Dieci punti di differenza e grandi assenze che rendono tutto più incerto. L'Inter si presenterà così domani sera nella San Siro rossonera che ospiterà i vicecampioni d'Italia per il derby di ritorno di Serie A 2025/26. Una sfida che Cristian Chivu ha presentato dalla sala stampa del BPER Training Centre rispondendo alle domande dei giornalisti presenti. Conferenza che FcInterNews.it ha riportato testualmente.
Dall'andata avete cambiato passo: che significato hanno i 90' di domani?
"È un derby, sappiamo tutti quello che rappresenta per due squadre forti nella stessa città, con ambizioni grandi. Dobbiamo mantenere quanto di buono fatto finora, cercando di essere competitivi e cercando una variante che ci permetta di esprimere al meglio la nostra crescita ultimamente".
Domani ha a disposizione due risultati su tre, cosa cambia nell'atteggiamento?
"Noi non possiamo cambiare la nostra identità, quello che abbiamo cercato di sostenere dall’inizio. Dobbiamo essere bravi a capire quelli che sono i momenti, senza perdere quello che ci ha permesso di avere buoni risultati fino a questo momento".
Come sta il gruppo e come sta Calhanoglu? È pronto per essere titolare?
"I ragazzi stanno abbastanza bene, dopo Como si sono allenati bene. Oggi abbiamo avuto qualche problema con Marcus (Thuram,ndr), che ha un po' di febbre e non è riuscito a fare allenamento con noi. Speriamo domani sia al 100% e si metterà a disposizione del gruppo. Calha sta bene, per domani è a disposizione e l'ora che ha fatto a Como gli è servita e vediamo domani".
Prima era il Milan a non riuscire a vincere. Adesso il contrario. Come affronterà questa sfida psicologicamente.
"Da inizio anno abbiamo la preparazione mentale a quelle che erano le partite, a prescindere dell'avversario. Siamo cresciuti sotto questo punto di vista. Siamo migliorati, abbiamo un approccio diverso alle gare perché non sottovalutiamo e non sopravvalutiamo nessuno. Quello che conta è la gestione di quello che siamo e quello che vogliamo fare, senza perdere di misura la realtà della partita, senza sottovalutare o sopravvalutare l'avversario. Credo che l'identità e le ambizioni che ci siamo costruiti meritatamente quest’anno ci permettono di essere sereni, consapevoli del fatto che affrontiamo una squadra forte che può metterci in difficoltà, che ha perso solo due partite in questo cammino molto, molto forte. Loro hanno giocatori top dal punto di vista individuale, ma dobbiamo essere la nostra miglior versione, dobbiamo essere sereni e consapevoli della partita, di quello che vuol dire giocare un derby".
Ti aspetti la stessa convinzione e determinazione assoluta anche dall'Inter?
"Mi aspetto consistenza sulle tutte le cose buone fatte oggi senza pensare alle statistiche degli ultimi due anni in queste partite. Quello che conta è la crescita nel corso della stagione. Prendo come esempio gli ultimi mesi in abbiamo fatto cose importanti, in cui abbiamo saputo reagire a qualche sconfitta e delusione, e mi riferisco alla partita contro il Bodo. Però questa squadra si è costruita una convinzione che le permette di affrontare tutte le partite nella stessa maniera".
Pur mantenendo la propria identità, è possibile un approccio un po' diverso dal solito vista la struttura del Milan e la delicatezza dello scontro?
"Contano i momenti durante una partita. Devi capire come gestirli, dove fare del tuo meglio per capire cosa fare in un determinato momento. All’andata, se vi ricordate, c'è stato un primo tempo in cui loro a volte ci hanno costretto ad abbassarci e a difendere basso. Non c'entra l'approccio o di piano gara, bisogna anche capire quello che farà l’avversario e i momenti, bisogna essere consapevoli sui punti forti dell'avversario, dove possono farti male. e cercare di evitare errori che possano permettere di esaltare le loro caratteristiche, che non significa essere passivi. Andare a speculare su una partita del genere non fa per noi, però credo che siamo migliorati è aver capito cosa fare in determinati momenti".
Come sta vivendo il peso della responsabilità Pio Esposito? E cosa cambia avendo Pio anziché Lautaro?
"Pio ha la fortuna di avere di fianco compagni che lo aiutano che cercano di trasmettergli serenità. Poi è la sua bravura individuale a capire la realtà in cui si trova e la cultura del lavoro che ha lo aiutano, non è un caso che sta facendo una stagione impressionante per un giovane che l'anno scorso giocava in B. Gestire la pressione, quello che vuol dire essere attaccante dell’Inter, gestire le voci di ciò che si dice e si pensa fuori, gli fa onore".
Sugli attaccanti:
"I numeri di attaccanti che abbiamo a disposizione non cambiano. Tutti e due sono spalle alla porta. Forse Pio non ha la velocità di Marcus o di Bonny, ma è talmente bravo nel fare certe cose, nell’aiutare la squadra, nelle sponde, a salire e nel giocare in area dove è devastante, è scaltro e furbo nonostante la giovane età. Ci godiamo le sue caratteristiche e siamo tutti molto contenti di quello che sta facendo in questo momento".
