Vidal, Aubameyang, Kumbulla, Tonali, Marcos Alonso, Kanté e persino Messi... Desideri e nomi uno dietro l'altro, ma il leitmotiv del mercato dell'Inter di quest'anno è uno e uno soltanto: fattibile economicamente e mirato. E se secondo Newton ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, secondo Jindong Zhang ad ogni entrata deve corrispondere un'uscita, uguale o contraria lo stabilirà Antonio da Lecce. Lo stesso che per la sua Inter avrebbe voluto e vorrebbe i vari Emerson Palmieri, Vidal, Kanté e non avrebbe certamente disdegnato il Leo di cui sopra. Ma non sempre volere è potere, lo sa bene il signore in panchina, e tra il volere e il potere ma ancor di più l'ottenere c'è di mezzo la crisi post-Covid, il blocco cinese, il Fair Play Finanziario e blablabla... Tutte robe di cui la mattina al bar se ne interessano davvero in pochi e tra un caffé e un quotidiano da sfogliare agli occhi rimbalzano soltanto i vari "Tonali-Milan è fatta", "operazione fuori dalla portata", "Aubameyang rinnova" etc etc etc.

E via che riparte il 45 giri. Ogni mattina in Italia, come sorge il sole, un interista si sveglia e sa che dovrà correre più del disfattismo e o verrà ucciso. Correre, esattamente quello che ordina Conte tra i campetti di Appiano, dove in questi giorni l'affollamento ha raggiunto i livelli dell'M1 alle 8.30 del mattino. Al Suning Training Center sono tutti presenti, Steven compreso, che nella giornata di ieri ha fatto visita alla squadra per trascorrere del tempo con giocatori e allenatore, con l’intento di far sentire quella “vicinanza” tanto bramata. 
Steven, Steven delle mie brame quale sarà l’organico del mio reame? Suggerisce lo sguardo di Conte che un po’ come la matrigna di Biancaneve si interroga convulsamente in attesa di risposte. Alla ricerca della bellezza eterna la seconda, alla ricerca della vittoria eterna il primo. Dopo Villa Bellini però non sono ammesse brame e i punti del 25 agosto restano all’ordine di ogni giorno: ad ogni entrata deve prima corrispondere un'uscita. Uguale e contraria.

Contraria purché non faccia contrariare nessuno ed evitare di tornare al punto di partenza, esattamente come tutti “i problemi” tornati alla base di partenza. Da Dalbert a Joao Mario, passando per Nainggolan e Perisic. Gli esuberi che nella passata stagione erano stati stanati ma soltanto con termine di scadenza e ai quali si sono aggiunti i nuovi uscenti, comunemente definiti “in caso di offerta potrebbero partite”. Il taccuino di Marotta è non a caso colmo di giocatori a cui trovare la sopracitata offerta, intralcio fondamentale da sgrovigliare per sbloccare lo step successivo. Piazzare Brozovic per arrivare a Kanté, per esempio. 

Brozo? Sì, Brozo. Perché un big in entrata presuppone altrettanto in uscita e per la legge della dinamica interista tutti sono sacrificabili sull’altare della spending review. Il tutto a dispetto delle smentite mosse dal croato che nel frattempo ha ritrovato l’amico Radja, con il quale si diletta in challenge di stile e il connazionale ritornato dalla Germania. Entrambi annoverabili alla categoria dei grattacapi di cui deve occuparsi Marotta. Nel frattempo ad Appiano gli animi sembrano piuttosto sereni e persino gli incerti vivono con ilarità l’addestramento pre-season di Conte.

Una pre season che martedì prossimo vedrà il suo primo check nell'amichevole ormai diventata un classico di precampionato contro il Lugano, sfida che potrebbe dare qualche sprazzo di pragmatismo contiano. Il tutto mentre si attende la chiamata da Barcellona che possa alleviare le brame del condottiero dalla t-shirt gialla, rendendo la sua Inter un modello di quell’esuberanza che non rimanga tale soltanto sul mercato.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 13 settembre 2020 alle 00:00
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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