Pensieri e parole di una calda serata di inizio maggio, la prima da tanti anni a questa parte con i tifosi interisti che hanno dovuto fare da spettatori a una festa altrui nelle vie di Milano: dopo cinque anni, la maglia nerazzurra non avrà più lo scudetto a farle da prezioso ornamento, passando sulle maglie rossonere dei cugini del Milan, che invece lo vedevano da sette anni come un lontano ricordo. Nel mio tragitto verso lo stadio e al ritorno, ho pensato che Milano così ritinta di rosso e di nero sì, mi faceva uno strano effetto, dopo tanti anni in cui mi ero assuefatto a vedere nero e blu troneggiare sui balconi. Ma tant’è, non è più tempo per le recriminazioni; e poi, del resto, il presidente del Milan ha ragione a dire, riferendosi a Moratti, che “una volta per uno non fa male a nessuno”. Anche se il conto degli ultimi anni è 5-1 per noi…

Pensieri e parole di una partita, quella con la Fiorentina dell’acclamato ex Mihajlovic, vinta in maniera anche agevole, con pochi brividi se proporzionati rispetto a quelli a cui l’Inter ha abituato tutti noi. Certo, qualcosa da rischiare c’è stato ancora, anche con brividi fatti in casa come quando Lucio si dribbla da solo favorendo il blitz in contropiede di Mutu. Ma comunque, si può dire senza timore di smentita che è andata bene, anche considerando le rivisitazioni della formazione messa in campo da Leonardo. E che soprattutto questa vittoria vale il decimo anno di Champions consecutivo, record per un'italiana.



Pensieri e parole dedicati a Philippe Coutinho, che quest’oggi ha tirato fuori il proverbiale coniglio dal cilindro. Bravo Pippo, tornato titolare a San Siro dopo la partita col Palermo e protagonista di un match agli antipodi rispetto a quello coi rosanero: volitivo, attento, grintoso, mette subito due palloni deliziosi per Pazzini e rischia di festeggiare già nel primo tempo se non perdesse l’equilibrio. Poi cala nella ripresa, non senza provare a immolarsi coi suoi mezzi fisici non certo colossali aiutando i compagni in difesa (è così difficile dargliene merito?), fino a quando arriva la gemma: una punizione disegnata col compasso a bruciare Boruc e a spegnere le speranze viola rialimentate dal gol di Gilardino. Se questa era per lui una prova d’appello, si può dire che l’ha superata a pieni voti.

Pensieri e parole di una notte un po’ così, successiva al weekend della sbornia rossonera. Che mi ha fatto però pensare anche un’altra cosa, e cioè che l’Inter adesso deve cercare subito di riprendere il filo del discorso: la prossima stagione, indubbiamente; ma perché no, anche provando a vincere il 29 maggio la Coppa Italia magari proprio a danno dei rossoneri qualora fosse derby in finale. Senza dimenticare che già sabato sarà stracittadina anche per le squadre Primavera. Spareggio in tutto e per tutto tra Inter e Milan, una vittoria a testa in campionato: vincere vorrebbe dire volare in Toscana per la Final Eight scudetto a dispetto dei ‘cuginetti’; com’è come non è, a mio modo di vedere è pur sempre una soddisfazione.

I bonus, insomma, non mancano, per provare uno sgambetto finale contro chi a torto sabato ci ha bollati con l’etichetta “zeru tituli”, dimenticando Supercoppa Italiana e Mondiale per club (parlando di Primavera, mettiamo dentro anche la Viareggio Cup). Ma non chiamatela eventuale sogno, vendetta o ossessione: eventuale soddisfazione va più che bene.
 

Sezione: Editoriale / Data: Lun 09 maggio 2011 alle 00:01
Autore: Christian Liotta
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