Come è cambiata la squadra rispetto all'andata?
"Dalle sconfitte bisogna sempre migliorare e imparare perché ti permettono di analizzare più approfonditamente determinate cose. Non a caso in campionato dopo quella partita, ma secondo me anche un po' prima, da questo punto di vista si era vista una netta crescita. Era mancato lo switch dal punto di vista mentale e di mantenere un atteggiamento positivo e di concentrazione durante i 100 minuti di una gara. Non a un caso abbiamo fatto una striscia di partite importanti e fatte bene".
Il derby è stata la partita dello switch?
"Per me non è quella. Per me lo switch lo abbiamo fatto dopo il Napoli, o dopo il Napoli, quando abbiamo perso 3-1. Il derby è conseguenza di un episodio andato a sfavore, abbiamo perso quella partita ma la crescita era già evidente".
Cosa pensi del calcio di Allegri e di lui come allenatore?
"Sono l’ultimo che può permettersi di parlare di Max perché uno che ha vinto sei campionati, trofei... noi tutti possiamo solo imparare da lui come allenatore e come persona perché ho la fortuna di conoscerlo. Ci siamo sentiti anche quando ero a Parma, ora un po’ meno. Mi fa piacere avere a che fare con gente che di calcio ne capisce, che sa stare e sa fare in determinate situazioni. Possiamo solo imparare da lui, perché ha tanto da trasmettere agli altri".
Come sta Bonny? È al 100%? Rivedremo lo schema visto a Como con una punta?
"Sì può fare, lo abbiamo fatto a gara in corso a inizio stagione e in qualche partita di recente. A Como era un'esigenza dovuta alle assenze e per prepararci al meglio contro quello che il Como voleva fare. Non mi aspettavo tanta densità e trequartisti in campo, ma ci aspettavamo un gioco simile e dovevamo creare anche noi un po’ di densità in quella zona di campo. Si può fare anche in futuro, ma bisogna lavorare di più su quel modo di giocare. Bonny sta bene".
Ti aspetti qualcosa in più da leader? E su Lautaro...
"Lautaro sta migliorando ed è tutti i giorni è presente con noi. Sta cercando di recuperare prima possibile, sta cercando di dare una mano a noi come staff e alla squadra. È sempre lì presente con una parola, anche oggi era a pranzo con noi e mi fa piacere perché si vede la leadership del capitano che tiene molto a questa squadra e a quello che di buono abbiamo fatto fino ad ora. Per quanto riguarda i leader, noi abbiamo a disposizione 24-25 giocatori, hanno tutti l’obbligo di dare il meglio di quello che hanno in uno specifico giorno e sono convinto che lo faranno domani e nel futuro prossimo".
Come sta Dumfries?
"Sta meglio, fino ad ora ha fatto dieci minuti col Bodo e una mezz'oretta con il Como. Si vede che sono tre mesi che è fermo, che gli manca ritmo, ma sta lavorando bene ogni giorno. Si mette a disposizione del gruppo e sta cercando di recuperare prima possibile la condizione fisica e mentale nel ritrovare il ritmo partita e le dinamiche del gioco, che sono diverse in un allenamento. Ha bisogno di minuti ancora, ma sono contento di averlo a disposizione perché uno come Denzel serve".
La vigilia dei giocatori tifosi come Dimarco o Pio Esposito è migliore o potrebbe essere un'arma a doppio taglio?
"Sono giocatori professionisti che sanno l'importanza del derby a prescindere da quale squadra che tifano o da dove provengono, se dal settore giovanile o no. Quello che conta è la professionalità, il gruppo, il rispetto per i compagni, per la società e per i tifosi. Sappiamo tutti quello che è la maturità da dimostrare in determinate partite per far vedere ciò che siamo, vogliamo essere e per quello che sono le nostre ambizioni e competitività".
Come sta vivendo Bastoni questo momento? Può essere uno stimolo per fare ancora meglio?
"Sono cose che lui e noi non possiamo controllare. È conseguenza di quello che è accaduto, durerà un po', credo di sì probabilmente. Non lo so. Ci dispiace perché c'è bisogno che il calcio rimanga un gioco. Ale è una persona, perché il giocatore qui non c'entra niente, matura, forte e sa quanto i compagni contano su di lui e quanto tutti noi abbiamo bisogno di lui. E questo gli dà comfort e forza, il nostro rispetto e i nostri abbracci che gli diamo ogni giorno lo aiutano. Per quanto mi riguarda le sue prestazioni, nonostante i fischi, sono state di ottimo livello sia a Lecce che a Como. Questo dimostra che nonostante le difficoltà emotive che un giocatore può vivere, anche senza tanta colpevolezza, gli fa onore che riesca a esprimersi ad alti livelli e siamo contenti".
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