Sul debutto di Stramaccioni come nuovo allenatore dell'Inter, e più in generale di questa sua prima settimana come successore di Claudio Ranieri si è detto di tutto di più. Certo, debutto più emozionante e più rocambolesco, probabilmente, il tecnico romano di San Giovanni non se lo aspettava nemmeno nei suoi sogni migliori (o incubi peggiori, a seconda dei punti di vista): colpi di scena, grandi giocate, bei gol, Milito che riempie per bene la casella dei gol al Genoa, sua ex squadra, senza mai esultare; qualche pecca difensiva ancora da correggere.  E poi, quei quattro rigori fischiati dall’arbitro Valeri, che hanno fatto dire al nostro nuovo mister “Quanto so’ fortunato…”, con tutto lo humour e la leggerezza di chi comunque è conscio di essere ancora nel bel mezzo di un sogno.

E’ ancora l’Inter di Stramaccioni? Mah, forse no, o meglio non del tutto: in pochi giorni qualche dogma del suo gioco Strama lo ha inculcato nei suoi nuovi ragazzi: passaggi veloci, un tocco e via, grande interscambio tra i ruoli soprattutto in attacco, grande cura degli schemi nei calci piazzati, come ha testimoniato quel corner sul quale Chivu si è trovato solo soletto davanti a Frey: fosse riuscito a trovare la coordinazione giusta, probabilmente sarebbe venuto giù lo stadio perché il romeno stava tirando fuori dal cilindro un coniglio spettacolare… E volendo, quel gol di Samuel con assist di Lucio non è un inedito, visto che qualche giorno fa Spendlhofer impacchettò per Kysela un regalo simile. Chiaro, in quattro giorni non si rivoluziona una squadra, e qualche difettuccio c’è, ma insomma le sensazioni sono buone, anche nella reazione di alcuni degli uomini schierati in campo.



Ecco, gli uomini schierati in campo: questo il punto focale del discorso. Perché se c’è una persona che da questa partita esce senz’altro rinfrancato nello spirito, è proprio uno di questi. Dite la verità, in quanti hanno storto il naso di fronte allo schieramento di Mauro Zarate nell’undici titolare? Beh, immagino tanti… e forse ne avreste avuto ben donde in principio, visto che Maurito mancava dalla gara di andata di Champions col Marsiglia, non giocava dal primo minuto da Siena, e più in generale si trova ormai da tempo con le valigie sulla porta. Eppure, l’argentino ha detto, anzi, tweettato, di voler ancora dare tutto per questa maglia finché l’avrà indosso, e domenica è stato di parola: corsa, scatti, recuperi, grinta; vorremmo dire anche assist ma quelli sono arrivati col contagocce, però è arrivata la cosa più importante, il gol. E che gol, una grande azione personale a ubriacare Mesto e piazzare la palla lì dove per Frey era più lontano con uno splendido tiro a giro. Poi, l’esultanza gioiosa, liberatoria, per uno squillo forse ormai tanto inatteso quanto bello.

Quasi certamente, non cambierà nulla in merito alla sua situazione: Zarate non sarà riscattato e tornerà alla base Lazio a meno di clamorosi colpi di scena. Ma intanto, invece di arrovellarci sul futuro, pensiamo al presente, al fatto che se anche Mauro l’emarginato riesce a scuotersi e a trovare la sua prima rete a San Siro, allora, forse, qualche segnale di una nuova piacevole brezza, l’ideale per spazzare settimane di nubi nere. Vento che però a Barcellona rimane sempre lo stesso, come si è visto ieri: un tornado che continua a travolgere chiunque si presenti davanti alla meravigliosa compagine catalana. Messi e compagni hanno conquistato la loro quinta semifinale di Champions consecutiva; negli ultimi anni, solo una squadra è riuscita a farli piangere. Ricordate quale?
 

Sezione: Editoriale / Data: Mer 04 aprile 2012 alle 00:01
Autore: Christian Liotta
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