Buongiorno, o buonasera, a seconda del momento in cui state leggendo. Buongiorno e buonasera se avete aperto la pagina al mattino e dopo diverse ore non avete ancora finito. Innanzitutto ci tengo a ringraziare l'autore di questa colonna per lo spazio che qui mi concede, non è una cosa che capiti a molti di quelli come me. A meno che lui non abbia avuto tempo o nemmeno voglia, in tal caso mi aspetterei un minimo ringraziamento anche da parte sua. Ma veniamo a noi e al motivo per cui mi ritrovo adesso, come si dice dalle mie parti, con la penna tra le penne. Mi chiamo Guido, ho 39 anni e vivo a Milano da sette. Mi sono spostato da Bergamo, dove ho lasciato i miei genitori e altri parenti, fin dentro alla metropoli alla ricerca di nuove opportunità, che difatti qui ho trovato, ma ci torneremo più in là. Prima sono tenuto a raccontarvi i fatti di cui sono stato supertestimone, non soltanto oculare, perché in parte ho anche sentito quello che quei quattro farabutti si dicevano mentre imbrattavano il murale dedicato ai 110 anni della mia Inter. Erano circa le 3 di notte e io, come spesso faccio a quell'ora, mi trovavo a girovagare per Milano in preda alla mia insonnia (i rimedi li ho provati tutti, lo zolpidem, il temazepam, la passiflora che ho letto consigliata su un blog, ma l'unica cosa che riesce davvero a calmarmi è fare quattro passi tra le vie desertiche e oscurate della città). Così eccomi all'Isola, dove le mie meditazioni notturne vengono interrotte dal rumore di tre scooter. Si fermano proprio davanti a me, scendono quattro tizi incappucciati e dai volti non certamente rassicuranti, mentre io, che pare non sia stato notato dai quattro, mi allontano facendo qualche passo e mi nascondo dietro a un muro. "Duv'è Riccardo? Chillu sempri tardi arriva", sento dire in un accento calabrese da colui che dal tono e dall'autorità che traspare anche dalla barba sembra il capo. Si scambiano rapidamente sguardi d'intesa e iniziano a sparare della vernice rossa sul murale. A lavoro completato sento ancora il capo litigare con un altro: "Scemu! Inter tuttu minusculu duvevi scriverlo!". E poi: "Patrick, tu ca sii u chiù giuvani t'arrampichi e macchi puru Milito?". A un certo punto però a me viene il tremendo impulso di starnutire (in queste notti a Milano non è che il meteo sia proprio tropicale), loro mi sentono e messi in allarme dal mio triplo "etciù" si capiscono al volo: "Mister, che si fa?""Turnammu!", e fuggono insieme via sui loro scooter. Ora voi vi starete chiedendo perché non ho fornito questa mia testimonianza alla polizia, ma chi, vi domando invece io, al giorno d'oggi darebbe credito alle parole di un piccione? Vi dicevo della mia nuova vita cominciata qui a Milano. In Piazza Duomo non si sta per nulla male! C'è sempre tanto da mangiare, i turisti sono benevoli e ho fatto tante nuove conoscenze interessanti tra la mia specie. Diciamo che Bergamo non mi manca. E poi vuoi mettere la possibilità di seguire l'Inter svolazzando comodamente su San Siro, quando e come mi pare a me, senza la fatica del doversi organizzare da fuori per una massacrante Bergamo-Milano andata e ritorno? E non per vantarmi, ma noi piccioni i voucher per andare allo stadio ce li abbiamo illimitati.

Sezione: Il Calcio Parallelo / Data: Mar 27 marzo 2018 alle 00:10
Autore: Daniele Alfieri / Twitter: @DaniAlfieri
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