Se i numeri recitati da classifica e calendario fossero stati quelli di anche solo un paio di settimane fa, la trasferta di ieri della capolista in casa del Torino avrebbe senza dubbio ricordato quella della Primavera scorsa al Tardini, dove l'Inter si fece rimontare da 2-0 a 2-2 da un Parma che inflisse ai nerazzurri un pareggio che tra gli altri condannò poi la squadra di Inzaghi al secondo deludente posto finale. Alla guida di quella squadra piena di entusiasmo c'era proprio Cristian Chivu, che dodici mesi e qualche settimana dopo non può non aver pensato a quella gara lì, vissuta però a panchine e panni invertiti. Ma quella era un'altra storia, un'altra annata e un'altra classifica e a proposito di ridondanze e circolarità della storia, il Parma torna comunque a centrare ma l'epilogo potrebbe essere l'esatto opposto. Proprio il 2-2 dello scorso pomeriggio allo Stadio Olimpico Grande Torino potrebbe difatti aver consegnato all'Inter la matita per chiudere un cerchio che non ha bisogno di compasso proprio contro l'unica ex squadra da allenatore di Cristian Chivu.
Al di là di ricordi, ri-corsi storici e tabelle di calcolo, quella contro la squadra di D'Aversa è stata una resa dei nerazzurri alla mollezza da calo fisico di fine stagione che trova comprensione solo grazie ad una classifica che prescrive serenità. Diversamente parleremmo d'altro, come d'altro abbiamo parlato nel caso del 2-2 della stagione scorsa sopraccitato. La serenità di Barella e compagnia però ha giocato ai quasi Campioni d'Italia un brutto scherzo e dopo il doppio vantaggio sottoscritto da Thuram e Bisseck, intervallato da un iconico omaggio total 90 del Tikus a Federico Dimarco dopo l'assist per il gol dell'1-0, i milanesi si lasciano coccolare da leggerezza d'animo, ma anche sorprendere dalla ferocia dei padroni di caas rivitalizzati dai cambi e subito letali con l'accoppiata Ilkhan-Simeone. Il turco serve il figlio d'arte dal cognome piuttosto noto dalle parti di Milano e l'1-2 viene confezionato da un ottimo Ismajli: tocco sotto del Cholito e rete che si gonfia alle alle spalle di Sommer, spiazzato qualche minuto dopo da Vlasic. Glaciale, il capitano del Toro a poco più di dieci minuti dal triplice fischio beffa lo svizzero dagli undici metri e imbuca indisturbato un rigore calciato perfettamente che al 79esimo vale il 2-2 e due punti in meno da portare a Milano per la capolista. "Avremmo potuto fare meglio", dice giustamente Chivu nel post-gara quando viene chiamato a rispondere anche sull'ennesima incomprensibile controversia arbitrale.
Parlare d'arbitri oggi conviene però poco e fa bene in tal senso l'allenatore nerazzurro che continua ad evitare il problema, quantomeno mediaticamente. Sul campo la decisione di Mariani lascia ancora una volta perplessi, non tanto - ancora - per la decisione presa al monitor quanto per la decisione presa dopo OFR che però cozza con le decisioni precedenti, andate, in situazioni analoghe, verso una direzione decisionale inversa. Ma tant'è e il tocco di Carlos Augusto per arbitro e VAR vale la massima punizione. Singolare che l'episodio accada proprio nel bel mezzo della shit-storm aperta dal caso Rocchi e altrettanto interessante sarà ascoltare la spiegazione in merito alla decisione di Mariani durante la prossima puntata di Open VAR. Mentre qualcuno prepara il giochino del gradito sì, gradito no intanto a far esplodere la lancetta del 'gradometro' (un gradometro che nulla centra col titolo alcolometrico) ci pensa Federico Dimarco. Il ragazzo di Calvairate continua a condire di record un'annata, arrivata di fatto ad un livello prime e ieri sera contro il Torino, il più educato dei mancini d'Italia ha messo a segno 17esimo e 18esimo assist, superando il Papu Gomez e scrivendo il suo nome sul più alto dei gradini del podio in questione: Dimash diventa il giocatore col più alto numero di assist serviti in una stagione nella storia della Serie A, abbattendo un ennesimo record che sottolinea ulteriormente la straordinaria stagione del figlio della Nord, re indiscusso di una zona di campo che oggi non trova eguali nel panorama italiano e allargando lo sguardo al resto d'Europa, con 18 assist, solo Olise e Bruno Fernandes quest'anno hanno fatto meglio del 32 dell'Inter.
La macchina macina numeri di Chivu però non giova esclusivamente del seppur ispiratissimo Federico Dimarco e al contrario gode anche di un Marcus Thuram davvero al top. L'aura emanata dal francese è degna delle migliori kamehameha e difatti anche contro i granata il Tikus scaglia la sua letale arma e infligge il suo 17esimo scores, che celebra con tanto di esultanza in pieno stile vintage da operazione nostalgia che fa da continuum all'esultanza di Como dedicata ad Henry. Se al Sinigaglia il riferimento era proprio al connazionale, quella di ieri contro il Toro riprendeva l'iconico gesto di "Sciuscià" ben noto e tanto caro agli interisti. Chissà se converrà col 9 di Chivu il buon Ciccio Moriero, solito lucidare gli scarpini a Ronie e ieri imitato dal Tikus, autore ancora una volta di un ciack metacinematografico da gran pezzo della letteratura calcistica italiana. Scena emblematica che fotografa al meglio la trasferta al Grande Torino dei nerazzurri, costellata sì da cose che andavano "fatte meglio", ma anche di insolita quanto comprensibile leggerezza d'animo. Leggerezza che oggi non è superficialità, ma serenità, spensieratezza e un pizzico di voglia di vincere dopo quasi quarant'anni uno scudetto sul campo del Meazza per un tripudio tutto nerazzurro lontano da techno e speculazioni e permettere al Biscione di chiudere il suo urobòro.
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