Doveva essere una formalità, si è trasformata in una gara di nervi. L’Inter passa meritatamente il turno di Coppa Italia ma con qualche patema in più del previsto, anche per colpe proprie. Nella vittoria di Firenze, campo sempre ostico per i nerazzurri, si sono susseguiti tanti tempi. Gli occhi erano puntati su Eriksen, ma l’impegno settimanale ha regalato il primo gol ad Arturo Vidal, che ne ha promessi “molti di più”. Ha dimostrato come sia l’Inter stessa la peggior antagonista dell’Inter: una gara dominata, in cui si hanno avute tre palle gol clamorose non può finire 1-1. Lukaku la risolve al 119’ e poi racconta: “Siamo giovani, impareremo”. E sull’età media di questa squadra nessuno ha da ridire: ma per vincere lo Scudetto, non si può pensare di avere sempre quattro, cinque palle gol pulite. Anche perché quest’anno gli avversari stanno trovando una facilità disarmante a segnare all’Inter, anche grazie a un pizzico di sfortuna: una serie di rimpalli fortuiti in area di rigore vanno a finire sul piede di Kouamé, che spedisce un missile all’incrocio dei pali, letteralmente al primo tiro in porta della Fiorentina. C’è ancora tanto da lavorare, ma la squadra si muove e prova a scrollarsi di dosso il doppio passo falso contro Roma e Sampdoria.
EPICENTRO - Inutile girarci intorno: l’osservato speciale di ieri era Christian Eriksen. Il danese è stato schierato nel nuovo ruolo di regista davanti alla difesa, lì dove Conte aveva detto di non vederlo. Eriksen inizia la partita e va a fasi alterne: ci sono momenti in cui il suo tocco è un valore aggiunto, poi sembra come estraniarsi dalla partita e faticare a trovare la posizione.
I margini di miglioramento sono enormi, anche perché - con una migliore condizione - Eriksen potrà aggredire lo spazio di fronte a sé che i centrocampisti avversari lasciano per occuparsi di Lukaku e Lautaro, oltre che degli inserimenti della mediana nerazzurra. Insomma, esperimento senza voto, ma con segnali incoraggianti: la notizia migliore sono senza dubbio i 120’ giocati dal 24, in attesa di una nuova opportunità.
A SALVE - La nota dolente della gara contro la Fiorentina, dicevamo, sono i gol sbagliati. Quelle situazioni in cui l'Inter si impappina sul più bello, come se avesse quasi timore a vincere una gara d’autorità, d’esperienza. Come con la Roma si è sprecato il matchpoint, prima di chiudersi a riccio e subire la beffa finale, contro la Fiorentina l’Inter ha avuto la possibilità di chiudere i giochi, per poi ritrovarsi con poca benzina a rinculare nella propria area, fino al pari Viola. Poi, anche con l’inserimento dei top player, ha faticato a trovare il gol. Questa squadra spara a salve, anche se il potenziale è incredibile: Lautaro Martinez è capace di giocate di una classe assoluta, che tolgono il fiato. Però è lo stesso giocatore che contro Shaktar e Fiorentina spreca una marea di palloni sottoporta, lì dove dovrebbe prevalere l’istinto killer del bomber. Stessa cosa per Sanchez, i cui problemi con il gol sono noti - non solo per i calci di rigore. Quindi chi segna nell’Inter, se non c’è Lukaku? La risposta potrebbe essere arrivata al 40’ del primo tempo, quando Arturo Vidal ha scaraventato in porta la sua prima rete con la maglia dell’Inter. Dopo tanto parlare, Re Artù si sta riappropriando della corona? Le difficoltà dell’ex giocatore della Juventus sono state tantissime, negli ultimi novanta giorni. Ma Vidal si è sempre detto ottimista, in grado di ribaltare l’inerzia di una stagione che stava caracollando verso il basso: che il rigore del Franchi sia la svolta? Con Sensi ancora ai box, i gol del 23 sarebbero fondamentali. A cominciare da domenica, contro la squadra che l’ha reso grande.
GAP - La gara con la Juventus. Quasi un anno dopo l’ultimo scontro, che ci ricordiamo tutti in quali condizioni è avvenuto, Inter e Juve si affrontano di nuovo, con le stesse ambizioni ma un ruolino di marcia diverso. I nerazzurri devono legittimare la loro candidatura al titolo con la prima, grossa vittoria dell’anno. La squadra di Pirlo è in cerca di se stessa, trasformista e arroccata sui gol di Cristiano Ronaldo. Inter-Juventus significa tante cose, ma nelle parole di Antonio Conte il significato è uno solo: ridurre il gap. Nel doppio scontro dello scorso campionato si è giocato ad armi impari: l’Inter nel primo tempo della gara d’andata perse Stefano Sensi, che iniziò così il suo personale calvario. Perse quella partita in cui la Juve scherzò con i ritmi, aspettando il momento giusto per colpire due volte Handanovic. Al ritorno non ci fu partita: i bianconeri erano di un altro spessore. E ora, cos’è cambiato? I novanta minuti di San Siro diranno tanto della rincorsa che aspetta Inter e Juventus nei prossimi mesi. Chi si farà trovare pronto al fischio d’inizio?
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Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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