Matteo Darmian è ancora svincolato sul mercato dopo aver detto addio all'Inter al termine della passata stagione. L'ex nerazzurro, intervistato su Sportweek, ha parlato così del momento.

"E' una sensazione strana perché non mi ero mai trovato davvero a fine contratto senza squadra. Per me è tutto nuovo. Adesso mi dedico più tempo possibile ai miei due bambini, sono appena stato a Madrid con loro a vedere I'Inter in Champions. Allenarsi da solo, però, è tutt'altra cosa che farlo con i
compagni.... La parte più difficile è nel fisico o nella mente? Per come sono fatto io, più nel fisico - le sue parole -. Mentalmente mi sento ancora un giocatore, e poi ho lo stesso fuoco dentro che mi porta a voler ancora giocare. La forma, invece, è difficile da conservare, anche perché faticare da soli è duro e anche un po' noioso. Intanto, sto lavorando in palestra con un preparatore, faccio forza e lavoro atletico e cerco di tenermi subito pronto. Posso dire di stare bene, però non saprei a che livello sono rispetto agli altri perché mi manca il ritmo del gruppo, il confronto quotidiano, quella sensazione che hai solo quando sei assieme ai compagni".

"Mi aspettavo di essere ancora svincolato? No, anche perché qualche chiacchierata c'è stata, ho parlato con qualche direttore sportivo. A livello concreto, però, non si è chiuso nulla perché. Non ho messo paletti, avevo già fatto un ragionamento generale alla fine del contratto con l'Inter. Mi sarebbe piaciuto fare un altro anno in nerazzurro ma, in generale, ho fatto una carriera di cui sono orgoglioso e che voglio difendere, senza offendere nessuno. Ho ancora voglia di giocare, però ne deve valere la pena. Non sto parlando di una squadra di altissima classifica, ma sono convinto di valere una buona Serie A - racconta Darmian -. Non so se sia giusto parlare di pregiudizio sulla mia età, però è normale che tanti club puntino su giocatori più giovani, magari da rivendere successivamente: l'età è un fattore. Forse pesa anche l'infortunio dell'anno passato, che mi ha tenuto circa due mesi e mezzo fuori. Magari qualcuno ha pensato: 'Questo non ce la fa più.'. Posso dire che non è vero: se uno guarda la mia storia all'Inter, noterà che ho sempre giocato. Dallo scorso gennaio, poi, sono stato bene, mi sono allenato senza problemi e non ho più avuto guai".

"Se ho pensato mai di smettere da campione d'Italia, salutando San Siro nel giorno dello scudetto? No, onestamente no. Non era il momento giusto per dire addio, anche perché mi sento e sono ancora un giocatore. Nessun rimpianto, nemmeno quello di non aver iniziato a collaborare nello staff tecnico delle giovanili interiste: avrei potuto farlo subito, però quando deciderò di smettere magari arriverà un'altra opportunità. Allenare è ciò che voglio fare - aggiunge -. Come vedo la nuova Inter? Bene, come me lo aspettavo perché la squadra è forte e potrà dominare ancora a lungo. Non è identica a quella dell'anno scorso, però i principi e le idee sono gli stessi. Il lavoro arriva da molto lontano, da Conte passando per Inzaghi fino a Chivu: è stato un percorso che ha portato a creare l'Inter capace di avere in mano la partita al Bernabeu, con la personalità dei grandi e senza paura. C'è una base costruita nel tempo e poi il mercato ha aggiunto qualità: Stones è forte, i miei ex compagni dicono grandi cose di Curtis Jones e Spence al Mondiale ha fatto benissimo e dobbiamo solo aspettarlo.

"Lotta scudetto con l'Inter? In questo inizio, Como e Roma hanno qualcosa in più, ma dovremo vedere come reagiranno al doppio impegno Italia-Europa sul lungo periodo: Cesc e Gasp le fanno giocare bene e la loro traccia si vedeva già l'anno scorso. Le altre grandi non le escluderei mai, nonostante Juve e Milan puntino decise anche sull'Europa League e questo potrebbe condizionare: viaggi, trasferte,energie da gestire..."

Sugli ex compagni nerazzurri. "All'Inter sono arrivato già adulto: Handanovic e Ranocchia appartenevano alla mia stessa generazione, assieme a loro ho acquisito una mentalità vincente - conclude -. Il simbolo di questi anni all Inter e stato comunque Lautaro, bomber e capitano vero: mostra di amare questa maglia e la gente lo sa. Anche Thuram, però, ha l'affetto dei tifosi, giustamente: Marcus mi ripete che sono pure io un po' francese, mi chiama Mathieu, ed è la persona a cui sono più legato all'Inter oltre al blocco di italiani"

Sezione: In Primo Piano / Data: Sab 19 settembre 2026 alle 09:35
Raffaele Caruso / Twitter: @raffaelecaru
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Raffaele Caruso
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Giornalista pubblicista e social media. L'Inter è la mia passione, ma anche il mio lavoro. Scrivo e mi occupo dei social, dal lunedì al venerdì su YouTube e nel Salotto di FcInterNews.