E ora, bando alle battutine e ai riferimenti ironici sul suo soprannome: ovviamente nati spontanei, visto che fino a due stagioni fa Dodò altri non era che il simpatico uccello a pallini azzurri mascotte dello storico programma per bambini ‘L’albero Azzurro’. Ma il Dodò in questione non è un pupazzo, bensì un terzino sinistro di grandi prospettive che abbiamo imparato a conoscere in questi due anni con la maglia della Roma e che ora alla corte di Walter Mazzarri è atteso da un biennio che potrebbe portarlo a compiere uno step importante della sua carriera. José Rodolfo Pires Ribeiro, per tutti Dodò, è il secondo acquisto ufficiale per il prossimo campionato dell’Inter, e offre a Walter Mazzarri una nuova alternativa per quel che riguarda il cruciale pacchetto degli esterni.
Nato a Campinas, nello stato di San Paolo, il 6 febbraio 1992, Dodò inizia la sua avventura calcistica nel Corinthians: entrerà nelle giovanili del Timão nel 2007 e compirà tutta la trafila fino alla prima squadra, dove debutterà il 4 marzo del 2010, nel corso di un match contro il Botafogo che si chiuderà sul punteggio di 1-1. La sua esperienza nella squadra più amata del Brasile si chiude dopo solo 4 partite, dopo le quali sarà ceduto al Bahia. Farà il suo debutto nel club all’epoca allenato da Rene Simoes, tecnico famoso per aver guidato la nazionale della Giamaica ai Mondiali di Francia ’98, il 6 luglio del 2011 in un incontro con l’Avai. Col Bahia il ragazzo troverà una maggiore continuità di impiego, fino a quando la malasorte bussa in maniera pesante alla sua porta: nel corso di una gara contro l’Internacional de Porto Alegre, Dodò, involatosi verso la porta avversaria dopo una grande giocata, viene steso con un intervento killer dal difensore del Colorado Bolivar, che gli causerà la rottura del legamento crociato e uno stop fino ad aprile.
Infortunio che non fermerà le ambizioni della Roma, che nell’estate del 2012 approfitta dello svincolo dal Corinthians per metterlo sotto contratto (e due anni prima è stato vicino a firmare col Manchester United), dando al club paulista una somma di un milione di euro come premio di formazione. Dodò arriva alla Roma nell’annata probabilmente più travagliata della storia recente giallorossa, quella del flop di Zdenek Zeman, sostituito da Aurelio Andreazzoli, culminata poi con la sconfitta nel derby contro la Lazio che valeva la conquista della Coppa Italia. Nemmeno il giovane brasiliano esce indenne dal fuoco di fila delle critiche, soprattutto legate alla sua condizione fisica: debutterà in una delle tante serate storte della Roma, quella della sconfitta contro l’Udinese all’Olimpico, e giocherà 15 partite senza mai dare l’impressione di una grande sicurezza. L’anno dopo, però, arriverà il toccasana Rudi Garcia: l’arrivo del francese darà nuova, straordinaria linfa alla Roma e anche il giovanotto brasiliano ne trarrà giovamento, guadagnando in continuità e regalando anche prestazioni importanti.
Con l’approdo in Champions League, però, il tecnico ex Lille ha scelto la strada dell’esperienza, con gli arrivi di Ashley Cole ed Urby Emanuelson, elementi che precludono di fatto ogni possibilità di impiego continuo per Dodò. E a quel punto, ecco aprirsi per lui le porte dell’Inter: trattativa chiusa nello spazio di pochi giorni, per un prestito biennale che poi, tra un passaggio e un altro, potrebbe tramutarsi in un acquisto nell’ordine dei nove milioni complessivi. Walter Mazzarri ora avrà a disposizione un giocatore che fa della grande atleticità il suo punto di forza. Forse più abile nella fase offensiva che in quella difensiva, e con qualche difetto in marcatura, col tecnico di San Vincenzo avrà comunque modo di sgrezzarsi. Ritenuto uno dei giocatori più interessanti della sua leva in Brasile, Dodò (o, per i puristi della lingua, Dodô) ricorda molto una vecchia conoscenza dell’Inter, il suo connazionale Cabelino Maxwell, rispetto al quale magari ha un po’ di corsa e di tecnica in più.
Nell’ultima amichevole stagionale, quella disputata contro l’Orlando City, la futura formazione di Kakà, Dodò ha rivissuto per qualche ora gli spettri del passato: un piede messo goffamente in fallo e il dolore al ginocchio sinistro, il terrore per una nuova rottura dei legamenti che avrebbe potuto risultare assai deleteria per la sua carriera, il sollievo per una diagnosi più ‘leggera’ del temuto, una distorsione dalla quale il ragazzo ha recuperato in fretta, al punto da sostenere già il primo allenamento ad Appiano Gentile senza particolari problemi e partire per Pinzolo col gruppo. Bemvindo.
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