avversari, dando così ai compagni la possibilità di muoversi più liberamente nell'attacco alla porta. Altezza e struttura fisica fanno di lui un buon attaccante ben strutturato che regge gli urti, non sottraendogli la grande mobilità di cui gode che gli permette di sparigliare spesso le difese avversarie. La grande capacità di lettura tattica e di interpretazione degli spazi gli dà modo di risultare utile nelle transizioni, bravo anche a sfruttare la profondità e a innescare ripartenze.
Bravo anche negli scambi coi compagni, se magari si vuole sottolineare qualche aspetto non troppo nelle sue corde c'è il fatto di non essere un dribblatore nato, tantomeno un attaccante che punta sull'uno contro uno, ma la discreta pulizia tecnica nelle giocate semplici e la buona lettura dei tempi d'azione hanno fatto di lui un ottimo punto di riferimento d'attacco. Può certamente ancora migliorare, per freddezza, sotto porta, ma ha già dimostrato margini di crescita anche in tal senso e il suo preciso mancino preciso fa ben sperare per l'immediato futuro. E a proposito di futuro su di lui stanno iniziando a suonare le sirene estere e chissà che su di lui i dirigenti non abbiano in mente un piano strategico alla Stankovic, con l'obiettivo di dare all'attaccante di Pordenone la possibilità di dispiegare le ali, con l'auspicio che cominci a volare alto quanto prima. I presupposti per scommettere in un nuovo grande lancio ci sono tutti, adesso... palla a Spina, il futuro è tra i suoi piedi, al netto della stagione d'esordio in U23 completata con qualche rammarico e un sicuro sentimento di rivalsa, anche se forse non è il termine più corretto. Il suo primo anno tra i professionisti è stato viziato da un fastidioso infortunio che lo ha più volte mandato ai box, rendendolo indisponibile per ben undici partite. Assenze e continuità in calo che hanno in qualche modo inificiato anche sul rendimento in termini numerici: 6 gol e 2 assist in 29 presenze. Numeri in calo rispetto alla scorsa stagione, anno della sua consacrazione con l'Under 20 di Zanchetta con cui si è laureato campione d'Italia e durante il quale ha messo a segno 12 gol, 2 assist in ben 47 gare. Dalla parte di Matteo però gioca il fatto che il livello dell'asticella delle difficoltà si è chiaramente alzato con lo switch dal campionato Primavera a quello di Serie C, livello dove comunque il classe 2006 ha dimostrato di poter stare e anzi... livello al quale ha tutto da poter dimostrare.
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