"È chiaro che poi quando ti trovi in quella zona lì ed il rametto ti finisce dentro all'occhio, ci si rischia di perdersi in errori anche banali...".
Il dottor C. dovette interrompere Spalletti: "Ma l'infezione all'occhio è passata!", e gli diede una pacca che lo fece rimbalzare sulla sedia. "Mi dica cosa si sente adesso".
Dopo essersi ricomposto Spalletti alzò la mano sinistra reggendola dal polso con l'altra: "Guardi, vede questo polpastrello qui? È un po' di giorni che mi si prude e mi fa male. All'inizio pensavo fosse un bracciale che mi pungeva, ma ora credo ci sia entrata qualche spina".
Il dottore teneva uno sguardo perplesso verso Spalletti. Scrutò per qualche attimo la mano e riferì: "Mi spiace ma in questi casi noi non possiamo fare nulla. Per il suo occhio abbiamo applicato del collirio. Ora, fosse un problema alla mano potrei ordinarle della pomata. Ma qui si tratta del polpastrello, siamo su un altro campo, non esistono medicine".
"Ma come, mi scusi...", rispose Spalletti schiarendosi la gola. "Il polpastrello non fa mica parte della mano? Non può darmi da mettere della normale pomata?".
"Assolutamente no!", cominciò a spiegare il dottore mimando con la penna disegni incomprensibili, "Il polpastrello è una cosa, la mano un'altra. Non possiamo fare applicare medicinali per la mano su una parte del corpo che non c'entra nulla. Ma lei ha studiato un po' il corpo umano a scuola?".
"Veramente io...".
"Anche nel calcio", proseguì il dottor C. senza dare il tempo della risposta a Spalletti, "e lei dovrebbe saperlo bene visto che c'è dentro in quell'ambiente lì, esiste il fallo di mano, ma se un giocatore tocca la palla con il polpastrello l'azione è regolare. Uno potrebbe anche percorrere tutto il campo da calcio palleggiando con il polpastrello e mettere la palla in porta sempre con il polpastrello. È consentito dal regolamento, nessuno lo vieta".
"No, guardi che...".
"Pensi al gol annullato a Dessena contro la sua Inter", continuò il dottore ammutolendo un'altra volta Spalletti che scoraggiato si guardò intorno nello studio, "secondo lei cos'è andato a controllare l'arbitro al VAR? Ovviamente se il capitano del Cagliari avesse segnato con la mano o con il polpastrello. Nel secondo caso sarebbe stato pareggio, perché il gol di polpastrello è consentito".
"Guardi, la ringrazio delle sue ricette", replicò Spalletti alzandosi in maniera vispa dalla sieda e offrendo l'altra mano per salutare il medico, "ma per me bandone chiuso. A voi medici vi si dice bravi, ma noi si va in Champions, e sono sicuro che il gol di polpastrello lì non lo convalidano", concluse con foga mentre digrignava i denti per sorridere. 
"Cliente felice, cliente soddisfatto", pensò ad alta voce il il dottore, e chiuse la porta del suo studio dietro di sé prima di andare a rivedersi alcune nozioni su un vecchio libro di anatomia.

All'uscita dalla sala Spalletti si accorse che sull'altro lato della strada Zanetti, vestito elegantissimo, lo stava salutando imitando ironicamente il gesto del VAR. Rise di gusto e ricambiò il saluto sventolando la mano che fino ad allora era rimasta indolenzita. D'un tratto si fermò: "Toh, m'è passato il dolore al polpastrello".

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Sezione: Il Calcio Parallelo / Data: Mar 2 Ottobre 2018 alle 00:10
Autore: Daniele Alfieri / Twitter: @DaniAlfieri
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