Al solo suono del nome di Luciano Spalletti di questi tempi sul volto di tutti i tifosi interisti nasce un sorriso spontaneo, compiaciuto. Un sorriso figlio della consapevolezza di avere davvero uno dei migliori allenatori del panorama europeo in panchina, un uomo capace di risolvere le grane della squadra. Insomma, un vero Signor Allenatore.
Quando a luglio ha iniziato il suo lavoro, Spalletti si è subito reso conto di avere tra le mani un ottimo potenziale, giocatori capaci e bravi che senza dubbio alcuno non avevano reso come era lecito aspettare che facessero. Capaci, bravi, ma con diversi problemi da risolvere, generati da annate troppe annate storte, troppi campionati partiti con tanti proclami e troppo presto visti sfumare. Per questo Spalletti è ripartito dalla basi, chiedendo ai suoi di essere di nuovo un gruppo, di lavorare di e per la squadra prima di tutto. E' ripartito dall'attenzione difensiva, dal concetto base che la cosa più importante è prima non prenderli, poi farli. Così ha creato una squadra che dopo 13 partite è seconda, a due punti dal Napoli e davanti perfino alla Juventus.
Dopo quasi 5 mesi di lavoro, la sensazione è che adesso Spalletti sia pronto a partire con il suo calcio: che il bello debba ancora venire. Un indizio ce lo dà lo stesso Luciano, che dopo la vittoria contro l'Atalanta ha fatto capire con quale filosofia abbia lavorato fino ad ora: l'Inter non ha praticamente mai cambiato formazione, sia perché la squadra ha dimostrato di stare bene, ma anche perché Spalletti voleva dare certezze, voleva far sentire alcuni giocatori di nuovo importanti e in grado di giocare titolari nell'Inter, anche al netto di qualche errore. Ed ecco che Gagliardini diventa titolare, e ogni settimana sa che lo sarà anche quella dopo: questo trasmettere sicurezza nei propri mezzi, permette di giocare più sereni e, di conseguenza, alzare il livello delle proprie prestazioni. E come lui Nagatomo e D'Ambrosio, due che carichi di fiducia hanno fatto un passo in avanti importante, se non addirittura sorprendente.
Il bello, appunto, deve ancora venire però. Lo ha detto Spalletti stesso: "Da qui in avanti adesso dovremo inserire 4-5 nuovi titolari per dare un'ulteriore spinta alla squadra". I nomi sono quelli di Joao Mario, Brozovic, Cancelo e Dalbert, oltre magari al giovane Karamoh. Il primo nella girandola di cambi è stato Santon, domenica lanciato un po' a sorpresa titolare e artefice di una buona partita. Il modo di giocare dell'Inter cambierà, perché il calcio di Spalletti è diverso da quello visto fino a questo momento. Contro l'Atalanta a tratti si è passati al 4-3-3, Perisic e Candreva spesso si sono scambiati e accentrati, Vecino a tratti si è allargato, D'Ambrosio ha spinto con maggiore costanza, Gagliardini è arrivato più volte al tiro. Spalletti ci ha sempre fatto vedere, negli anni di Udine prima e di Roma poi, un calcio spumeggiante, frizzante, fatto di ripartenze lampo e attimi di gestione del gioco. La sensazione è che verso questa strada andrà anche l'Inter, pian piano troverà il gioco di Spalletti e diventerà a tutti gli effetti una sua squadra. Come ad un bambino delle elementari a cui si insegna a scrivere, Spalletti ha voluto far ripartire la squadra dall'alfabeto, dalla costruzione della frase e dalle regole grammaticali prima di pensare di poter scrivere un bel tema. La sensazione è che il tutorial sia stato ormai compreso, è che Spalletti possa pensare di iniziare a divertirsi da adesso.
Autore: Matteo Serra / Twitter: @MattSerra5
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