Adesso è ufficiale. Il calcio italiano è pronto per ripartire. Ecco quindi di nuovo Coppa Italia prima e Serie A poi. Senza tifosi allo stadio, ma pur sempre con 22 (e più) giocatori vogliosi di darsi battaglia per conquistare la vittoria.

Sinceramente quest’oggi non mi va di soffermarmi sul fatto che sia giusto o sbagliato tornare in campo. Né tantomeno sui tecnicismi delle regole imposte per eventuali quarantene. Preferisco parlare – anzi scrivere - di quel che sarà. O quantomeno di quello che potrebbe essere.

Gli imminenti mesi infatti rappresentano un’eccezione storica per le competizioni di questo bellissimo sport. Un qualcosa che sarebbe interessante studiare anche a livello antropologico, sociologico e psicologico nei prossimi anni.

La spiegazione di base è elementare. Solitamente il campionato è una sorta di maratona. E vince che arriva in fondo dopo una gestione oculata di tutto il tragitto. Partire sparati – e ne sanno qualcosa l’Inter di Mancini e Spalletti – può farti illudere. Se i risultati arrivano troppo tardi altresì può restare l’amaro in bocca per quel che sarebbe potuto essere, ma non è stato. 

Nell’arco di una normale stagione, sviluppata sui canonici 9 mesi, ci sono sempre momenti positivi e negativi. Si deve essere bravi a gestire tutte le situazioni. Senza esaltarsi quando le cose vanno bene, né buttarsi giù dopo un paio di sconfitte. Ovviamente anche la preparazione fisica tiene conto del periodo di attività. E i giocatori, a seconda dei dettami imposti, vivranno periodi di grande forma antitetici a gare in cui invece non riusciranno nemmeno a toccare la palla. 

Tuttavia oggi dobbiamo mettere da parte la normalità. Proprio perché ci troviamo dinnanzi ad un periodo straordinariamente non ordinario, da intendersi come mai vissuto prima. Niente più maratona, ma sprint sui 100 metri.

Quello che conoscevamo non vale più. Se tutto andasse bene, si dovrebbe giocare – in ambito Nazionale – solo per due mesi. E allora, classifica alla mano tutto può davvero succedere. 

Ad inizio stagione avevo fissato l’obiettivo per i nerazzurri in un tranquillo approdo in Champions League. Un piazzamento in carrozza che avrebbe certificato un upgrade della squadra di Conte. 
Adesso però credo sia giusto alzare l’asticella. Attenzione: nessuno pretende che l’Inter debba vincere la Serie A. Ci mancherebbe. Se gli avversari saranno più bravi, tanto di cappello. Ma la squadra nerazzurra attuale può giocarsela contro chiunque. I punti di distacco dal vertice sono 9. Ma con una partita in meno e con un Juve-Lazio da giocare, in un battito di ciglia la distanza dal primo posto potrebbe tranquillamente essere di soli 4 (o 3) punti.

E allora perché non provarci? Perché non tentare di dare tutto e sognare un obiettivo francamente utopistico lo scorso settembre?
Tutti sostengono che lo Scudetto sia una questione tra Juve e Lazio. Per me non deve essere così. Anche l’Inter deve meritarsi di giocarsela sino in fondo.

VIDEO - L'ULTIMO ACUTO DI ETO'O: DOPPIETTA E COPPA ITALIA IN BACHECA

Sezione: Editoriale / Data: Ven 29 maggio 2020 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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