Ospite di Lilli Gruber a 'Otto e mezzo', in onda su La 7, Gabriele Gravina, presidente dimissionario della FIGC, ha parlato così del suo mandato da numero uno del calcio italiano che si è chiuso, di fatto, dopo la mancata qualificazione al Mondiale della Nazionale per effetto della sconfitta ai rigori nel playoff contro la Bosnia: "Le dimissioni sono state una mia scelta personale, avevo promesso che saremmo andati ai Mondiali ma purtroppo non ho mantenuto fede al mio impegno. E' stato giusto così. Non ritengo di aver fallito - dice chiaramente rispondendo alla domanda diretta della giornalista -. Se parliamo di piccoli episodi, certo, ho fallito, ma se vogliamo parlare dell'attività in tutte le sue forme e nei progetti realizzati, le nostra Federazione è tra le più apprezzate in Europa e nel mondo. Gli italiani attribuiscono alla Figc responsabilità che non ha, c'è confusioni di ruoli. Per tre volte non siamo andati ai Mondiali e lo schema è lo stesso, cercare un capro espiatorio. Tutti sono convinti che i giocatori della Nazionale dipendano dalla Figc, ma esistono i campionati, le Leghe e certe regole, leggi e statuti che bisogna rispettare. Avete presente il diritto di intesa? Sarebbe il cosiddetto diritto di veto, per di fatto impedisce di fare molte riforme. Non puoi attivare un meccanismo in questo senso se tutti non sono d'accordo".

Gravina, inevitabilmente, viene stuzzicato sul terremoto che ha scosso il mondo arbitrale dopo l''indagine avviata dalla Procura di Milano: "Perché siamo garantisti soltanto corrente alternata? Solo quando ci fa comodo. Dietro quel ruolo di designatore (l'ex designatore Gianluca Rocchi, ndr) c'è un uomo, una vita, una famiglia. Dovremmo essere garantisti, gli stiamo buttando addosso tanto di quel fango senza sapere nulla e non è corretto".

Sezione: Focus / Data: Mer 29 aprile 2026 alle 21:23
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.