Il fresco ricordo del Bodo/Glimt è cancellato, almeno per una sera. L'Inter torna in campo al Meazza, davanti al proprio pubblico, e continua a fare ciò che in Italia le riesce meglio: vincere. Da stasera, almeno fino alle 14.30 di domani, i nerazzurri avranno un vantaggio di 13 punti sulla seconda in classifica, il Milan, impegnato a Cremona nel lunch match. Starà ai rossoneri tenere viva la corsa Scudetto in attesa del derby di domenica 8 marzo. Intanto, quello che conta è che i nerazzurri la loro parte l'abbiano fatta.

Con la testa al Genoa e la vista sul lago di Como, Cristian Chivu mette mano nuoivamente all'undici senza privare gli appassionati di qualche sorpresa. Riecco così la coppia Marcus Thuram-Ange Bonny, che in barba a precedenti non certo entusiasmanti gode di una nuova opportunità grazie all'assenza forzata di Lautaro Martinez. E in barba alle critiche piovutegli in tempi recenti, uno spazio dall'inizio lo trova anche Nicolò Barella. Il vero upadate però è in difesa, con il tridente Manuel Akanji-Stefan de Vrij-Carlos Augusto invitato a opporsi a Lorenzo Colombo e Tommaso Baldanzi, che in questo stadio un paio di soddisfazioni personalio se le sono già tolte, senza dimenticare Vitinha che già all'andata aveva rovinato il clean sheet di Yann Sommer.

Il primo tempo è chiaramente di marca nerazzurra, anche se nonostante il predominio del gioco emerge una certa diffidenza sulla reale efficacia dello stesso. Barella continua nella sua fase in poco chiaro e tanto scuro, Thuram fa a gara con lui su chi debba fare peggio e in generale l'organizzazione difensiva del Grifone ha la meglio sulle velleità dei padroni di casa, destati da Bonny che prima di sinistro e poi di testa costringe Justin Bijlow a guadagnarsi lo stipendio. Tra i padroni di casa spicca, e non solo per l'ammonizione, Henrikh Mkihitaryan: corsa, personalità, qualità, una traversa dalla distanza e un arcobaleno con cui innesca il sinistro vincente di Federico Dimarco da una posizione che sfida la geometria: bellissimo sospiro di sollievo. La rete sblocca mentalmente i nerazzurri che continuano a spingere senza la necessaria lucidità, mentre le contromosse degli ospiti si limitano a traversoni intimidatori senza raggiungere gli obiettivi.

Gli ingressi di Pio Esposito e Hakan Calhanoglu al 60' sono le prime serie note di cronaca di un secondo tempo che vede lentamente il Grifone guadagnare campo, senza tuttavia preoccupare più di tanto Sommer e compagni. Daniele De Rossi allora riversa in campo sangue fresco con Kaleb Ekuban, Jeff Ekhator e Junior Messias, con un chiaro messaggio ai suoi: proviamoci. Un messaggio che l'Inter rispedisce al miittente con il raddoppio di Cahlanoglu, anche se per onestà intellettuale grandi meriti vanno attribuiti a Luis Henrique che costringe prima Bijlow alla deviazione sul palo, poi Alexsandro Amorim alla deviazione con il braccio in area che Michael Fabbri punisce spendendo il turco dal dischetto. Un colpo di testa fuori di poco di Mikael Ellertsson, un tentativo di autogol di Manuel Akanji e le folate piene di sorprese di Andy Diouf accompagnano la partita al fischio finale.

Adesso, a tempo perso, occhi sullo Zini.

Sezione: Focus / Data: Sab 28 febbraio 2026 alle 22:47
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.