Primo freddo, forse secondo perché anche a Cesena non si scherzava, e qualche sbadiglio, ma alla fine non pochi applausi. Meritati. Perché contro la Sampdoria l'Inter incerottata di questo periodo ci prova, mette anima e cuore e dimostra di voler uscire il più in fretta possibile da un tunnel che ultimamente, oltre che buio, non era stato nemmeno molto fortunato e simpatico. E ogni riferimento a infortuni in serie e questioni societarie ed extracampo è puramente casuale...
Certamente restano i limiti di una squadra che non è ancora sinonimo di garanzia, ed è inutile nasconderlo, ma doveroso dare il giusto merito alla voglia di cercare il risultato, con una sfortuna che per la giornata di ieri si ferma al pre match, mettendo sì fuori causa Campagnaro, ma risparmiando Hernanes dopo aver dispensato magie e intuizioni per gran parte della partita (il problema che ha messo out il brasiliano al 52' non sembra grave). Destino e fortuna, quindi, proprio quella che va a cercarsi Kuzmanovic, decisivo con il rigore che conquista sul finire di gara e che regala a Icardi la possibilità di confermarsi cecchino dagli undici metri dopo aver bucato Agliardi a Cesena domanica pomeriggio.
Nota lieta serba con il Kuz che infuoca la folla, ma note negative che parlano spagnolo. Proprio come Palacio, la cui forma continua a essere lontanissima parente dello spumeggiante attaccante che aveva trascinato i WM boys per gran parte della scorsa stagione. Ma per un Trenza che manca, ecco un Kovacic che 'sale in cattedra': non c'è nulla da fare, le qualità del baby di Linz sono di un'altra categoria e, indipendentemente dalla prova offerta, è sicuramente lui l'uomo di maggior classe dell'intera rosa ("Mister Thohir... da blindare").
CODINO... TIRATO - Ebbene sì. Il Don Rodrigo di questo inizio stagione sembra avere il freno a mano tirato, anzi, il codino. Proprio come se qualcuno lo tenesse da dietro, limitandone cambio passo, velocità, spunto. Insomma, il Trenza non c'è ancora. Pagato a caro prezzo un Mondiale in cui l'Argentina arriva fino al capitolo finale e una caviglia, sopratutto, che lo condiziona fino al momento del rientro in gruppo. Dispiace vederlo così, lui che per due anni è stato probabilmente il miglior giocatore a disposizione di Stramaccioni prima e Mazzarri poi, ma forse è giunto il momento di guardare anche la carta d'identità. Prematuro dirlo? Forse sì, ma non ci sarebbe da stupirsi se fosse proprio così. D'altronde l'anagrafe recita: "Bahía Blanca, 5 febbraio 1982". Nuova missione, quindi, per WM: "Recuperare il soldato Trenza".
PROFETA CROATO - Hernanes e Kovacic, i migliori in campo in assoluto nei primi 45' contro il Doria. In crescita vertiginosa il primo, gradita conferma il secondo, con lampi di classe che nessuno in questa rosa possiede. Ma anche in questo caso la sfortuna ci vede, anche benissimo, ma per una volta non si dimostra maligna oltre ogni limite come in altre, e molto recenti, circostanze: minuto 7 del secondo tempo, Profeta ko, ma le ultime dicono che il problema non dovrebbe essere tanto grave. Il maghetto di Linz, invece, conferma di essere la luce in questa squadra e ora l'augurio è che questo rinnovo possa arrivare il più in fretta possibile ("Prevenire è meglio che curare", dicono i saggi), per evitare che qualche big possa bussare, ma questa volta prepotentemente e con tanti milioni, alla porta di Corso Vittorio Emanuele. Da fenomeno numeri in successione per tutto l'arco del primo tempo e l'assist al minuto 33' del secondo round per Palacio. Ma il Trenza... ha il codino tirato e spreca.
MAZZARRI TUTELATO? - Rebus intorno all'annuncio delle formazioni. Mazzarri sì, Mazzarri no? Prima dell'inizio della partita il Meazza non sente il classico "Allenatoreeee..... Walter...!", con il pubblico (ma forse anche no) a concludere con il cognome del tecnico. Tutti i giornalisti in tribuna stampa hanno idea unanime, ritenendo che la società volutamente preferisce non esporre il tecnico a fischi che ultimamente da queste parti sono consuetudine. Il club, a gara iniziata, tiene a far sapere che il nome di Mazzarri è stato sì comunicato (in modo inusuale), ma prima dell'undici titolare (e forse anche un po' 'sottovoce'). Annuncio o meno, è chiara la volontà da parte di FC Internazionale di tutelarlo, a maggior ragione in una serata in cui, a pochi metri dalla panchina nerazzura, siede, grida e si agita un certo Mihajlovic. Casualità? Molto probabilmente no. Ma intanto WM porta a casa la seconda vittoria consecutiva, dà il 'cinque' ai propri difensori (oltre a beccarsi con il pubblico...) che per il secondo match di fila alzano il muro (a proposito, grande Handa) ed evitano di incassare gol. D'altronde, c'è da bilanciare il doppio ko, pesantissimo, contro Cagliari e Fiorentina, e quindi prezioso questo 'zero' alla voce 'gol incassati' tra Cesena e Milano contro la Samp.
TAPPA EMILIANA, PARTE 2 - Manuzzi in archivio, ora tocca al Tardini dire se questa Inter potrà togliersi un altro cerotto in questo processo di guarigione iniziato dal post Napoli. Gli uomini d Donadoni escono sconfitti anche dalla trasferta di Torino e l'occasione di mettere ancor di più a rischio la sua panchina ora appare molto ghiotta. Servirà fare punti, perché questi sono i bottini che pesano nell'economia di un campionato, le partite utili per capire se i nerazzurri potranno o meno recitare un ruolo da protagonisti nella lotta al terzo posto. La convalescenza non è ancora finita, ma contro i blucerchiati un altro cerotto è stato tolto. A Parma l'occasione per un altro passo verso la guarigione.
Autore: Francesco Fontana / Twitter: @fontafrancesco1
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