Per Antonio Conte e Arturo Vidal l'appuntamento di domenica sera rappresenta la grande occasione per (provare a) guadagnare la fiducia di gran parte del mondo interista. I cancelli di San Siro apriranno la strada alla Juventus, in un big match che dirà molto sulla possibile storia del campionato e che rappresenta una grande ed importante fetta del passato dell’allenatore salentino e del centrocampista cileno, da tanti etichettati come 'juventini', 'gobbi', 'intrusi' o addirittura 'infiltrati' nell'universo nerazzurro. Discorsi in cui spesso e volentieri è finito con estrema facilità anche il nome dell'a.d. Beppe Marotta.
L'arrivo di Conte sulla panchina del Biscione ha fatto storcere il naso a molti sin dal giorno zero. Nel video di presentazione griffato Inter Media House era lo stesso tecnico a chiedersi 'Perché proprio io?', provando poi ad anticipare le motivazioni che l'avevano spinto a sposare il progetto di una storica rivale della Vecchia Signora come la Beneamata. Lo stesso effetto, in linea generale, è stato causato anche dallo sbarco a Milano del Guerriero ex Barça, che dopo le esperienze europee tra Germania e Spagna è tornato in Italia e ha raggiunto il suo fedelissimo compagno d'avventura sotto i colori di una bandiera che prima rappresentava solo odio e competitività.
È però giusto guardare pure l'altro lato della medaglia: sono infatti numerosi anche gli esponenti bianconeri che non hanno minimamente digerito il tradimento di un ex capitano (come Conte) diventato poi il condottiero di numerosi Scudetti, così come quello di uno dei principali trascinatori (come Vidal) di quella Juventus che ha dominato per tanti anni in Italia. Nella parentesi a Torino, e proprio sotto la gestione dell'ex c.t. della Nazionale, si è apprezzato il miglior King Arturo: ruvido, aggressivo e prezioso quando si trattava di difendere; preciso, letale e bomber aggiunto quando c'era da attaccare e fare male all'avversario.
A distanza di anni le caratteristiche del 33enne sudamericano non sono cambiate, ma le prestazioni all'ombra della Madonnina sono diametralmente opposte a quelle viste sotto la Mole, nonostante sia arrivato qualche segnale di crescita nell'ultimo periodo come la performance di Firenze arricchita dal primo gol in nerazzurro. Conte, invece, ha parzialmente cambiato l'atteggiamento (basti pensare che nel 2014 non ci mise troppo a salutare la 'sua' Juventus per il mancato acquisto di Juan Cuadrado, mentre a questo giro - anche causa Covid - ha deciso di abbassare la testa e di 'accettare' il diktat imposto dalla proprietà) e la comunicazione che l'ha reso singolare per schiettezza e lamentele, spesso evitabili per il bene e la serenità dell'ambiente circostante.
Ma Conte e Vidal sono questi: prendere o lasciare. Il primo è a dir poco ossessionato dal concetto di 'vittoria', il secondo è un leader che a Milano sta faticando ad imporsi ma che nonostante tutto si dimostra fiducioso per il futuro a suon di promesse social ("Ne faccio uno e poi ne metto 10" la replica su Instagram a un tifoso che chiedeva i suoi gol). E ora, dopo la prima gioia nerazzurra - e con la Juventus in arrivo -, ci si aspetta che la promessa venga mantenuta.
Insieme, Antonio e Arturo hanno alzato al cielo tanti trofei e messo fine al dominio dell'Inter, che alla fine del primo decennio degli anni Duemila era reduce da uno storico Triplete e da diversi Scudetti consecutivi riposti ordinatamente in bacheca. Ora il Biscione sogna di tornare a vincere come in passato, con in panchina e in campo chi il passato vuole dimenticarlo (o almeno accantonarlo) per spodestarlo dal trono. A partire da domenica sera. Conte e Vidal: la grande occasione è servita.
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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