L’Inter ha un suo record, diciamo, peculiare: è la squadra delle sponsorizzazioni storiche. Il club nerazzurro, si sa è indissolubilmente legato al marchio Pirelli che ricopre da ormai 18 anni il ruolo di sponsor principale; ma c’è un altro accordo che dura ormai da 14 anni e che continua a dare grandi soddisfazioni sia all’Inter che allo sponsor interessato, ed è quello con Nike, che dal 1998 occupa stabilmente il ruolo di jersey sponsor del club nerazzurro. Un rapporto solido e importante, che proprio nel giorno della presentazione del nuovo accordo di sponsorizzazione raggiunto dalla casa dello swoosh con l’Olimpia EA7 Milano, FcInterNews.it ha avuto il piacere di approfondire con Andrea Rossi, general manager di Nike Italia.
Dottor Rossi, dopo l’Inter, l’accordo con l’Olimpia Milano. Segnale che per un brand come Nike è importante il legame non solo con le realtà sportive più importanti ma anche con quelle più radicate a livello territoriale…
“Sì è molto importante il legame col territorio, perché noi operiamo molto su Milano. Ma diciamo che obiettivamente l’Olimpia è qualcosa che va un po’ oltre la sua presenza cittadina, è una delle società che ha maggior tradizione e cultura di basket in Italia.
Per cui per noi è una partnership strategica dal punto di vista culturale, condividiamo cultura, valori e tradizione vincente del club. E’ una partnership importante, che ci piace”.
Parlando invece di Inter, è un rapporto che dura ormai dal 1998, con Ronaldo che iniziava la sua seconda stagione in nerazzurro, e che continua ancora oggi…
“Sì, diciamo che questa è una partnership che è iniziata nell’altro secolo, ed è una cosa che ci piace sottolineare. E’ una partnership forte, che si è consolidata negli anni, e che ci lega ancora di più alla città di Milano e come dicevo prima a squadre che hanno una tradizione fortissima in Italia, in Europa e nel mondo”.
Cosa rappresenta per Nike l’essersi legata ad una società come l’Inter?
“Per noi l’Inter è uno degli asset più importanti dal punto di vista mondiale, è una squadra che si sta espandendo molto anche in Asia e negli Stati Uniti. E’ un asset che per il nostro modo di fare comunicazione ci rinforza molto e ci dà un posizionamento forte nel calcio, come tutti gli altri asset importanti come ad esempio Barcellona, Manchester United e Juventus; sono territori per uno sviluppo importante per la nostra mission che è quella di portare la maggiore innovazione e tecnologia sul campo da gioco. Squadre, atleti servono a far crescere l’azienda, non solo a comunicare”.
E’ un momento molto difficile dal punto di vista socio-economico, e a risentirne è anche il mondo dello sport. Il fatto che l’Inter continui a rinnovare la fiducia nei vostri confronti, a volersi legare ancora a quelli che sono i valori del brand Nike, per voi è definibile come un punto d’onore?
“Sicuramente lo è, quando si incominciano a sviluppare queste partnership, più si consolidano e più vuol dire che la relazione è buona. Siamo soddisfatti di quello che stiamo facendo con l’Inter, così come di quello che stiamo facendo con la Juventus per restare in ambito italiano, o con tutte le altre squadre. Io credo che la sponsorizzazione specie per un brand tecnico come Nike non debba essere solo visibilità, ma anche crescere, lavorare insieme, condividere valori e obiettivi, svilupparsi anche commercialmente perché credo che adesso il calcio soprattutto in Italia abbia molto bisogno di questo, di costruire delle aziende intorno alla squadra. Si parla molto ad esempio di fair play finanziario, ma finché le squadre non hanno una struttura commerciale forte credo che quest’obiettivo rimane un’utopia se si vuole rimanere ai vertici”.
Detto in numeri prettamente commerciali, che fetta di mercato rappresenta l’Inter per Nike?
“E’ importante, ma non credo tanto per Nike quanto per l’Inter, che insieme a Milan e Juventus ingloba il maggior numero di tifosi in Italia. Il tifoso interista è un tifoso entusiasta, che la segue nei suoi momenti di gloria come nell’anno del Triplete quando l’Inter ha vinto tutto, ma anche oggi che si sta riavvicinando e spero che quest’anno possa riconsacrarsi tra le squadre di vertice d’Europa. E’ bello starci nell’ambiente Inter, c’è una bella energia e un bel mondo intorno ai nerazzurri”.
Quest’estate l’Inter poteva arrivare a Lucas, un giocatore che nelle idee della società sarebbe stato impiegato come uomo immagine per il mercato brasiliano. Invece è andato al Psg, altra squadra da voi brandizzata. Ma il fatto di non poter contare su un testimonial come lui, come fu a suo tempo Ronaldo, può essere visto come un’occasione persa? Quali potevano essere i ritorni effettivi che poteva generare l’arrivo del talentuoso brasiliano?
“Sicuramente Lucas è uno dei nuovi talenti, è sotto i riflettori da un po’. Ma non credo che possa essere definito un danno; l’Inter ha fatto le sue scelte, ed è comunque una squadra piena di campioni, anche di testimonial Nike noti in tutto il mondo. Gli asset che sono nella squadra per noi adesso rappresentano al meglio quello di cui abbiamo bisogno. E’ bello avere forze nuove, ma al momento non sentiamo la mancanza di nessuno”.
A proposito di forze nuove, tra quelle che ci sono attualmente all’Inter chi potrebbe essere un testimonial ideale?
“Ce ne sono tanti, non mi piace far nomi perché abbiamo un roster talmente grande e sparso in tutte le grandi squadre del mondo che andare a cercare quello che ci manca mi sembra una cosa in più”.
Il fatto che le società stanno ora puntando su giovani talenti quanto può essere funzionale anche alle vostre strategie di marketing?
“Beh, oggi più di una volta dove si lavorava più coi giocatori affermati è bello lavorare con quelli che noi definiamo ‘young talent’, cioè ragazzini che stanno arrivando, hanno molta energia e una bella immagine. Penso ad esempio a El Shaarawy, tra gli altri che stanno giocando qui in Italia, ma ce ne sono tantissimi in giro ed è bello averli. E’ stato un po’ il modus operandi di Nike sin dal passato, prendere giocatori da giovani come ad esempio Cannavaro, che son stati con noi da quando avevano 16 anni fino alla fine della loro carriera, e che sono poi diventati degli ‘ambassador’ di Nike anche nel momento in cui non sono stati più nel calcio di vertice o hanno abbandonato, come Maldini che è un altro testimonial cresciuto con Nike. Ci piace prenderli già da giovani inesperti per poi studiare con loro un cammino insieme”.
Giocate quindi molto sulle scommesse, quindi…
“Sì, se vogliamo chiamarle così. Diciamo che puntiamo molto sul talento dei giovani”.
L’Inter ha concluso un accordo per l’ingresso in società di investitori cinesi. Dal vostro punto di vista, che nuove opportunità si possono prospettare?
“Come dicevo prima, le società italiane secondo me sono estremamente forti dal punto di vista tecnico e della gestione della squadra, parlando di allenatori, team manager e direttori tecnici credo che siamo i migliori al mondo, inglesi e spagnoli su questo campo sono indietro a noi. Ma dal punto di vista della struttura societaria e della parte aziendale, invece, credo ci sia bisogno di darsi un nuovo assetto più consistente. Il fatto che ci siano nuove aperture con mercati importantissimi come quello cinese o statunitense dal punto di vista societario per me è un segnale estremamente importante, una pista che va sicuramente battuta”.
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