A San Siro il Bodo/Glimt è già un ricordo. Tre giorni dopo l'1-2 dei norvegesi che ha messo fine al percorso europeo, l'Inter batte il Genoa e si porta momentaneamente a +13 dal Milan, oggi impegnato in casa della Cremonese e a una settimana dal faccia a faccia. Chiedere a Cristian Chivu a fine gara se il 2-0 contro i liguri sia la miglior risposta per proiettarsi al derby sarebbe troppo retorico: senza Lautaro, ancora infortunato e di cui l'allenatore non svela aggiornamenti, Bastoni per via della squalifica e Calha, lasciato sulle prime in panchina dopo l'out per affaticamento col Bodo, il romeno disegna un undici iniziale che vede Sommer tra i pali; Akanji, De Vrij e Carlos Augusto in difesa; Zielinski al centro, tra Barella e Mkhitartan, a loro volta affiancati rispettivamente da Luis Henrique a destra e Dimarco a sinistra. Alle spalle dell'atipica coppia d'attacco Thuram-Bonny. Certo, una formazione che non può più dirsi di 'seconde linee', ma altresì conta le pesanti assenze di cui sopra, pedine fondamentali non solo nell'equilibrio tecnico-tattico. 

Le scelte dell'allenatore di Resita gli danno ragione e tra i più produttivi del primo tempo c'è senza dubbio Bonny, tornato dal 1' dopo più di un mese e quello avversario peggiore della serata di Bijlow, chiamato, insieme ai suoi difensori, agli straordinari dal francese che non si sottrae alla sfida fisica con gli avversari e non a caso è quello con il numero più alto di palloni toccati nell'area avversaria dell'intera gara, fa ammonire Malinovskyi e alla mezz'ora del primo tempo sfiora la gioia del gol, negata dall'estremo difensore rossoblu con un grande intervento. Gol sbagliato, gol... segnato. E difatti il pubblico del Meazza non deve attendere molto prima di trovare pace grazie al sempre più straordinario Federico Dimarco. A sbloccarla è proprio il numero 32 di casa che a metà giro d'orologio si prende carico della sua Beneamata e fa un gol che manda i presenti in estasi e lo iscrive per la 22esima volta sul registro dei più decisivi della stagione: tra gol segnati e assist, Dimash ha partecipato 22 volte ad azioni da gol, 21 in Serie A. Numeri altissimi per un 'terzino' che non smette di stupire per tecnica e classe e anche ieri sera contro il Grifone sforna un'autentica gemma che incorona l'esterno di Calvairate tra i più determinanti in un campionato che proprio il 97 di Chivu sta indirizzando sempre di più: inserimento da sinistra e tiro incrociato in diagonale di collo esterno che si infila a fil di rasoio in un angolo strettissimo tra un corridoio quasi millimetrico e Bijlow che viene trafitto dalla perfezione del 32 nerazzurro ed è costretto a raccogliere il pallone dalla rete. 

Se Dimarco oggi segna, a fare assist ci pensa Mkhitaryan che macchia una serata quasi perfetta con un'ammonizione per un fallo al quale è costretto e si rovina l'umore con una traversa che ha fatto tremare il Meazza. Al 21', è proprio il numero 22 che lascia spazio ad Hakan Calhanoglu che nella ripresa entra dalla panchina, facendo in tempo a firmare il 2-0 in cui a metterci lo zampino è anche Luis Henrique: il brasiliano fa forse la sua miglior prova da quando è arrivato in nerazzurro e dopo aver preso un palo in pieno, tenta di ribattere un pallone tornato buono, ma nel tentativo di crossare in mezzo,  Amorim - in traiettoria - para a tutti gli effetti una palla che cambia direzione e manda l'Inter platealmente e direttamente dal dischetto. Dagli undici metri ci va proprio il turco, in tal senso chirurgica certezza, e dalla Nord parte il solito "Calha lo sai perché". L'unico brivido ai nerazzurri lo infligge Akanji che nel finale gira un pallone velenoso per Sommer che blocca sventando il pericolo di un autogol che il difensore svizzero sfiora per pochissimo ma alla fine al Meazza fila tutto liscio per i nerazzurri che trovano un Genoa che non riesce a schermare, al netto dei tentativi, una squadra che De Rossi definisce "semplicemente troppo più forte" in una conferenza stampa che conclude con un messaggio di auguri allo sfortunato Valentin Carboni. E mentre a Sanremo Sal da Vinci si prende il cosiddetto 'Leone d'oro', a San Siro l'Inter si prende tre punti d'oro, che voltano pagina dopo il brutto capitolo europeo: Bodo/Glimt è già un ricordo e per riprendere la dedica fatta da un tifoso fuori dal Meazza nel pregara, sulle note sanremesi di Arisa, l'Inter è una 'Magica favola'.

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 01 marzo 2026 alle 08:30
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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